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Befana sul Lambro 2018: dopo 31 anni è arrivato l’ultimo atto?

Befana sul Lambro 2018: dopo 31 anni è arrivato l’ultimo atto?

3 Gennaio 2018

Eppure, data l’allegria e i tanti sorrisi che riempiono il laboratorio di Agliate, viene difficile pensare che molto probabilmente questo sarà l’ultimo anno della Befana sul Lambro. Parlando con Enrico Mason però, l’ideatore di questa teatralizzazione che ogni anno, il 5 gennaio, fa sognare grandi e piccini, pare di percepire proprio questo: “la nostra befana – ci dice – ha fatto il suo percorso. Forse è giunto il momento di cambiare scenario e farla vivere in altre circostanze”. Non a caso, il simbolo di quest’anno è proprio la Fenice: la Befana sul Lambro, dunque, rinascerà dalle sue stesse ceneri in altre forme. Magari nelle scuole, o nelle associazioni. Insomma, non sparirà proprio del tutto. Ma rimane il fatto che è un gran peccato.

Noi di MBNews abbiamo deciso di andare a dare una sbirciatina all’interno del laboratorio di Enrico Mason, in via dell’Isola ad Agliate, per vedere a che punto sono i lavori e ci siamo trovati in mezzo ad un gruppo di lavoro fantastico: storie, canti, risate e una bella merenda con pizza e thè caldo. Insomma un bel pomeriggio che ha fatto star bene noi ma che sicuramente ha regalato moltissima speranza ai dieci richiedenti asilo che da tre anni fanno parte del team della Befana sul Lambro e che in questo laboratorio hanno trovato una nuova casa: “sono sempre tanti i richiedenti asilo che ogni anno ci chiedono di poter venire qui a darci una mano: si vede che è girata la voce che qui da noi si sta bene, e questo ci riempie di gioia – afferma MariaGrazia Mason, la figlia – questi ragazzi hanno tutti un vissuto molto particolare, storie gravi. Uno di loro, per esempio, è sempre al telefono con la mamma che è in Bangladesh e sta male: per loro è importantissimo avere qualcosa da fare durante il giorno perché sono impegnati in qualcosa, la mente si svaga e spesso, con i nostri sorrisi, riusciamo ad alleggerire le loro giornate”.

La trilogia dei migranti: in scena l’ultimo capitolo

E i migranti non sono solo degli aiutati ma i veri e propri protagonisti della teatralizzazione che andrà in scena il 5 gennaio sotto il ponte di Agliate con l’ultimo capitolo della trilogia a loro dedicata. Una saga iniziata nel 2016 con “Panthalassa. Siamo mare”, sulla sorpresa e la drammaticità dell’arrivo; seguita poi l’anno successivo da “Lambralalanguabangla” sulla difficoltà e la bellezza dell’incontro.

Il 2018 è l’anno di “Snaturature sul fiume” e a spiegarci il significato di questa Befana, che oramai ha conquistato il cuore di molti brianzoli, è proprio Enrico Mason: “Tre anni fa abbiamo iniziato a collaborare insieme a questi richiedenti asilo e abbiamo deciso così di dedicare a loro la nostra befana: abbiamo iniziato con il tema dell’arrivo, poi dell’incontro e ora, l’ultimo capitolo, è dedicato alla condivisione – ci spiega – quest’anno la Befana vuole dire che condividendo si impara che non esiste una natura nostra data una volta per tutte, ma solo snaturature che ci fanno cambiare e ci rendono migliori”. E infatti, il bello di questa Befana è proprio l’unione e la condivisione della tradizione tipicamente italiana con la simbologia degli immigrati che hanno suggerito di far arrivare la Befana a cavalcioni su una tigre, animale importantissimo e di grande valore per la loro cultura. Ma poi ci saranno anche centinaia di lanterne che andranno ad illuminare il Lambro al passaggio di barchette bianche, un ricordo a tutte quelle persone che hanno perso la vita durante la tragica traversata verso il nostro Paese e un grande pentolone contenente due uova, simbolo di nascita. Fiori, uccelli, luci … c’è davvero tanta roba e vale davvero la pena farsi trovare sotto il ponte di Agliate, il 5 gennaio, alle 18.30.

Enrico Mason: “per favore, non chiamatelo spettacolo”

Cappello di lana, sciarpa rossa e una folta barba bianca. A guardarlo bene sembra quasi Babbo Natale. In realtà, Enrico Mason, è il Re della Befana. Quella sul Lambro. E’ alla serata del 5 gennaio lui ci tiene tantissimo: “è iniziato tutto quando mia figlia era piccola, l’ho fatto per lei – ci racconta – poi è diventato un qualcosa per tutti e abbiamo continuato su questa strada. La Befana arriva sempre in un momento particolare, è passato il Natale, l’anno nuovo è iniziato e le famiglie hanno smesso in un certo senso a pensare al mito della Befana e così facendo hanno smesso di trasmettere questa nostra tradizione ai più piccoli. E’ un peccato: c’è ancora bisogno di magia. Noi dobbiamo continuare a sognare, e anche i bambini”. Ed è proprio questo lo scopo di quello che Enrico Mason chiama teatralizzazione: la ripoeticizzazione di un mito, che da un lato affascina, dall’altro spaventa un po’. Che c’è e non c’è. E che, venerdì, farà (forse) il suo ultimo passaggio sul Lambro per il 31esimo anno consecutivo.

 

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Melissa Ceccon
Laureata in Lingue e Letterature Straniere alla Cattolica di Milano. Mamma e moglie. Scrivo sempre e da sempre: nel 2008, il mio primo articolo di cronaca locale. Da allora, non ho più smesso. Sul web racconto anche di libri e di mamme. Nella mia borsa non mancano mai: un romanzo, una penna, un blocco per gli appunti e lo smartphone per catturare immagini e video delle notizie più interessanti.


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