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Femminicidio, se ne parla allo Sporting Club di Monza con le donne di FIDAPA Modoetia Corona Ferrea

Femminicidio, se ne parla allo Sporting Club di Monza con le donne di FIDAPA Modoetia Corona Ferrea

11 Maggio 2018

Si parla tanto di violenza contro le donne e di femminicidio ma spesso senza consapevolezza e senza le conoscenze giuste per affrontare in maniera concreta il problema.

Per questo FIDAPA BPW Modoetia Corona Ferrea, in collaborazione con lo Sporting Club ha organizzato un evento che si terrà il 15 maggio alle ore 17. Una tavola rotonda che vedrà confrontarsi sul tema varie entità tra cui il Nucleo Tutele Donne e Minori, il centro anti violenza White Mathilda e la psicologa e psicoterapeuta Simona Ravera. L’occasione sarà anche la presentazione da parte del magistrato Fabio Roia del libro Crimini contro le donne. Politiche, leggi, buone pratiche.

Due testimonianze importanti di vittime di abusi

Un libro concreto, quello di Roia, scritto con puntuale autocritica anche nei confronti della magistratura stessa. Uno strumento di informazione e formazione utile e pragmatico che è adatto anche a chi si trova ad affrontare il problema per la prima volta. I protagonisti di questo importante incontro saranno anche i ragazzi del Liceo Artistico Statale di Monza (la classe IV D) e due vittime di abusi, Assunta Bianco ed Eleonora Ferrari, che coraggiosamente racconteranno le loro esperienze per essere d’aiuto a chi ancora non ha trovato la forza di denunciare.

Eleonora, appena 20enne è sopravvissuta ad una vicenda che vede coinvolto un membro stesso della sua famiglia e anche pratiche sataniste. La seconda sarà invece la testimonianza di Assunta, una donna la cui sorella è stata vittima di femminicidio.

Cortocircuito nell’azione di aiuto: manca una rete di supporto

Nonostante se ne parli molto, il problema è intricato. L’Avv. Raffaella Pirotta (Presidente Fidapa Bpw Modoetia Corona Ferrea), la Dott.ssa Tiziana Achilli (tesoriera) e l’avv Giorgia Leone (moderatrice della tavola rotonda del 15 maggio) hanno spiegato come la vera mancanza sia una rete di supporto, rete che dovrebbe comprendere non solo gli avvocati ma anche i magistrati, il personale sanitario (l’aiuto non è ancora correlato alla domanda), il primo soccorso e le forze dell’ordine. Una mentalità che deve cambiare e una società che ha il dovere di far conoscere gli strumenti corretti da utilizzare in questi casi.

Sono molti gli aspetti sottovalutati e che creano un cortocircuito nel poter intervenire e in molti casi salvare  le donne vittime di violenza. A partire da quelli legali, denunciati anche nel libro del magistrato Roia, che non lesina costruttive osservazioni circa il ‘malfunzionamento’ di alcune applicazioni delle leggi. Un esempio? Il patteggiamento economico. Come se un abuso potesse essere solo una questione di risarcimento, alcuni Pm, presi quasi dalla “fretta di chiudere”, cercano un’offerta economica che possa essere accettata dalla vittima per estinguere il procedimento il prima possibile.

Informare concretamente

L’avvocato Leoni racconta un episodio di circa 7 anni fa quando una ragazza, in pieno inverno, si è lanciata da un balcone (fortunatamente di un primo piano rialzato) con la figlia di 4 anni in braccio per sfuggire alle violenze del compagno. Una volta intervenute le forze dell’ordine e giunta in ospedale, la donna non ha raccontato la vera motivazione del suo gesto. La sera stessa è rientrata a casa. Solo dopo 4 anni da quell’episodio (dopo aver subito inaudite violenza) ha trovato il coraggio di denunciare, ma non sapeva dove andare e cosa fare.

È dunque importante parlare di queste cose in maniera pratica e dare informazioni sugli aspetti concreti come norme, procedure e soglie di rischio. «Spesso, ribadisce l’Avv Leone, le donne non sanno nemmeno quando una condotta è reato e la soglia superata la quale lo diventa. Anche la violenza psicologica può essere denunciata».

Cominciare dai giovani

Per cambiare la mentalità serve partire dai giovanissimi. In questo contesto il Liceo Artistico di Monza capitanato dal professor Manzoni, oltre a partecipare alla tavola rotonda, ha dato il suo contributo alla causa con installazioni che mostrano i nomi delle 116 vittime del 2017. Questi nomi, sono appesi in tutto l’Istituto, insieme a delle dediche a muro, che altro non sono che il decalogo di come si è giunti alla legge contro la violenza sulle donne. Non è la prima volta che gli studenti si impegnano con FIDAPA BPW per questa causa: anche all’Istituto Leone Dehon vi era stata una giornata “Equal Pay Day” per i diritti sul lavoro delle donne.

Il 15 maggio presso lo Sporting Club ci saranno quindi tutti gli attori in campo, impegnati in una discussione costruttiva per far sì che le tragedie dei femminicidi siano evitate. «Perché sono assolutamente evitabili, ribadiscono in coro le rappresentanti di FIDAPA BPW. Le convenzioni e le leggi in Europa e in Italia ci sono. Si tratta allora di lavorare sulla cultura, di fare i processi in maniera intelligente, di formare tutti gli operatori che vengono a contatto con una donna vittima di violenza. Con il chiaro messaggio che in questo settore l’improvvisazione non deve essere consentita».

 

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Marta Migliardi
Sono una giornalista e scrittrice con la valigia in mano, i piedi ben piantati a terra e lo sguardo, ogni tanto, verso il cielo. Vivo tra l’Africa (Zanzibar) e l’Italia, in eterno movimento. Monza è la mia casa, ovunque mi trovi. Bisogna sempre avere un posto in cui tornare. Amo gli animali e amo scrivere. Il resto è di passaggio.


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