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Monza, promette 150mila euro in beneficenza e poi scompare. Ecco chi è "JP"

Monza, promette 150mila euro in beneficenza e poi scompare. Ecco chi è “JP”

7 Dicembre 2017

La città di Monza è stata vittima di un grosso raggiro da parte di un uomo d’affari austriaco che vive negli Stati Uniti. La somma di cui stiamo parlando è di 150mila euro ed è la quasi totalità di quello che avrebbero dovuto ricevere cinque associazioni per i loro scopi benefici.

I fatti risalgono allo scorso 30 agosto, quando lo stadio Brianteo ha ospitato la tradizionale partita di calcio per beneficenza che precede il Gran premio di Formula 1, evento da alcuni anni ribattezzato “Pit stop alla solidarietà”. Organizzatrici della manifestazione la Fondazione Mondiale Piloti per la Solidarietà (anche protagonista sul rettangolo di gioco con la Nazionale Piloti) presieduta da Mario Di Natale e l’agenzia di comunicazione e marketing “e.20” di Andrea Amighetti.

Ebbene, quella che si prospettava come un “flop” si era trasformata in una serata eccezionale. Grazie alla munifica donazione, 150mila euro appunto, arrivata a parole sul campo da un ospite di nazionalità austriaca, di cui gli organizzatori avevano tenuto riservato il nome, era stato realizzato il record storico d’incasso, ossia 164.280 euro. Dalla Scuderia Ferrari Club di Caprino Bergamasco e di Varese, una delle due selezioni sfidanti la Nazionale Piloti (l’altra era stata l’Assolombarda Monza e Brianza), avevamo saputo a fine partita che il benefattore era una benefattrice, cioè Anneliese Abarth, vedova di Carlo Abarth e ora presidente della fondazione che porta il nome del geniale imprenditore automobilistico. In realtà ora si è scoperto che non era lei, ma un suo connazionale amico presente al suo fianco, l’imprenditore multitasking Juergen Walter Pichler Levine, che nella foto d’apertura si nota sulla sinistra che allunga il braccio e fa “okay” con la mano, gesto che visto adesso pare proprio una presa in giro.

La Nazionale Piloti, in evidente crisi di “appeal” (solo l’ex ferrarista brasiliano Felipe Massa della Williams aveva aderito all’iniziativa tra i colleghi di Formula 1), era riuscita a richiamare allo stadio Brianteo solo un migliaio di spettatori (i biglietti venduti erano stati circa il doppio). A rendere la serata indimenticabile ci aveva dunque pensato lui, il “benefattore”, che aveva promesso di staccare un assegno da 150mila euro. A gioire quella sera erano stati, oltre alla Fondazione Mondiale Piloti per la Solidarietà, quattro enti benefici: il Comitato Maria Letizia Verga, il Progetto Slancio, Cancro Primo Aiuto e Heart Beat Moving Children.

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Peccato che quei soldi non si siano mai visti. Juergen Walter Pichler Levine, detto Jp ai tempi delle sue velleità canore (si è brevemente esibito anche al Brianteo), è letteralmente sparito dai radar italiani. A nulla sono servite le continue richieste di contatto e gli appelli lanciati dagli organizzatori e dalla stessa vedova Abarth, anch’ella amareggiata per la situazione venutasi a creare.

A fornirci qualche dettaglio è lo stesso Amighetti: “Lo scorso 30 agosto avevamo già compilato l’assegno cartonato per le foto di rito con la cifra di 14.280 euro quando questo signore, che tra le altre attività è un produttore discografico e cinematografico, ha fatto la promessa di donazione per un importo di 150mila euro. Di solito noi scriviamo la cifra dei soldi già incassati, ma in questo caso siamo rimasti indecisi perché si trattava di una somma importante. Dal momento che la vedova Abarth ci ha detto che era un suo amico e che questi aveva già provveduto con donazioni a favore di altri enti, ci siamo sentiti di aggiungere all’assegno i 150mila euro. Effettivamente navigando su internet abbiamo riscontrato altri atti di beneficenza annunciati da Juergen Walter Pichler Levine. Purtroppo, però, nel nostro caso la promessa non è andata a buon fine. Né ‘e.20’, né la Fondazione Mondiale Piloti per la Solidarietà, né la vedova Abarth sono riusciti a convincere questo signore a mantenere la parola data, effettuando il bonifico. Peraltro non si conoscono i motivi del suo ‘dietrofront’. A questo punto abbiamo deciso di non aspettare oltre e di consegnare la quinta parte del ricavato realmente entrato nelle casse, pari a 2.856 euro, a ciascuna delle cinque associazioni beneficiarie”. Aldilà della promessa di donazione non mantenuta, è evidente che la partita di calcio per beneficenza che precede il Gran premio di Formula 1 sia in crisi: ogni anno si incassa meno e non a caso i piloti che vengono a giocare sono sempre di meno… “È vero che se ci fosse il ferrarista Sebastian Vettel l’evento avrebbe più risalto mediatico – commenta Amighetti – però non credo che sia il disimpegno dei piloti la causa del calo di spettatori. Purtroppo è la tendenza alla partecipazione che si riscontra per gli eventi di questo tipo che è in continuo calo”.

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Tutte le organizzazioni coinvolte in “Pit stop alla solidarietà”, eccetto Cancro Primo Aiuto, hanno diffuso un comunicato stampa congiunto intitolato “Noi, parte lesa dalla spavalderia di un ‘benefattore’ privato”. Nella nota si legge che questi enti si sentono “rammaricati e dispiaciuti” perché “truffati dalla spavalderia del falso donatore”. Si conclude così: “Gli sforzi prodotti da parte di tutti coloro che si sono impegnati nella buona riuscita della manifestazione hanno avuto semplicemente l’intento di essere portatori di valori postivi attraverso una partita che, a sua volta, ha avuto l’unico obiettivo di fare beneficenza nel modo più trasparente possibile. Negli ultimi 9 anni la Fondazione Mondiale Piloti per la Solidarietà ha raccolto circa 272mila euro per le associazioni del territorio”.

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Ma chi è veramente Juergen Walter Pichler Levine? Probabilmente nessuno si è preso la briga di andare a fondo su questo personaggio di origini austriache, ma abitante in Texas. Allora lo facciamo noi e quello che abbiamo scoperto forse farà passare la voglia a qualcuno di sperare ancora nell’arrivo dei suoi soldi nella nostra città.
Partiamo dal suo profilo Instagram, dove ha 1 milione e 100mila followers, una cifra niente male. Si definisce “Static Security | Military – Support | Pilot | Finance – Production | Emergency Air Support”. In pratica fa un po’ di tutto: dal supporto militare (guardando certe foto l’impressione è che sia un mercenario) al pilota, dal produttore musicale e cinematografico al proprietario della più grande società di sicurezza del Sudamerica. Non per caso, subito dopo le sue attività, c’è un link che porta a un catalogo di 141 pagine, da far accapponare la pelle a noi italiani “brava gente”:  accessori ottici per pistole, fucili e mitragliatori, valigette portaproiettili, giubbetti antiproiettile, elmetti, valige portacarabine e portamitragliatori, eccetera.

Gli hashtag più usati sul suo profilo? Beach, music, security, terror, ballistic, guns, life… Se non vi siete inquietati abbastanza sfogliate le sue foto: con giubbetto dell’Interpol, con in mano una mitraglietta e tante altre con armi che a metterle assieme può da solo fare un colpo di Stato in qualche Paese africano. Nelle ultime settimane ha anche postato un’immagine con scritto in inglese “Fottili. Essi hanno bisogno di parlare di te per avere l’attenzione perché se essi parlano di loro stessi nessuno li ‘cagherebbe’”. Non sappiamo a chi si riferisse, ma non è che faccia una bella impressione. Potrebbe trattarsi di un’intimidazione nei confronti di certi giornalisti… Ma ne parliamo dopo. Perché su Instagram ci sono anche foto e video della sua esperienza monzese. Da brividi l’accostamento di armi di ogni genere e foggia col video in cui lui è immortalato coi ragazzi diversamente abili del Heart Beat Moving Children. Ringrazia la vedova Abarth per l’invito, la tagga, tagga pure Massa e altri personaggi meno noti e lancia l’hashtag #charity… Se fossimo a Striscia la notizia verrebbe facile la battuta: “Per carità, Mr. Pichler…”.

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Veniamo alle “trumpate” di “Jp”. E sì, perché pare che come il suo idolo Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, anche lui incorra in gaffe e bassezze memorabili. Che i giornalisti americani non gli perdonano. Come riporta Raw Story, alla notte degli Oscar 2016 il nostro “benefattore” ha pubblicato e poi si è affrettato a cancellare un post su Instagram contro la presenza dei neri alla serata di gala. Per la precisione ha postato una foto del conduttore della cerimonia di premiazione, Chris Rock, commentando, tra le altre cose: “Perché questa festa degli Oscar è nera??? Sto andando fuori di testa. Dio benedica l’America ma non queste scimmie”. Peccato che nella Nazionale Piloti non abbia giocato Lewis Hamilton perché magari il benefattore razzista dei monzesi sarebbe uscito anzitempo dal Brianteo schifato e non avrebbe raggirato nessuno… Pochi giorni prima aveva creato problemi alla sicurezza in occasione del Super Bowl, la finale del campionato di football americano. Pur avendo speso 14mila dollari per un posto Vip, era arrivato in ritardo alla partita perché non gli avevano dato il permesso di atterrare col suo jet privato all’aeroporto di San Josè.

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Come detto, tuttavia Juergen Walter Pichler Levine risulta essere nel web un vero benefattore. Qui lo vediamo mentre consegna un assegno di 2mila euro (in questo caso gli zeri sono solo tre) a un’associazione austriaca che combatte il commercio illegale dei cuccioli di animali. Peccato che sul suo profilo Instagram sia zeppo di foto che lo ritraggono armato a caccia di animali esotici nella savana…

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Questo austriaco trapiantato negli Stati Uniti ricorda molto un manigoldo passato per le nostre lande: Anthony Jon Domingo Armstrong-Emery, il britannico naturalizzato brasiliano che comprò la squadra di calcio del Monza e la lasciò fallire dopo che vennero scoperte le sue truffe finanziarie in giro per il mondo.

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Camillo Chiarino
Monzese da sempre, ma frequento assiduamente la Brianza perché amo la quiete e la natura. In particolare adoro la Valsesia, la terra dei miei antenati paterni. Giornalista professionista "tuttologo", mi piace scrivere in particolare di politica e sport. Sono tifoso di tutte le squadre cittadine di qualsiasi disciplina e seguo da vicino le partite del Monza 1912, della Vero Volley Monza e della Saugella Monza. A proposito di pallavolo, l’ho praticata per 17 anni in società della zona, ma quando capita non mi tiro indietro a giocare a nulla, soprattutto se l’invito arriva da una esponente del gentil sesso… Mi piace molto navigare in internet, visitare mostre e monumenti e assistere a concerti, in particolare di musica folk e celtica.


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