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Assolombarda porta a Monza la storia delle Distillerie Branca

Assolombarda porta a Monza la storia delle Distillerie Branca

30 Gennaio 2018

L’economia non è fatta solo di numeri, bilanci ed utili. E’ fatta anche, se non soprattutto, di valori fondamentali quali la tradizione, la qualità e l’innovazione. E di un corretto equilibrio tra intelligenza, cuore e coraggio. Questo sapiente assemblaggio di ingredienti determina il successo e la crescita di un’azienda. Proprio come nel caso della Fratelli Branca Distillerie, che dal 1845 produce ed esporta in tutto il mondo il Fernet Branca. Dietro al famoso amaro, infatti, c’è una formula segreta, capace di mettere insieme 27 erbe, spezie e radici. Nel corso dei decenni l’azienda milanese ha aggiunto alla propria offerta una serie di brandy, champagne, liquori, vermouth, whisky e vini. Dal Brancamenta al Caffè Broghetti fino al Cointreau. Solo per citarne alcuni. Una storia esemplare, quella della Fratelli Branca Distillerie. Che, dalla sua base nel centro di Milano, grazie al contributo di oltre 250 dipendenti e alle materie prime raccolte in quattro Continenti, oggi distribuisce i suoi prodotti in 160 Paesi. Un modello unico, anche nella sua attenzione all’arte, alla comunicazione, alla cultura e alla formazione. Non a caso, quindi, Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza ha deciso di inaugurare proprio con la Fratelli Branca Distillerie i propri “Monday night: Aperitivo con…”. La nuova rassegna, che nel corso del 2018 proporrà quattro appuntamenti, con il prossimo in calendario il 16 aprile, ha portato a Monza Niccolò Branca, dal 1999 Presidente e Amministratore Delegato dell’azienda milanese. Un imprenditore con studi umanistici alle spalle e un presente anche da scrittore. Tutte cose che gli danno la capacità di essere una persona in grado di andare ben al di là degli affari economici.

“Il marchio Fernet Branca è nato dalla volontà del mio avo, Bernardino, di unire il saper fare italiano con la natura – afferma Niccolò Branca – un percorso alla ricerca dell’eccellenza e dell’elevata qualità, che prosegue ancora oggi, dopo 173 anni. Tanto che – continua – l’anno scorso il Fernet Branca è stato il primo prodotto italiano nel settore liquoristico ed uno dei brand più in crescita nel mondo”. Un risultato che è frutto della messa in pratica del motto  della Fratelli Branca Distillerie: “Novare Serbando”. Un’espressione latina che indica la volontà di fare ricerca, sviluppo, innovazione. Senza, però, dimenticare i valori della tradizione e le conoscenze del passato. Un esercizio piuttosto complicato. Si tratta, infatti, da un lato di adeguarsi ai bisogni dei consumatori e all’evoluzione socio-economico. E, dall’altro, di conservare le caratteristiche principali della propria identità.

La storia della Fratelli Branca Distillerie dimostra che per raggiungere traguardi ambiziosi bisogna saper crescere insieme ai propri dipendenti. “Gestire il capitale umano è uno dei punti più difficili perché si ha a che fare con persone che hanno il proprio modo di essere e le proprie preoccupazioni – afferma il Presidente e Amministratore Delegato dell’azienda milanese – per questo cerchiamo di creare un ambiente il più possibile benefico ed accogliente, condividiamo i nostri obiettivi con i dipendenti in modo che aumenti il coinvolgimento e la partecipazione alle finalità del loro lavoro”. Per affermarsi sul mercato globale è necessario avere radici ben solide da cui partire. Ecco perché l’azienda di bevande alcoliche, fondata nel 1845, non ha mai rinunciato al proprio legame con Milano. “Siamo riconoscenti verso la città in cui siamo nati e la Lombardia – spiega Niccolò Branca – vanno in questa direzione la restituzione a Milano della Torre Branca ormai in disuso, il restyling della nostra vecchia ciminiera, divenuta un’opera di street art, l’apertura al pubblico della Collezione Branca”.

 

In 173 anni di vita, la Fratelli Branca Distillerie ha dovuto affrontare scelte difficili. “Nel 2000 l’Argentina è diventato per noi un Paese d’elezione – racconta il Presidente e Amministratore Delegato – poco dopo c’è stato il default e, come tante altre aziende, abbiamo pensato all’ipotesi di andare via. Dopo diverse valutazioni, nonostante l’iniziale pesante calo delle vendite, siamo rimasti in Argentina e abbiamo lanciato un nuovo amaro – continua – questa scelta, nel tempo, ha pagato e ancora oggi siamo considerati un punto fermo dell’economia del Paese sudamericano”. D’altro canto un imprenditore deve avere anche la capacità di affrontare le negatività e trasformarle in opportunità. Un approccio mentale che mette da parte le facili lamentele e consente di abbracciare con fiducia il cambiamento. Una caratteristica quanto mai necessaria nell’attuale contesto socio-economico.

L’innovazione, quindi, prima di essere tecnologica, è innanzitutto umana. Ecco perché Niccolò Branca, appassionato di meditazione, ha coniato un nuovo concetto da porre alla base dello sviluppo della propria azienda: l’economia della consapevolezza. “L’azienda è un organismo vivente, fatto dalle tante persone che vi lavorano ed hanno a che fare con essa – spiega – in questo senso non è qualcosa che produce soltanto utili, ma deve puntare a fare il bene dell’intera comunità. Con l’obiettivo – continua – di raggiungere la dignità di essere nel fare”. Un concetto che si lega fortemente alla sostenibilità aziendale. E ad una visione olistica del mondo produttivo. Che è profondamente interconnesso alle persone, alla naturalità e qualità dei prodotti, alla tutela dell’ambiente e alla sicurezza sui luoghi di lavoro. Un insieme di valori che, in qualche modo, è rappresentato anche nel logo della Fernet Branca, un’aquila che afferra la bottiglia del famoso amaro mentre sorvola il mondo. “Metlicovitz inventò questa immagine alla fine dell’Ottocento – racconta Niccolò Branca – riuscì ad unire la forza dell’aquila, l’autenticità della natura e la diffusione internazionale del prodotto”.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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