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Cookaround, all’Olivetti di Monza l’integrazione parla la lingua del cibo

Cookaround, all’Olivetti di Monza l’integrazione parla la lingua del cibo

17 maggio 2018

Ci sono attività umane che non hanno bisogno di tante parole per creare conoscenza, condivisione e integrazione. Cucinare è sicuramente una di queste. Perché il linguaggio del cibo, pur nella grande varietà di gusti, è universale. E all’Istituto professionale statale per i servizi dell’enogastronomia e commerciali “Adriano Olivetti”  di Monza lo hanno capito da tempo. Anche con un’iniziativa come “Cookaround, un viaggio tra i saperi e i sapori del mondo”.

La cena a buffet, giunta all’ottava edizione e celebrata il 16 maggio, ha lo scopo di valorizzare la conoscenza delle tradizioni alimentari dei Paesi stranieri come elementi culturali ed etnici. Per farlo, in una prospettiva di reciproco arricchimento, propone piatti tipici realizzati dagli alunni stranieri delle diverse classi dell’istituto di via Lecco. Un modo per dare visibilità a costumi e tradizioni dei diversi popoli, coinvolgendo le famiglie e il loro vissuto.

“Quest’anno Cookaround ha visto protagonisti 47 alunni del corso diurno e serale provenienti da 19 Paesi di 4 Continenti, Europa, Asia, Africa e Sud America – spiega Tiziana Pirola, docente di Accoglienza turistica e referente del progetto (a destra nella foto in alto) insieme ad Alfonso Sciortino e Elio Gracioppo –  le ricette presentate hanno offerto una grande varietà culinaria e sono state suddivise in 13 Street food, 27 piatti principali, 8 dolci e 12 bevande”. Tra le tante pietanze, realizzate per soddisfare il pubblico accorso per l’occasione, c’era anche il Biryani di pollo, un piatto unico composto da riso basmati con pollo e spezie.

A realizzarlo Munna Islam (nella foto in alto), che frequenta il secondo anno ed è il primo alunno del Bangladesh a partecipare a Cookaround. “Sono contento di poter portare un po’ delle tradizioni del mio Paese – afferma – sono in Italia da 5 anni, abito a Sesto San Giovanni, ma ho deciso di iscrivermi all’Olivetti perché da sempre mi è piaciuto cucinare e qui sto imparando a farlo nel modo migliore”.

Senza rinunciare un’incursione nello Street food siciliano con panini con la milza e le panelle e i cannoli, sui tavoli imbanditi si è fatto spazio anche il Brigadero, un dolce tipicamente brasiliano. “Si tratta di palline di cocco e cioccolato – spiega Grazielle Roqua Costa (nella foto in alto), studentessa di terza, che lo ha preparato – mi piace dedicarmi a questo tipo di pietanze. Dopo un tentativo fallito di frequentare il Liceo Linguistico – continua – mi trovo bene qui all’Olivetti, anche se non sono sicura che la ristorazione sarà il mio futuro”.

Cookaround si inserisce nel panorama delle iniziative, sempre più votate all’integrazione, messe in piedi dall’Istituto professionale statale per i servizi dell’enogastronomia e commerciali di Monza. “La nostra scuola prepara fondamentalmente al lavoro e ha 1300 studenti tra corso diurno e serale di cui circa un quinto stranieri – spiega la dirigente Renata Antonietta Cumino (nella foto in alto con il presidente della Provincia, Roberto Invernizzi e l’assessore comunale, Pierfranco Maffe’) – questi ultimi sono sia figli di seconda generazione, quindi ormai italiani, ma anche alunni neo arrivati in Italia per i quali attiviamo corsi di inserimento, piani didattici personalizzati e lezioni di italiano”.

All’aspetto di valorizzazione delle tradizioni, culinarie e non, dei diversi popoli, in una logica di ricchezza delle culture, della loro storia ed habitat, si unisce anche la capacità di realizzare una struttura dove mettere gli studenti in gioco avvicinandoli al mondo del lavoro.

Così il 16 marzo 2017 è nato ufficialmente “Olivettando” (nome inventato da “Applicando in Olivetti”), il ristorante didattico gestito dagli studenti dell’istituto professionale di Monza. Un’esperienza che, come una vera e propria azienda, mette i giovani allievi alla prova con un bilancio e relativi registri di contabilità, di magazzino e di acquisto. E, soprattutto, li pone a contatto diretto con una clientela esterna pagante (leggi l’articolo). Si è partiti con un business lunch il giovedì a pranzo con antipasto, secondo e dolce e, poi, si è aggiunta la cena del mercoledì con menu completi a tema.

“Stiamo avendo un buon riscontro con un numero anche di 50 coperti il mercoledì sera, quando facciamo ruotare le classi che partecipano e servono le loro famiglie – spiega Pirola – ad Olivettando serviamo soprattutto piatti italiani di stagione, ma riscopriamo anche pietanze del Quattrocento e Cinquecento, naturalmente riadattate in chiave moderna, o tradizioni culinarie locali come la pecora brianzola”.

L’istituto professionale Olivetti cerca, quindi, di portare il mondo al proprio interno, ma guarda anche al processo contrario. “Stiamo incrementando la partecipazione ad eventi esterni, selezionando quelli con un livello almeno di 3 stelle, perché sempre più Slow Food, gallerie d’arte ed altri soggetti ci chiedono di svolgere il catering – afferma la dirigente Cumino, da un anno e mezzo al vertice della scuola di via Lecco – vogliamo, poi, aprire maggiori opportunità all’estero per i nostri studenti”.

“Lo scorso novembre siamo stati l’unica scuola alberghiera italiana invitata dal nostro ambasciatore a Malta alla ‘Seconda settimana della cucina italiana nel mondo’ – continua – 10 dei nostri allievi si sono trasferiti a La Valletta e hanno fatto esperienza in un ristorante locale. Altre iniziative li hanno visti coinvolti in Inghilterra”. Il lavoro da fare, insomma, è ancora lungo e stimolante. Ma se, come diceva la scrittrice inglese Virginia Woolf “non si può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non si è mangiato bene”, all’Olivetti sono sulla buona strada.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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