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Monza, piazza Roma piena per la "Lectio Magistralis" di Sgarbi

Monza, piazza Roma piena per la “Lectio Magistralis” di Sgarbi

22 Giugno 2018

Cinquecento persone, forse anche qualcosa di più, hanno riempito piazza Roma a Monza per la lectio magistralis del critico d’arte, e politico, Vittorio Sgarbi sulle bellezze artistiche del capoluogo della Brianza.

Il leader di Rinascimento, movimento di centrodestra a metà strada tra Forza Italia e Lega nord, è arrivato in città nel tardo pomeriggio per presentare alla Feltrinelli l’ultimo libro di Giampiero Marrazzo, dopodiché è stato convinto a visitare i Musei civici, “scrigno” di tesori artistici che raccontano la storia del territorio inaugurato 4 anni fa e che lui non aveva ancora esplorato nella sua eterna ricerca e valorizzazione del patrimonio culturale nazionale.

Sul palco allestito di fianco all’Arengario il deputato emiliano è stato accolto dal sindaco Dario Allevi e dall’assessore alla Cultura, Massimiliano Longo, colui che a fine 2017 aveva avuto l’intuizione di riportare il critico d’arte a Monza per una lectio magistralis.

 

Sgarbi, in forma smagliante nonostante il caldo torrido del solstizio d’estate, ha intrattenuto il pubblico brianzolo per quasi un’ora, dedicando i primi minuti all’attualità politica. “Voglio dare una diversa interpretazione della parola populista – ha esordito – Populista è per me chi va incontro alle esigenze del popolo, che in questo momento sono la difesa della propria sicurezza e identità. Questo governo che vuole schedare i rom è razzista? Ma i progressisti che lo accusano hanno le colf e le badanti filippine e ucraine o rom? Perché se non hanno colf e badanti rom allora siamo tutti razzisti nei loro confronti… Questa piazza piena di gente, del popolo, è una piazza populista: quindi viene data un’accezione negativa a chi ama la cultura, la bellezza, la storia… Purtroppo la cultura italiana è assente totalmente dal programma anche di questo governo. Eppure la vita spirituale è non meno importante della vita materiale. Per vita spirituale si intende praticamente la religione, che in Italia è il cristianesimo. Io mi sento fortunato di essere italiano e di essere cristiano. Dobbiamo  difendere la nostra cultura. E la famiglia, che è una sola, quella con un padre, una madre, un figlio”.

 

 

Dopo una battuta sul sindaco di Roma (“è una figura patetica… Se lei è una politica io sono un eschimese”) Sgarbi ha attaccato con la vera e propria lectio magistralis: “Se siete qui è perché avete il desiderio di identificarvi in qualcosa che appartiene alla vostra città. Oggi ho visitato i Musei civici, che non conoscevo. Ci sono opere che raccontano una storia importante. I musei in Italia sono spesso vuoti, principalmente perché costano e hanno orari sbagliati. I musei devono essere gratuiti e aperti la sera, non alla mattina quando  la gente lavora o va a scuola. A Sutri, dove sono appena stato eletto sindaco,  lo terrò aperto dalle 6 alle 23: non c’è bisogno di tenere una persona fissa nel posto, ma basta che qualcuno lo vada ad aprire quando ce n’è la richiesta.

Noi italiani dobbiamo ringraziare i preti che hanno mantenuto le nostre opere per secoli. A Monza ci sono capolavori assoluti, non solo a Parigi. A cominciare dal dittico di Stilicone, un’opera d’arte bizantina in avorio concepita nel 400 dopo Cristo, custodita nel Museo del Duomo. Cose di questo valore si possono ammirare al Partenone, in Grecia. Nella sua semplice immagine simboleggia la fusione tra potere temporale e potere spirituale. Poi abbiamo la croce di Agilulfo, della fine del VI secolo: una croce che non è di sofferenza, ma di bellezza che ha cambiato il mondo.

La facciata del Duomo è un prototipo di quella del Duomo di Milano. Del XIV secolo, concepita da Matteo da Campione, mostra un verticalismo che sembra toccare il cielo di Dio. Il rosone di Stefano De’ Fedeli, attraverso la luce esterna, appare all’interno completamente diverso grazie ai vetri colorati, come se Dio parlasse a chi è dentro la chiesa. Nel Museo del Duomo c’è anche una formella in ceramica della Via Crucis di Lucio Fontana realizzata prima dei famosi tagli sulla tela: era già un’opera moderna con la scomposizione del corpo di Cristo. Negli affreschi degli Zavattari della Cappella di Teodolinda, del 1445 dunque del tardo gotico, c’è il sogno, l’utopia, una dimensione onirica della vita dell’epoca della regina. Nel transetto meridionale c’è un affresco dell’Arcimboldo, una delle opere più importanti del 1500 in Lombardia.

Ai Musei civici un altro importante affresco, attribuito al manierista Giuseppe Meda, del 1564: è il Compianto sul Cristo morto con San Giovanni Battista; poi un quadro di Angelo Inganni che rappresenta la Contrada Nuova di Monza, ossia lo spazio democratico dell’Arengario; e la scultura Leda col cigno di Arturo Martini, del 1925, un’opera primitiva, uno dei capolavori dell’arte italiana déco degli anni Venti; il quadro Dal lavoro – Il ritorno dalla filanda di Eugenio Spreafico è una sorta di Quarto stato, ma dipinto 10 anni prima, perché raffigura la realtà quotidiana del lavoro di allora; segnalo inoltre l’acquerello La Signora di Monza, cioè la Monaca di Monza, di Mosè Bianchi, e le opere di Pompeo Mariani.

 

Il monumento più famoso della città è però la Villa Reale – ha proseguito Sgarbi – con la volta della Cappella del Piermarini, l’architetto della Scala di Milano, la Rotonda di Andrea Appiani, il primo grande artista neoclassico, la Sala à Manger decorata da Giocondo Albertolli, il Salone delle Feste, il Teatrino di Corte di Luigi Canonica, il fondale di scena con le storie di Bacco dell’Appiani, la facciata, i giardini, con una spazialità aperta che la rende una delle regge più importanti d’Europa. Infine c’è la Cappella Espiatoria, eretta nel 1910 su disegno di Giuseppe Sacconi, lo stesso del Vittoriano di Roma. Lì si trova una scultura della Pietà di Ludovico Pogliaghi, quello che ha realizzato la porta principale del Duomo di Milano. Vi esorto – ha concluso Sgarbi – ad andare a vedere tutto quello della vostra città che non avete ancora visto”.

 

E mentre il critico si prendeva una lunga salva di applausi ha chiamato sul palco un’artista monzese d’eccezione, ma nell’arte della musica, Morgan (al secolo Marco Castoldi), che seguiva defilato la lectio magistralis dell’amico.

 

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Camillo Chiarino
Monzese da sempre, ma frequento assiduamente la Brianza perché amo la quiete e la natura. In particolare adoro la Valsesia, la terra dei miei antenati paterni. Giornalista professionista "tuttologo", mi piace scrivere in particolare di politica e sport. Sono tifoso di tutte le squadre cittadine di qualsiasi disciplina e seguo da vicino le partite del Monza 1912, della Vero Volley Monza e della Saugella Monza. A proposito di pallavolo, l’ho praticata per 17 anni in società della zona, ma quando capita non mi tiro indietro a giocare a nulla, soprattutto se l’invito arriva da una esponente del gentil sesso… Mi piace molto navigare in internet, visitare mostre e monumenti e assistere a concerti, in particolare di musica folk e celtica.


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