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"Non stancarti di andare", la graphic novel che abbatte i muri

“Non stancarti di andare”, la graphic novel che abbatte i muri

19 Gennaio 2018

Più che la presentazione di un libro sembrava una serata tra amici. Organizzata, però, in una sala della biblioteca comunale. Venerdì 12 gennaio Teresa Radice e Stefano Turconi erano a Barlassina per parlare di Non stancarti di andare, la graphic novel uscita a novembre per Bao Publishing. «Di solito non andiamo mai nelle biblioteche, gli inviti sarebbero troppi – hanno premesso -, ma per gli amici facciamo un’eccezione».

Radice, infatti, è «nata e cresciuta a Barlassina», come spiega con orgoglio il sindaco Piermario Galli. Sarà per questo che si respirava un’atmosfera di famiglia, anche grazie a un pubblico affettuoso e interessato: dalla bambina appassionata di Viola giramondo (protagonista di uno dei libri per l’infanzia di Radice e Turconi, ndr) alla signora che ha appena scoperto il mondo del fumetto. Fino al gruppo di amici che arriva trafelato all’ultimo momento: «Scusate, veniamo dalla Svizzera… ma non potevamo perderceli». Radice e Turconi sono così: creano entusiasmi, basta sentire con che passione parlano del proprio lavoro, che non esitano a definire “il più bello del mondo”.

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Scrittrice lei, disegnatore lui, Radice e Turconi sono una coppia anche nella vita. Conosciutisi in Disney, raccontano di aver collaborato per la prima volta su una storia intitolata “Il legame invisibile” per la serie X-Mickey: quasi a voler ribadire che, insomma, era destino. Dopo alcuni libri per bambini, nel 2015 pubblicano Il porto proibito, premiato con  il Gran Guinigi come miglior graphic novel al Lucca Comics&Games di quell’anno. Con Non stancarti di andare cambiano ancora registro, per passare dall’atmosfera inglese del primo Ottocento, mescolata con gli elementi fantastici di una ballata da marinai, all’attualissima guerra in Siria. «Ci piace cambiare, e il bello di fare cose nostre è che siamo liberi di fare quello che vogliamo – hanno raccontato venerdì scorso a Barlassina – anche se ci rendiamo conto che questo ci rende molto poco etichettabili e rischia di confondere i lettori: siamo quelli che hanno scritto per Topolino e W.I.T.C.H., ma anche quelli dei libri per bambini, e poi quelli de Il porto proibito, e adesso usciamo con un libro ancora diverso, molto politico». E persino con una tecnica diversa: «Il porto era un esperimento: era la prima volta che da disegnatore affrontavo 300 pagine e volevo essere veloce, per questo ho usato la matita – spiega Turconi -. In Non stancarti di andare abbiamo provato ad aggiungere il colore, ma sempre con una tecnica rapida. Ci sono però anche alcune parti in acquerello, come quelle ambientate negli anni 70».

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Non stancarti di andare racconta di un’attesa, quella di Iris, disegnatrice italiana che si scopre incinta proprio mentre il suo compagno, il professore siriano Ismail, si trova bloccato a Damasco durante gli scontri 2013. Ed è quindi anche un libro “sulle distanze e sull’essenziale bisogno di colmarle”, come si legge sul retro di copertina. Ma sono tante le storie che si intrecciano nelle oltre 300 pagine del libro, spesso scritte fitte come in un romanzo, più che in un fumetto “tradizionale”: «L’idea iniziale era confusa, volevamo raccontare tante storie intorno al tema della vocazione, intesa non tanto in senso religioso quanto, piuttosto, del “trovare il proprio posto nel mondo” – spiega Radice -. In più, avevamo voglia di raccontare la Siria che avevamo conosciuto noi nel 2007, al di là dell’immagine che ne danno i media: accogliente, ospitale, tollerante e bellissima. Alla fine di quel viaggio ci siamo fermati 10 giorni da Padre Paolo Dall’Oglio, che aveva fondato la comunità di Mar-Musa facendone un luogo di ospitalità, scambio, dialogo e accoglienza (e che è stato rapito e, si presume, ucciso da alcuni estremisti islamici nel 2013, ndr)». «Ci ha colpito tantissimo – continua Turconi -. Non sono credente, ma quello è un posto magico. E non a caso il personaggio di Padre Saul usa spesso parole di Padre Paolo». Due anni di lavoro effettivo per raccontare una storia “per imparare ad amare senza riserve”: «Le storie abbattono le barriere, mettono in contatto persone diversissime – afferma Turconi, che per i disegni della calligrafia araba contenuti nel libro si è rivolto al celebre calligrafo iracheno Hassan Massoudy -. La parola è potente, le storie ci danno l’occasione portentosa di diventare qualcun altro: e questo avvicina le persone».

«Nel libro Iris scrive delle lettere al suo bambino, scegliendo però di raccontargli solo cose belle. L’ultima che trovate, invece, l’ho scritta io pensando a mio figlio, che oggi ha 5 anni: ci ho messo sei mesi, è stato difficilissimo – conclude Radice, che nelle ultime pagine del libro ne ricostruisce la genesi dell’idea rivolgendosi al suo “amore minuscolo” con un tono che commuoverà più di un lettore -. Volevo che da grande sapesse quanto fanno male certe cose: i muri, gli striscioni rabbiosi, l’odio. Ma volevo che sapesse anche che ci sono sempre persone che ogni giorno, silenziosamente, fanno il proprio lavoro. E salvano il mondo».

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Giulia Santambrogio
Inseguo le storie sin da quando ero bambina: per farmele raccontare, per leggerle, e, ovviamente, per scriverle. Su MBNews, però, mi occupo di fatti.


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