Cultura

Monza, al liceo Nanni Valentini l’alternanza scuola-lavoro che funziona

Si chiama "Beyond the skin" ed è la mostra realizzata dai ragazzi della V D in seguito a un'esperienza di alternanza scuola-lavoro in un centro di seconda accoglienza.

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La Buona Scuola, la riforma presentata dal governo Renzi nel 2014 e approvata l’anno successivo, ne aveva fatto il suo fiore all’occhiello: l’alternanza scuola-lavoro doveva essere la grande innovazione che avrebbe avvicinato gli studenti al mondo del lavoro, ed è stata invece più volte criticata dagli addetti ai lavori. Eppure può rivelarsi uno strumento valido: lo dimostra “Beyond the skin. Vita da migrante”, la mostra realizzata da alcuni ragazzi del liceo artistico Nanni Valentini di Monza proprio a partire da un’esperienza di alternanza scuola-lavoro in un centro di seconda accoglienza gestito dal Consorzio Comunità Brianza, ente capofila della rete RTI Bonvena.

Lo scopo era quello di documentare la realtà quotidiana del centro: per due settimane, durante l’estate tra il quarto e il quinto anno, i ragazzi e le ragazze che hanno partecipato al progetto hanno scattato foto, girato video e, soprattutto, raccolto le storie dei migranti ospitati dal Consorzio. Una volta conclusa l’esperienza hanno selezionato il materiale, lavorato sull’editing e il montaggio e, finalmente, hanno allestito la mostra: una 40ina di fotografie e alcuni video, che sono rimasti aperti al pubblico per poco più di due mesi negli spazi sotterranei della scuola, rimessi a lucido dagli studenti. La mostra, il cui titolo rimanda significativamente a un’inclusione capace di superare le differenze esteriori, è stata inoltre arricchita dall’installazione di alcune valige di legno, realizzate nel laboratorio di falegnameria del liceo come simbolo dell’esodo di ogni migrante.

 «Ad altri non è andata così bene, con l’alternanza scuola-lavoro, ma credo che se ci si dà da fare per trovare qualcosa di interessante, magari cercando nel volontariato, possa davvero diventare una grande opportunità – racconta Arianna Bergamin -. Per noi è stato un arricchimento sotto tanti punti di vista, non solo per quello lavorativo, ma anche e soprattutto per l’aspetto culturale e di informazione. Adesso quando si parla di accoglienza con i miei sono io quella che ne sa di più». «Non ho mai avuto molti pregiudizi – aggiunge Alice Talarico -, ma di certo ci hanno chiarito meglio dei luoghi comuni, come quello dei 35 euro al giorno a migrante». «Vivo a Monza da sempre e l’ho sempre considerata una città un po’ chiusa, di destra – racconta Giovanni Matteucci -. Mi ha stupito entrare in contatto con la realtà del volontariato e dell’accoglienza, è stata una bella sorpresa». «Mi aspettavo di incontrare persone tristi, invece questi ragazzi, perché nonostante quello che hanno passato hanno tutti più o meno la nostra età, tra i 16 e i 20 anni, hanno un’incredibile voglia di vivere – afferma ancora Talarico -. Abbiamo gli stessi argomenti, gli stessi interessi: erano appassionati di basket e ci siamo messi a parlare dei giocatori di Nba».

In apertura: Filippo Monti, Alice Talarico, Arianna Bergamin, Davide Radaelli, Giovanni Matteucci

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