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Quindici anni di Monzainbici tra pedalate, buche e conquiste

Quindici anni di Monzainbici tra pedalate, buche e conquiste

1 Dicembre 2017

Quindici anni fa erano in 6, oggi sono diventati 350. Nella differenza tra il numero dei fondatori e quello degli attuali soci, c’è molto del percorso che MonzainBici ha fatto nella ormai sua lunga storia. Per il suo 15esimo compleanno l’associazione cicloambientalista, terza per iscritti nella Lombardia tra le affiliate Fiab (Federazione Italiana Amici della Bicicletta), ha voluto festeggiare con una serata nella sua sede di viale Libertà. Un’occasione per ripercorrere, tra un piatto di pasta, una fetta di torta e un bicchiere di prosecco, cosa è stato fatto dal 2002 in poi. Allora un piccolo gruppo di appassionati della bicicletta, quasi come dei precursori, decise di dare il via ad un’iniziativa  che per la Monza di 15 anni fa era quasi all’avanguardia. “L’idea è nata nel 2001, quando, tornato da un viaggio a Vienna, mi resi conto della pessima situazione di chi voleva raggiungere in bici Sesto San Giovanni da Monza – racconta  Massimo Benetti, uno dei 6 fondatori di Fiab Monza in Bici, di cui è stato presidente dal 2003 al 2010 e, oggi, addetto stampa – allora scrissi un articolo per denunciare lo stato delle cose, fui contattato dall’avvocato Beppino Motta e cominciammo a pensare di far sentire la nostra voce. A noi si aggiunsero altre quattro persone e, dopo più di un anno di chiacchierate, nel luglio del 2002 abbiamo fondato la nostra associazione”.

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Da allora di acqua sotto i ponti, o meglio di sellini sotto le due ruote, ne è passata tanta. Dalla partecipazione di Monzainbici alle Assemblee nazionali Fiab, di cui l’ultima nel 2017 proprio nel capoluogo della Brianza (vedi l’articolo), cicloraduni, escursioni, spesso con l’intermodalità bici+treno, convegni, manifestazioni, come quella nel 2008 contro l’eliminazione della ciclabile in via Monte Cervino e via Monte Bianco, iniziative quali il Punto Amico, Cioccobici e il censimento delle biciclette a Monza. Il bilancio dei primi 15 anni racconta di tante luci, ma altrettante ombre.

“Sicuramente negli anni è aumentata la sensibilizzazione dei cittadini sulle tematiche ambientali e della mobilità sostenibile, per cui oggi ci sono molti più ciclisti – afferma Benetti – la cosa più negativa è l’inerzia delle diverse amministrazioni comunali di Monza che, a parte un certo attivismo tra il 2002 e il 2007, quando furono messe nuove rastrelliere e costruite le ciclabili lungo il Canale Villoresi e in via Bergamo, hanno fatto davvero poco”. Anche per questo, il presente di Monzainbici, che registra una crescita di iscritti del 15% all’anno negli ultimi due anni, parla di tre battaglie fondamentali. “Il collegamento tra i 28 chilometri di piste ciclabili presenti in città – sostiene  l’addetto stampa di Fiab Monza in Bici – la manutenzione delle ciclabili, perché tra buche, spaccature, sporcizia e vegetazione invasiva diventano inutilizzabili e la moderazione del traffico, che aumenterebbe la sicurezza di chi usa le due ruote”.

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Gli obiettivi su cui puntare su cui l’associazione cicloambientalista monzese punterà l’attenzione nel 2018 sono sintetizzati nei 10 punti della lettera, che lo scorso 16 ottobre Monza in Bici ha consegnato al Sindaco, Dario Allevi e all’assessore comunale alla Mobilità e alla Sicurezza, Federico Arena (clicca qui). Tra questi la possibilità di raggiungere in bicicletta la metropolitana 1 a Bettola e a Sesto San Giovanni da Largo Mazzini lungo C.so Milano e via Borgazzi. Una battaglia che Monzainbici conduce almeno dal 2011. Recentemente anche con il massiccio sostegno, rilevato da un sondaggio condotto all’inizio del 2017, di molti commercianti delle vie cittadine che dovrebbero essere coinvolte dalla nuova pista ciclabile (leggi l’articolo). Su questo punto l’assessore Arena, che era presente alla festa dei 15 anni di Monzainbici, ha ribadito la sua perplessità. “Resto dell’opinione che su corso Milano esistono una serie di parcheggi, al servizio delle attività presenti in quella zona, che non possono essere eliminati – sostiene il rappresentante di Piazza Trento e Trieste – su tante altre tematiche, però, siamo sempre pronti a lavorare insieme ad un’associazione importante per la città di Monza. Dalla realizzazione di percorsi ciclabili alla loro implementazione, dalla punzonatura delle bici alla mobilità scuola-casa-lavoro”.

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Le intenzioni dell’attuale amministrazione comunale del capoluogo della Brianza, messe nero su bianco, sembrano essere serie. Nell’ultimo schema del Piano triennale delle Opere pubbliche 2018-2020 sono previsti 600mila euro per interventi sulla ciclabilità cittadina, 150mila per la realizzazione della passerella ciclopedonale Villoresi Oslavia-Valcava e 600mila per il collegamento ciclopedonale via Gentile e via Borgazzi (ecco il documento). Premesse positive per Monza. Che, però, deve fare i conti con un’arretratezza su molti aspetti della mobilità ciclabile, dalle corsie alla sicurezza, dalla limitazione della velocità alla riduzione della automobili. In una prospettiva che ormai, secondo l’associazione cicloamatoriale, va verso la moderazione del traffico più che verso la costruzione di nuove piste ciclabili. Come ci spiega il presidente di Monzainbici, Pasquale Scalabrino.

Il programma per il 2018 di Monzainbici è fitto di appuntamenti. Serate conviviali sui BiciViaggio in Danimarca, Parigi e Londra, gite in Lombardia, ma anche vacanze in Grecia, Slovenia e Croazia. Per non parlare della Fiera della Bicicletta ad aprile, di Bimbimbici a maggio e della Settimana europea della mobilità sostenibile a settembre. Prima di tutto questo, però, c’è ancora qualcosa in serbo per la fine del 2017. “Lanceremo in questi giorni una nuova targhetta da attaccare alle proprie biciclette – annuncia Scalabrino – c’è scritto ‘Bike to shop’ ed è un invito a fare gli acquisti di Natale senza utilizzare la macchina, ma con la propria bici. Abbiamo contattato i commercianti di corso Milano e via Borgazzi, che esporranno la vetrofania di questa iniziativa e la sosterranno anche con omaggi ai clienti”.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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