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Commercialisti sotto inchiesta: l'Ordine scende in campo per difendere la categoria

Commercialisti sotto inchiesta: l’Ordine scende in campo per difendere la categoria

27 Febbraio 2018

Arresti inaspettati, perquisizioni imbarazzanti e inchieste scottanti: mai come in queste ultime settimane i commercialisti brianzoli sono finiti nel mirino di Procura e Guardia di Finanza. In almeno un paio di circostanze, grazie alle presunte malefatte di alcuni loro colleghi, sono i professionisti della dichiarazioni dei redditi finiti negli articoli di cronaca giudiziaria di diverse testate locali e non solo. E ovviamente, con titoli decisamente poco lusinghieri.

Tuttavia, a difendere l’onorabilità della categoria è sceso in campo l’Ordine dei commercialisti di Monza e Brianza attraverso il suo presidente, Federico Ratti, che ha messo in evidenza un fatto forse passato sotto silenzio: le indagini della Procura e della Guardia di finanza sono partite grazie a delle segnalazioni di altri commercialisti. Il primo episodio di cronaca risale allo scorso 13 febbraio quando, nell’ambito di un’inchiesta ribattezzata Project, le fiamme gialle hanno arrestato quattro imprenditori e due commercialisti brianzoli, padre e figlio, collaboratori del Tribunale di Monza con incarichi di curatori fallimentari in numerose procedure concorsuali e custodi di beni pignorati. L’accusa nei loro confronti è di bancarotta fraudolenta.

Prima di loro, tuttavia, era toccato a un altro a un alto commercialista brianzolo che, assieme a una mediatrice immobiliare e un imprenditore, è stato arrestato dalla guardia di finanza di Monza con l’accusa di corruzione e turbativa d’asta per una presunta procedura pilotata per una gara di assegnazione di un capannone nel comune di Muggiò. A questi episodi se ne sono poi aggiunti alcuni altri di minore rilevo, ma che hanno comunque contributo a creare un certo clima.

“Ne capisco le ragioni – ha commentato il presidente Ratti -. Tuttavia, credo valga la pena notare che la prima segnalazione alla Procura che qualcosa non stava girando per il verso giusto e che qualcosa non quadrava nei conti, è arrivata proprio dagli stessi curatori colleghi di quelli che sono poi finiti nei guai”.

Il segnale, insomma, è che la rete dei commercialisti brianzoli al massimo presente qualche smagliatura, ma non certo dei buchi. “Il tessuto è sano e la dimostrazione sta nel fatto che quando è servito, i meccanismi di controllo sono scattati tempestivamente. Fra noi e la Procura esistono ottimi rapporti, lavoriamo nella medesima direzione, a favore di legalità e trasparenza e il nostro compito è di fare in modo che le procedure fallimentari seguano l’iter previsto”.

Il timore dell’Ordine è che per colpa delle classifiche due o tre mele marce, l’intera categoria finisca per perdere di credibilità. Attualmente i commercialisti che collaborano col tribunale sono circa 200, vale a dire il 10% degli iscritti complessivi all’Ordine. “Qualcuno potrebbe persino pensare che il nostro sia un mestiere a rischio – ha aggiunto Ratti -. Visto che lavoriamo così a stretto contatto con fallimenti, ingenti somme di danaro e via dicendo, si qualcuno potrebbe dire che prima o poi la tentazione arriva. Invece non è così. Noi abbiamo a che fare con un sistema di regole ben definito e con un sistema di controlli altrettanto ben equilibrato. La dimostrazione è che il padre e il figlio finiti nei guai a metà febbraio, già un anno fa erano stati sospesi proprio a seguito di alcune segnalazioni da parte di altri colleghi che avevano riscontrato passaggi poco chiari nei loro conti”.

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Riccardo Rosa
Monzese di nascita, ma sogno California. Amo le serie tv americane e lo streaming (legale) oltre ad un'insana passione per la cara vecchia Inter. Ho 47 anni, ma nell'animo mi sento un 18enne, sempre alla ricerca di nuove esperienze con la mia nuova bicicletta fiammante. Ah già, dimenticavo: da anni sono un giornalista e con le lettere e il punto e virgola ho un rapporto viscerale. Cosa mi manca? Un biglietto aereo sempre pronto per i mari del Sud.


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