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Teatro, a Monza un corso per capire meglio se stessi

Teatro, a Monza un corso per capire meglio se stessi

18 Dicembre 2017

Recitare non significa imitare qualcun altro, ma trovare se stessi. E’ questo il concetto più importante del Corso teatrale di base per adulti, che si svolge al Centro civico San Gerardo. Una proposta formativa, al contrario di quanto avviene di solito in questi casi, prima orientata alla ricerca espressiva, poi all’acquisizione della tecnica. “L’attore è qualcuno che ha appreso le tecniche migliori per conoscere ed accettare a fondo se stesso ed ha accettato i propri limiti girandoli a suo vantaggio – spiega Anna Russo, ideatrice e conduttrice del corso – ha imparato a gestire le sue emozioni, ad usarle mediante le tecniche per far ridere o per far piangere, per incantare chi lo guarda. D’altro canto – continua – per interpretare un altro devi conoscere te stesso”. E allora, perché no? Regalati un corso di teatro. Le lezioni, che si svolgono il martedì dalle 11 alle 13 o il giovedì dalle 19 alle 21 in via Lecco, e presso altri centri civici e sedi cittadine, hanno un focus legato alle persone e alle relazioni che possono crearsi tra di loro.

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“Il corso di teatro base è incentrato soprattutto su creare situazioni di empatia con se stessi e gli altri, dove non ci si giudica e non si viene giudicati. Lo scopo finale è anche quello di creare un gruppo di persone coeso armonico e sincronico, nella speranza che oltre ad un gruppo di lavoro nasca un gruppo di nuovi amici – afferma Russo (foto in basso) – il corso insegna cosa significa ascoltarsi ed accettarsi, dà una infarinatura delle varie tecniche teatrali oltre che di mimica e di uso del proprio corpo. Per questo – continua la docente – non mancheranno esercizi fisici e di respirazione utili a sciogliere il corpo dalle rigidità, fondamentali per trovare un buon relax ed indispensabili per lasciar fluire le emozioni”. L’ultima tappa del Corso teatrale di base per adulti, che fornirà le conoscenze fondamentali su diversi aspetti quali regia, scrittura di un testo, luci, musica, suoni, è mettere in scena un pezzo in grado di far emergere le diverse tecniche acquisite. “Cosa sarà interpretato sul palcoscenico è ancora da decidere perché dipenderà dalle scelte in comune con i gruppi – spiega Russo, un’esperienza consolidata in anni di teatro terapia e teatro sociale, conduttrice di laboratori teatrali a Monza e in Brianza – sicuramente ci esibiremo in un posto pubblico, per il momento ho avuto la sicura disponibilità della sala del Nadamas di Monza, ma al più presto si aprirà la collaborazione con i teatri degli oratori cittadini“.

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Nei mesi di lezione, che termineranno a giugno, Anna Russo proverà a trasmettere ai suoi allievi, di età ed estrazione culturale diversa, dagli studenti universitari alle casalinghe fino ai lavoratori part-time, un concetto legato alla cosiddetta scatola scenica: “Il palcoscenico dove ci si esibisce è una realtà in miniatura, è il posto dove vanno in scena sentimenti, emozioni, risate, pianti isterici, dialoghi e monologhi – afferma – va in scena la realtà in uno spazio più piccolo e in un tempo più breve, vanno in scena i sentimenti, in modo condensato”. L’esperienza di un Corso teatrale consente a chi lo frequenta di ottenere benefici anche sul piano umano, sociale e relazionale. “Il lavoro teatrale passa fra gli attori una energia unica, quasi magica che lega le persone fra di loro alle volte per sempre – afferma Russo – si imparano tecniche che portano ad incontrare anche se stessi in mezzo agli altri, se stessi con il gruppo di attori, se stessi  attraverso il personaggio che si andrà ad interpretare, se stessi davanti ad un pubblico, alle volte anche giudicante”.

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Un percorso interessante e profondo di conoscenza del proprio io, che crea situazioni simulate in cui ci si può permettere di fare qualcosa che normalmente è impedito.“Nel contesto lavorativo, ad esempio, se il capo o un collega ti tratta male, una persona timida difficilmente reagisce – spiega la docente del Corso del Centro civico San Gerardo – in scena, invece, ci si può allenare a  gestire le situazioni di stress, si può apprendere come difendersi senza utilizzare atteggiamenti controproducenti per se e per gli altri. Si mettono in pratica, quindi, in un contesto libero e senza barriere mentali, le tecniche formative utilissime da spendere al di fuori della scatola stessa, nel reale quotidiano. – continua Russo – cose che, poi, potranno avere un’influenza positiva nella vita di tutti i giorni”. E, così, si chiude il cerchio che collega finzione scenica e realtà.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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