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Usmate, la maggioranza si spacca. Lettera di tre consiglieri

Usmate, la maggioranza si spacca. Lettera di tre consiglieri

14 Giugno 2018

Strappo all’interno della maggioranza ad Usmate Velate. Con una lunga lettera i consiglieri Valeriano Riva, Ivana Mongelli e Alessio Penati spiegano le motivazioni per cui prendono le distanze dal sindaco.

Riportiamo il testo integrale della lettera:

“La Lista civica “Per Usmate Velate Marilena Sindaco” è nata dopo un accordo sul programma da presentare ai cittadini, raggiunto dopo confronti e discussioni, necessari per un gruppo che si proponeva di diventare un punto di riferimento per le varie realtà del paese, attraverso l’instaurazione di un dialogo costante con le stesse. E’ chiaro che il rapporto con i cittadini, per risultare efficace, presupponeva che tutti i consiglieri fossero operativi sul territorio nei vari settori, anche con deleghe ad hoc, e che gli stessi condividessero esperienze e problemi rilevati, al fine di arrivare a decisioni amministrative ben ponderate e collegiali.

I cittadini hanno dato una grande fiducia all’intera lista: alle elezioni la proposta programmatica ha ottenuto uno straordinario consenso diffuso; i componenti del nostro gruppo hanno contribuito in modo significativo a questo successo al punto che su cinque candidati della lista “Per Vivere Usmate Velate” ben quattro sono stati eletti. Si pensava che il riconoscimento che ci era stato dato dai cittadini stessi, attraverso il voto, fosse riconosciuto e valorizzato da tutta la lista, invece sin dall’inizio si è compreso che la condivisione e la trasparenza da noi considerate alla base dell’accordo, non avevano la stessa importanza per altri componenti della maggioranza.

Dopo 4 anni di amministrazione dobbiamo dire che il divario tra “un noi e un loro”, che all’inizio sembrava di poco conto e che davamo per scontato sarebbe stato superato, per varie ragioni si è accentuato sempre più, portando a incomprensioni e contrasti, a volte profondi, a posizioni a volte diametralmente opposte.

Pur se in modo non esaustivo, elenchiamo di seguito le principali cause:

• Un modo di amministrare condiviso sin dal principio delle idee è stato più volte richiesto, proponendo di condividere linee guida e obiettivi, lasciando poi alle persone preposte (assessori e/o consiglieri delegati in collaborazione con gli uffici di competenza) la concretezza e l’attuazione delle linee progettuali. Purtroppo nel corso degli anni di amministrazione sono rimaste solo proposte espresse e scarsamente, se non per nulla, recepite lasciando spazio a proposte definite su tavoli molto più ristretti e quasi mai condivise.

• La condivisione delle varie scelte amministrative è stata inoltre molto discontinua e quasi sempre la totalità dei consiglieri è stata informata degli argomenti solo pochi giorni prima dei Consigli comunali, quando non era più possibile approfondire le motivazioni delle scelte stesse e, soprattutto, apportare eventuali modifiche migliorative alle delibere previste. Non solo, questo modo di fare ha avuto come esito uno scarso dialogo con i cittadini, proprio per la mancanza agli stessi consiglieri delle informazioni necessarie.

• I punti prioritari del programma e i problemi da affrontare sono stati appannaggio di pochi e alla maggior parte dei Consiglieri veniva solo chiesto di accettare le decisioni ormai prese e considerate irrevocabili.

• La completa trasparenza di alcune proposte non è stata sicuramente uno dei pilastri fondanti del gruppo di Maggioranza. Alcune proposte discusse e ridiscusse hanno preso di volta in volta interpretazioni differenti, motivazioni sempre diverse senza mai avere finalità condivise.

• Le Commissioni consiliari permanenti, che riguardano l’una la cura e la tutela del territorio e l’altra gli argomenti di carattere istituzionale, sono state ridotte a semplici comunicazioni di decisioni già prese, svuotandole di ogni funzione. La commissione per il territorio è stata convocata sporadicamente nel corso dei primi mesi, per poi non essere mai interpellata né quantomeno coinvolta. La commissione affari istituzionali è stata spesso convocata con regolamenti “blindati” che “non potevano essere modificati” e, nel caso di richieste di modifiche, queste non venivano mai considerate e discusse dalla giunta. Che senso possono avere delle Commissioni che non servono a nulla? Eppure l’esempio del lavoro delle commissioni unificate per la revisione dello Statuto avrebbe dovuto spingere in un’altra direzione: il lavoro delle persone coinvolte (di maggioranza e opposizione) ha permesso di snocciolare nel dettaglio, di percorrere un cammino di confronto costruttivo con un risultato condiviso sempre da tutti (dati i continui ritorni alla giunta e al sindaco sui progressi del processo di revisione)

• Le scelte fatte in questi anni, o meglio la scelta dei progetti da portare sul tavolo della Maggioranza, sono state solamente tentativi di operazioni tese ad ottenere visibilità agli occhi dei cittadini, operazioni quindi “di facciata”, senza alcun obiettivo di soluzione di problemi strutturali o di punti di maggiore priorità all’interno del Programma di Lista condiviso inizialmente.

• Alcune deleghe date ai consiglieri si sono rivelate anch’esse “vuote”, ovvero scritte solo sulla carta, perché in realtà non si è potuto operare per “mancanza di fondi” o meglio per scelta di allocare risorse finanziarie su capitoli del bilancio differenti, quindi fondi esistenti e capitoli con copertura economica per altre iniziative non condivise. Inoltre non sempre i consiglieri con delega hanno potuto effettivamente seguire le operazioni previste, poiché in realtà le stesse venivano dirette da altre persone, senza peraltro esserne coinvolti o quanto meno informati.

• La salvaguardia del territorio in questi quattro anni non è stata presa in considerazione. Si è tentato di concedere la cementificazione di alcune zone del nostro territorio con il solo obiettivo di ottenere grosse entrate economiche. Inoltre, si è perfino proposto nuovamente un progetto già bocciato dall’amministrazione precedente, con motivazioni condivise a suo tempo. La filosofia che sottende tale comportamento, è che il territorio non ha lo stesso valore per la nostra lista e l’intera maggioranza, che per taluni si può anche svendere, purché ci siano entrate, che permettano non di risolvere problemi dei cittadini, ma che possano finanziare interventi, che abbiamo già definiti di inferiore priorità. Per nostra fortuna, e crediamo per una buona parte della cittadinanza, grazie all’opposizione di alcuni consiglieri si è riusciti a bloccare lo scempio del territorio… purtroppo certezza solo attuale, ma per la quale non possiamo garantire nel futuro…

Allo stesso tempo non vogliamo dimenticare alcuni passaggi condivisi sia nella realizzazione che nell’attuazione, quali (a titolo di esempio non esaustivo) il bilancio partecipato, i percorsi di approvazione del bilancio in tempi consoni a poter operare al meglio, gli adeguamenti della value proposition della Casa Famiglia al fine di continuare ad operare con uno dei nostri punti di eccellenza, lo sviluppo del Piedibus, l’incremento della raccolta differenziata, l’offerta di proposte culturali.

In conclusione: le posizioni distanti, e a questo punto insanabili, su come voler amministrare il Nostro Comune, le diverse priorità sugli obiettivi del programma sottoscritto congiuntamente, la mancata condivisione con coinvolgimento dal basso (dai cittadini alle commissioni al solo gruppo di Maggioranza) ci hanno portato a pensare pesantemente sul nostro ruolo come Amministratori, giungendo ad una conclusione, meditata, ponderata e condivisa: a questo punto pensiamo di non poter tollerare oltre questa situazione, nella quale non ci sono le condizioni per lavorare con serenità ed efficacia per il bene della comunità.

Dichiariamo quindi di dissociarsi dal gruppo di maggioranza che guida il paese, formando un gruppo autonomo denominato “Per Vivere Usmate Velate” e rimettendo nelle mani del sindaco le varie deleghe ricevute. Continueremo a vigilare sull’operato della Giunta, a seguire il programma sottoscritto all’inizio di questo mandato ritenendoci completamente liberi di approvare o bocciare provvedimenti che non ne seguiranno le linee guida o gli obiettivi dello stesso.”

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Fonte Esterna
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