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Tatuaggi, un’arte che a Milano ha la sua casa

Tatuaggi, un’arte che a Milano ha la sua casa

13 Gennaio 2018

Il primo risale addirittura a più di 5mila anni fa. Era sul corpo di un uomo i cui resti sono stati ritrovati sulle Api al confine tra Italia ed Austria. Da allora i tatuaggi, passando anche attraverso l’antico Egitto, la Roma imperiale, il Medioevo, il Settecento delle esplorazioni e delle grandi navigazioni, la riscoperta nel Novecento, hanno accompagnato la storia dell’umanità fino ai nostri giorni. Con la loro capacità di raccontare, direttamente sulla pelle ed in maniera indelebile, momenti importanti della vita delle persone. Nel corso dei secoli i tatuaggi, che devono il loro nome a “tau-tau”, parola tahitiana che richiama il rumore prodotto dal picchiettare del legno sull’ago per bucare la pelle, hanno segnato anche riti di passaggio, appartenenza a gruppi, fazioni e religioni. Oggi, poi, ricordano soprattutto date, frasi, eventi, persone o, semplicemente, sottolineano un gusto estetico. Le motivazioni per decorare il proprio corpo, la prima vera carta d’identità di ognuno di noi, possono essere le più varie. Di sicuro il tatuaggio dimostra ancora oggi di conquistare un pubblico trasversale. Senza grandi differenze di sesso, provenienza geografica e classe sociale. Lo conferma anche una recente statistica dell’istituto Ipr Marketing, che rivela come il 13% degli italiani, circa 7 milioni di persone, ha almeno un tatuaggio sulla propria pelle.

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Il mondo della decorazione pittorica corporale, nel corso degli anni, si è arricchito di tecniche e modelli. Tra quelli maggiormente in voga ci sono i tatuaggi giapponesi. Una tipologia realizzata quasi sempre a mano libera e ricca di colori e sfumature, che richiamano i temi narrativi della tradizione orientale. L’origine dei tatuaggi giapponesi risale al Seicento, quando le autorità li usavano per marchiare indelebilmente delinquenti e criminali recidivi. Il legame con una realtà “border line” è ripreso oggi dal Ligera Ink Tattoo Studio di Milano, specializzato in numerosi stili, tra i quali proprio quello del tatuaggio giapponese. Del resto, già nel nome Ligera, progetto nato da un’idea di Simone Romeo, c’è il richiamo alla piccola malavita, un po’ sprovveduta e disorganizzata, tipica della Milano anni ’70. Una sottocultura, dai connotati romantici, ripresa dai colori, dalla carta da parati e dall’arredamento del Ligera Ink Tattoo Studio. Che, non a caso, si trova in via Jacopo Palma 5, nel cuore del Giambellino, quartiere popolare di Milano.

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E’ qui che uno staff di tatuatori professionisti, ognuno specializzato in una tecnica specifica, dal giapponese al cartoon, dal tradizionale al blackwork, mette le proprie competenze ed esperienze a disposizione delle esigenze dei clienti. Che vengono seguiti, con estrema cura e attenzione alle regole igieniche e  alla qualità dei materiali utilizzati, in tutte le fase del processo creativo: dalla progettazione del tatuaggio con un colloquio conoscitivo al disegno, fino alla realizzazione vera e propria. Con l’obiettivo di giungere ad un risultato finale che sua unico e possa esprimere nel miglior modo possibile le intenzioni, anche emotive, di chi il tatuaggio ha deciso di portarlo addosso per tutta la vita. L’offerta del Ligera Ink Tattoo Studio, il cui bacino di clientela supera i confini della provincia di Milano, comprende anche il trucco estetico semipermanente, una tecnica che riesce a dare risalto agli occhi, alla bocca e alle sopracciglia in maniera molto più definita di un normale make up. Non manca, poi, la possibilità di effettuare tutti i tipi di piercing, a seconda della parte di corpo prescelta. Un’arte, come il tatuaggio, che ha origini antichissime, ma in grado di rendere attuali significati e valori.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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