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Dossier Mal'aria 2018: a Monza 164 giorni di inquinamento totale

Dossier Mal’aria 2018: a Monza 164 giorni di inquinamento totale

30 Gennaio 2018

Monza aria malata: Pm10 oltre i limiti per 164 giorni nel 2017. Nonostante 83 comuni, ben più dei 30 obbligati a farlo, abbiano emanato ordinanze antismog per adeguarsi al protocollo “Piano Regionale degli Interventi per la qualità dell’Aria” come previsto da Regione Lombardia per il recepimento dell’Accordo del Bacino Padano stipulato il 9 giugno 2017, su tutta la Lombardia tira la solita irrespirabile aria, mitigata solo dalla variabilità meteorologica. Il capoluogo brianzolo è tra i territori che boccheggia.

La causa principale, neppure a dirsi, è la circolazione delle auto: tante, troppe, e neppure tutte in regola.  A causa di forti limiti strumentali, l’azione di controllo dei veicoli circolanti è stata più episodica che sistematica in gran parte della province. Tuttavia, per quei comuni che hanno già inviato dati sull’attività di vigilanza emerge un dato di buona adesione alle misure da parte dei proprietari di veicoli, dal momento che a fronte di migliaia di verifiche, sono relativamente poche le infrazioni contestate a veicoli non a norma.

“Seppur Regione Lombardia abbia svolto un’attività di coordinamento con le altre regioni firmatarie dell’accordo, resta la critica di fondo all’efficacia e alla pertinenza delle disposizioni previste dall’accordo stesso, commisurate alla dimensione dell’emergenza smog sul lungo periodo” si legge in una nota stampa diffusa da Legambiente Lombardia.

Non solo PM10, anche l’ozono, tipico del periodo estivo, preoccupa per la salute dei lombardi. Tanto che nell’estate 2017 è stato avviato il progetto CAPTOR grazie al coinvolgimento dei cittadini volontari che hanno installato nei loro giardini i dispositivi di rilevamento delle concentrazioni di O3. Andando a confrontare le città che hanno superato i limiti rispettivamente per le polveri sottili e per l’ozono troposferico nel 2017, la classifica vede la città di Cremona prima in questa drammatica lista con ben 178 giorni di inquinamento rilevato (105 per le polveri sottili e 73 per l’ozono); Pavia 167, Lodi, Mantova e Monza seguono a pari giornate con 164 giorni di inquinamento totale, Milano con 161 si posiziona a breve distanza.

A poche settimane dalle elezioni regionali per la Lombardia, Legambiente ha deciso di avanzare un appello ai candidati: «La politica non può girarsi dall’altra parte di fronte ad una situazione che non è più emergenziale, ma cronica – sottolinea Barbara Meggetto – Sugli interventi per migliorare la qualità dell’aria che respiriamo i candidati alla presidenza della Regione Lombardia si giocano il futuro della salute dei cittadini».

Ecco, dunque le richieste ai candidati alla presidenza di Regione Lombardia:

Stop agli investimenti per l’estensione della rete stradale e autostradale, trasferendo le relative risorse al potenziamento del TPL e all’infrastrutturazione elettrica delle reti di mobilità

– Messa al bando dei diesel con una strategia a tappe ravvicinate per arrivare ad una “Lombardia libera da diesel” entro il 2025. E nel frattempo: fuori i diesel e i veicoli più inquinanti dalle città, con standard sempre più elevati da dover rispettare per poter accedere alle aree urbane

– Conversione del parco circolante verso la trazione elettrica

– Implementazione delle infrastrutture urbane per la mobilità ciclo-pedonale

– Potenziamento dei controlli su emissioni auto, caldaie e edifici, prevedendo un sistema sanzionatorio efficace

– Riqualificazione degli edifici pubblici e privati, per ridurre i consumi energetici e le emissioni inquinanti

– Ridisegnare strade, piazze e spazi pubblici delle città, creando zone 30 e ampie aree pedonali

– Aumentare il verde urbano sia nelle vie del centro che nelle periferie, ma anche sugli edifici

– Affrontare un programma per la riduzione delle emissioni dal comparto agricolo e zootecnico.

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