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DIARIO DI VIAGGIO. La 3D del Vanoni in Grecia - Giorno 1

DIARIO DI VIAGGIO. La 3D del Vanoni in Grecia – Giorno 1

9 Aprile 2018

Sono arrivati in Grecia e ci sembrerà di essere in viaggio con loro. Gli studenti di 3D dell’Istituto Vanoni di Vimercate, indirizzo Turismo ci racconteranno giorno per giorno il loro tour che hanno interamente programmato allo scopo di approfondire la materia dell’Itinerario turistico.

Ecco il resoconto delle prime ore in terra ellenica.

GIORNO 1 – Domenica 8 aprile
SALONICCO

Atterriamo a Salonicco che sembra un giorno di tarda primavera. Ci sono 24 gradi. Prendiamo l’autobus di linea per il centro. Nel tragitto, prima attraversiamo una zona aristocratica, con alcune ville storiche, poi entriamo nella periferia della città piena di palazzine scalcinate e traffico. Quelle ville, ci dicono i prof, erano di proprietà degli ufficiali pubblici ottomani verso la fine dell’impero. La periferia invece rappresenta la crescita della città nella seconda parte del ‘900. Sembrano quartieri poveri, forse la faccia della Grecia che più abbiamo sentito raccontare in questi anni. La Grecia della crisi.

Salonicco però ha avuto in passato un ruolo importante nella storia dell’impero ottomano, è stato un porto fiorente dal 1500 fino alla seconda guerra mondiale. Qui arrivavano mercantili nord africani, mediorientali, veneti, spagnoli e francesi. Si dice che i commercianti del mercato Modiano, uno dei principali della città, nel 1700, parlassero correntemente più di 6 lingue, per via della grande multiculturalità presente in città. Il porto era gestito in prevalenza dalla comunità ebraica, arrivata dalla Spagna dopo la cacciata dei sefarditi. Gli ebrei arrivati in città si diedero al commercio portuale generando grandi fortune. Nel 1800 Salonicco veniva definita la ‘Gerusalemme dei Balcani’, proprio per via della sua grande e importante comunità ebrea. Dopo il 1942 e la deportazione di quasi tutti gli ebrei della città, il porto non sarebbe stato più lo stesso, così come la città, destinata a un periodo di stagnazione economica.

Capiamo di essere arrivati in centro quando avvistiamo la famosa Torre Bianca, affacciata sul lungomare. Un lungomare che si spalanca sull’Egeo. Impressiona la grande vicinanza tra l’acqua e le case.

Il primo giorno lo dedichiamo alla visita di alcune parti della città alta chiamata Ano Poli.
Saliamo a piedi fino al castello, attraversando i quartieri della vecchia città ottomana. Molte case sono ancora di legno colorato e costruite con lo stile architettonico tradizionale.

Arrivati al castello, costruito nel 1431, possiamo godere di una bellissima vista al tramonto sulla città e il suo porto. Nei giorni di vento, ci dicono, da qui si possono vedere i 3000 metri di altezza del mitico Monte Olimpo, dall’altra parte del golfo.

Sinagoghe, moschee, bagni turchi, chiese ortodosse, rovine romane. Oggi purtroppo molti dei segni di queste epoche passate, ricche e piene di diversità culturale, sono state cancellate. La città è stata colpita da un grave incendio nel 1917 e da un terremoto nel 1978.
Questi due eventi, più le guerre mondiali, hanno cancellato moltissimi dei segni del passato. Ne restano alcuni tra le palazzine di cemento cresciute negli ultimi decenni, ma vanno quasi scoperti.

La sera andiamo in cerca di una taverna. Una delle cose del passato che sopravvivono in città è il fatto di cenare in taverne dove mentre si cena si suona e si canta anche. I generi tradizionali e il rebetiko, in particolare.

Il rebetiko è una musica nata negli anni Venti del Novecento a seguito della guerra tra la nascente Turchia di Mustafa Kemal e i nazionalisti greci. La guerra finì con la vittoria dei turchi che stabilì i confini della Tracia come sono oggi. Alla guerra seguì lo scambio forzato di popolazioni. Il milione e mezzo di greci che durante il regno dell’impero ottomano vivevano a Smirne (oggi Izmir) o in altri territori turchi vennero rimandati in Grecia e più di 500.000 turchi, residenti su suolo greco, vennero spinti in Turchia.

I greci sradicati, che avevano perso tutto, casa, lavoro e relazioni sociali, si accalcarono nelle periferie di Atene e Salonicco e lì fecero nascere il rebetiko, una specie di blues greco. Un canto di disperazione e di sradicati.

Oggi negli anni della crisi economica quei temi e quelle sofferenze tornano attuali e con loro la musica rebetika trova nuovo senso e si continua a suonare.

Purtroppo per noi però oggi è la Pasqua ortodossa e le taverne sono chiuse; i greci amano passare questa festa in famiglia. Nonostante ciò siamo riusciti a sederci in un ristorante affacciati sul lungo mare per scoprire i sapori della cucina locale come i souvlaki (grandi spiedini), pita gyros (la carne kebab greca), la feta saganaki (una fetta del celebre formaggio greco fritta in pastella) accompagnati da un assaggio di vino aromatizzato alla resina del pino di Aleppo, la Retsina.

Dopo la cena, pur avendo sudato per 17 km, siamo riusciti a tornare in albergo, percorrendo il lungo mare splendidam ente illuminato, cantando allegramente.

Ora è l’una e queste sono le ultime riflessioni della prima giornata del nostro viaggio, a domani per nuovi racconti.

Giulia Mazzola
Isabella Belluschi
Denise La Mendola
Matilde Sala
Antonio Di Bella
Daniel Sula
STUDENTI 3D del VANONI

 

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