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Monza, ex filatura: una perla "verde" dimenticata di oltre 12 mila metri quadri

Monza, ex filatura: una perla “verde” dimenticata di oltre 12 mila metri quadri

15 Giugno 2018

Parola d’ordine “riabilitazione urbana“. Un ambizioso progetto di metamorfosi cittadina. Obiettivo, trasformare i mostri industriali in nuove aree residenziali a misura di cittadino.

Conclusasi la settima tappa del tour delle aree dismesse, l’ambizioso progetto di riqualifica urbana. L’appuntamento è avvenuto stamane, giovedì 15 giugno, all’interno dell’ex filatura di Monza in via Salvo di Acquisto.

Presenti all’appello, oltre ad Aldo Resnati, rappresentante della proprietà Saffin srl e agli architetti Davide Camera e Lorenzo Astulfoni, l’assessore all’Ambiente Martina Sassoli. “Questo è un progetto – spiega l’assessore – in cui crediamo molto e, per tanto, puntiamo a velocizzare le tempistiche di recupero. Sarà un intervento massimo – chiarisce – ma trattandosi di una perla dimenticata – ribadisce – sarà nostra priorità accelerare i tempi burocratici”.

IL PROGETTO:

Se di riabilitazione urbana si è parlato, dare nuova vita ad un’area dismessa è la sfida presa in carico. Oltre 12mila mq, partendo dalla zona sud-est della ferrovia, lungo la riva sinistra del Lambro. Questa la superficie dell’area dismessa a cui vanno sommati i 27.620 mq del parco della Boccalupa. Un totale di oltre 39mila mq in cui sorgerà un sobborgo a misura di uomo. Il verde, infatti, sarà il grande protagonista della riqualificazione. L‘obiettivo, dunque, è quello di mettere in contatto la natura con l’uomo. Il risultato, di conseguenza, sarà quello di creare una zona residenziale moderna ed esteticamente ispirata al concetto di bosco in città.“Avremo il nostro bosco orizzontale – asserisce Martina Sassoli – in un intervento a consumo di suolo zero“. Implemento urbano e natura, comunicano. L’uno con l’altro, riqualificano.

“Scopo del progetto – testimoniano i due architetti – è quello di accogliere nuovi abitanti, facendo capire alle persone, che Monza può essere il luogo ideale dove crescere una famiglia”.

LA STORIA E IL PROGETTO

Un’area di 13 mila MQ dismessa ormai da dieci anni. Prima c’erano il Cascamificio – Filatura di Monza. Poi, alla sua chiusura, sono arrivati gli artigiani, che in modo frammentario hanno occupato i capannoni dell’intera area. Poi, dal 2004, il declino. Avvenuto in modo graduale. Prima uno, poi l’altro. Degli artigiani non c’è più traccia. Quello che rimane, è solo la memoria o forse nemmeno più quella. Un’intera area abbandonata. Adesso, anche dimenticata. “Il tema che ci ha ispirato – spiega l’architetto Lorenzo Astulfoni – è proprio la memoria. Non vogliamo costruire un semplice sobborgo – chiarisce – ma vogliamo creare un pezzo di città“. Un luogo, insomma, dove equilibrio tra memoria storica e contemporaneità, possa creare una reale commistione tra funzionalità urbana e comunicazione con la natura. Il verde, infatti, sarà il grande protagonista del progetto attraverso tre distinte tipologie di aree green. L’area interna, composta dentro i capannoni industriali,  andrà a creare il giardino di inverno. L’area tetti, a copertura delle superfici e l’area pensile. Un’idea di bosco orizzontale lungo la superficie delle singole abitazioni.

Progettazione, presentazione. Inizio lavori. Se questo è l’iter, vien spontanea una domanda. Quando cominceranno i lavori? A dir la verità, già a partire dal 2004, diversi programmi di riqualificazione sono stati presentati. Nulla, però, si è mai concretizzato. Per l’area dismessa, una nuova speranza. Forse. Neppure questo progetto, per ora, è stato presentato. “Dobbiamo rivedere alcuni punti – spiegano gli architetti – e poi,entro giugno/luglio, presenteremo il progetto all’amministrazione”. L’assessore all’Ambiente è stata chiara: “è una zona a noi cara, importante da recuperare, per restituirla a tutta la città”. Le premesse, dunque, sembrano buone. E le speranza, che son sempre le ultime a morire, di certo non mancano.

 

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Massimo Chisari
Milanese di nascita, brianzolo d'adozione. Guardo il mondo attraverso la mia macchina fotografica. Osservo. Cerco. E tramite le parole, racconto. Amo il giornalismo, quello sincero perché scrivere significa smettere di respirare per raccontare con il cuore. Ho due grandi passioni. L'arte e la letteratura, quella russa soprattutto. Ma ho un unico grande amore, anzi due. I miei due cani, Hubert e Brunhilde.


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