Economia

Bonus natalità e famiglia, Cgil Monza e Brianza: “Non siamo sulla strada giusta!”

Per il sindacato di via Premuda il welfare italiano è basato su misure una tantum, che non rispettano "il valore sociale della maternità". Tra gli esempi il bonus bebè, il premio alla nascita e il voucher asili nido.

famiglia-bambini-free-web

Il calo demografico in Italia è ormai una realtà preoccupante. E lo sarà sempre di più nel prossimo futuro. Secondo le previsioni dell’Istat, infatti, nel 2065 il nostro Paese avrà 6,5 milioni di abitanti in meno rispetto al 2017 ed un’età media in costante ascesa. Con il picco di 5 anni di invecchiamento in più rispetto ad oggi tra il 2045 e il 2050. Tutto questo renderà complicato tenere in equilibrio i conti dello Stato, che saranno notevolmente sbilanciati verso spese pensionistiche difficilmente sostenibili dal punto di vista del bilancio pubblico.

Ecco perché le misure a favore della natalità saranno sempre più centrali nella politica istituzionale e socio-economica, sia a livello di governo centrale sia di enti territoriali. E tra le cose che probabilmente sarà necessario fare al più presto c’è la necessità di una maggiore chiarezza sulle tante misure oggi attive in tema di genitorialità e famiglia. Attualmente, infatti, domina una certa confusione. Non è facile districarsi, ad esempio, tra bonus bebè (leggi l’articolo), premio alla nascita, bonus nido, voucher asilo nido e baby sitter, fondo sostegno alla natalità e congedo paternità (Guida Inca mamme e papa). Incominciamo, quindi, sinteticamente a dare alcuni riferimenti per districare l’intricata materia:

Bonus bebè – Assegno di 80 euro al mese (960 euro all’anno) per ciascun figlio nato o adottato dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2018. Sarà corrisposto fino al primo anno di vita del bimbo e non fino al terzo come quando la misura è stata avviata il 1° gennaio 2015

 Premio alla nascita – Conosciuto anche come “Premio mamma domani”, è stato approvato nella legge di stabilità 2017 e confermato per il 2018. Si tratta di una tantum da 800 euro, senza vincoli legati all’Isee, da dare alle future mamme al settimo mese di gravidanza ed è valido dal 1° gennaio 2017.

Bonus nido – Anche questo provvedimento è stato approvato nella legge di stabilità 2017. Prevede 1.000 euro all’anno, corrisposti in 11 mensilità, per il pagamento delle rette dell’asilo nido. Il buono, senza limiti di reddito, vale per i bambini nati o adottati dal 1° gennaio 2016 e potrà essere percepito per al massimo tre anni.

Voucher asili nido e baby sitter – Spesso confuso con il bonus nido, è invece un’agevolazione di massimo 600 euro al mese per sei mesi che spetta alle mamme lavoratrici dipendenti o iscritte alla gestione separata Inps che tornano al lavoro dopo la maternità obbligatoria. Dal 2016 questa agevolazione, erogata direttamente dalla struttura dell’asilo nido o per il servizio baby sitter attraverso il sistema dei buoni lavoro, spetta anche alle lavoratrici autonome non parasubordinate e alle imprenditrici. Per queste figure, il periodo fruibile dei voucher è ridotto della metà.

Fondo sostegno alla natalità – Lo Stato sostiene le famiglie con bimbi nati e adottati a partire dal 1° gennaio 2017 che, non avendo sufficienti garanzie dirette, non possono accedere ad un finanziamento bancario o finanziario. La dotazione del Fondo è prevista anche per il 2018, 2019, 2020 e 2021.

Congedo paternità – Con il 100% della retribuzione, quattro giorni di congedo dal lavoro obbligatorio per i papà dipendenti. Più uno di congedo facoltativo, alternativo al congedo di maternità della madre, da fare entro e non oltre il 5° mese di vita del bambino. Ecco che cosa è previsto per i neopapà nel 2018 secondo la legge di Stabilità 2017.

Queste sono solo alcune delle misure attualmente in vigore (qui un quadro più dettagliato). “A mio avviso è evidente che tali strumenti abbiamo avuto qualche effetto positivo, sull’umore piuttosto che nei bilanci delle famiglie – afferma Davide Carlo Cappelletti, Direttore Provinciale Patronato INCA Cgil Brianza (nella foto in alto)- ma non è trascurabile il fatto che la strada dei bonus e del welfare una tantum non è certamente quella giusta da percorrere se si vuole agire per favorire la genitorialità. Su un tema così delicato come la denatalità, la politica e le istituzioni appaiono poco lungimiranti – continua – limitandosi a interventi spot e distribuendo i bonus o i premi alla nascita con criteri contorti e assai opinabili”.

Su quest’ultimo fronte gli esempi non mancano. “Il premio alla nascita, una tantum, di 800 euro per chi fa figli prescindendo dalla condizione di bisogno in cui versa la famiglia – spiega Cappelletti – il bonus bebè di 960 euro per chi ha redditi entro i 25 mila euro annui, che viene riproposto nella legge di bilancio 2018, se il neonato ha avuto la fortuna di nascere nel 2017, altrimenti l’importo è dimezzato, se invece vede la luce nel 2019 o nel 2020. Non si dimentichi il bonus asilo nido di 1.000 euro per tutte le future mamme, siano esse bisognose o facoltose – continua – la grave incertezza del diritto al lavoro delle donne, da un lato, il proliferare di bonus/premi senza coerenza, dall’altro, evidenziano che siamo ben lontani da un riconoscimento reale del valore sociale della maternità”.