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Il magro Natale dei commercianti: chiude anche "l'Ambiveri"

Il magro Natale dei commercianti: chiude anche “l’Ambiveri”

13 Dicembre 2017

Chiude un pezzetto di storia vimercatese. La notizia ha fatto il giro della città, lasciando tutti a bocca aperta: la Cartoleria Ambiveri di via Gaetano de Castillia sta per abbassare le saracinesche, dopo più di 70 anni di attività. I titolari della storica cartoleria (che definire cartoleria sembra davvero riduttivo), messi in ginocchio dalla crisi, hanno optato per la decisione estrema: «O si guadagna o si chiude», ha commentato Marco Ambiveri, nipote della celebre Vanda che tutti in città conoscono.

Non è probabilmente per il negozio in sé, ma per il fatto che tutti i vimercatesi almeno una volta nella vita hanno acquistato dall’Ambiveri colle, penne, cartelle, inchiostri e tanto altro ancora: con questa chiusura sembra un po’ di dire addio a un periodo storico, a un passato fatto di cose semplici, come il profumo di carta e di “scuola” che si respira ancora tra le mura dell’Ambiveri, e dei rapporti più umani che solo gli acquisti fatti nei negozi di vicinato potevano offrire.

Aprire la porta dell’Ambiveri era (ed è, anche se ancora per poco) come entrare in un negozio di altri tempi: per i mobili con le vetrate alte (fatti a mano, assicura Marco) per le bottiglie di inchiostro di una volta ancora esposte sui ripiani (quelle per il pennino, per intenderci), le cartelle con le fibbie su cui è ancora esposto il prezzo in lire; e ancora per i libri vintage (20mila leghe sotto i mari, per esempio) e per la signora Wanda, intramontabile, sempre con il suo grembiule nero e la sua cortesia. Dall’Ambiveri si trova tutto, è una garanzia: purtroppo però solo per poco ancora.

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I COMMERCIANTI: SEMPRE PIÙ DIFFICILE

Che il commercio di vicinato abbia subito una bella botta non è certo una novità, ma quando a chiudere sono le colonne portanti, un po’ di timore viene, timore per la fine di un’epoca. Basta fare un giro in centro, in orario non di punta, per rendersi conto che la situazione non è rosea: a parte le sempre più numerose vetrine vuote, le strade sono deserte e i negozi semivuoti; e più le vetrine si svuotano più la gente manca, più la gente manca, più i negozi chiudono.

La colpa, quasi per tutti, è dei centri commerciali: sono troppi e sempre di più e ammazzano i piccoli commercianti. Ma è anche della situazione viabilistica, delle caratteristiche del centro di vimercate, di una Ztl che non aiuta, di una serie di scelte che nel tempo hanno segnato il commercio locale. «Abbiamo avuto mesi difficilissimi, un ottobre e un novembre tra i peggiori di sempre» ha spiegato Andrea Assi, titolare del celebre negozio omonimo, aperto più di 70 anni fa in via Vittorio Emanuele.

A schiacciare i piccoli negozi di paese, secondo Assi, la grande distribuzione organizzata, il commercio online, ma non solo. «A Vimercate i negozianti pagano davvero tutto quello che potrebbero pagare. Cominciando da come è strutturato il centro: se una strada è chiusa, per aggirare la Ztl bisogna percorrere chilometri. Mancano i parcheggi e i pochi che ci sono sono a pagamento. Ovvio che chi va a fare shopping sceglie i centri commerciali, dove si parcheggia e in un attimo si entra. La situazione è davvero critica, e peggiora di anno in anno. Non so quale sia la ricetta, certo è che il pubblico, nel corso degli anni, ha fatto scelte che hanno creato parecchi danni. Ora è necessario intervenire, cercando di attirare gente a Vimercate, e ascoltando davvero le istanze di chi questa situazione la vive in prima persona. Prima che sia troppo tardi».

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Per molti, la situazione è colata a picco subito dopo la chiusura del vecchio ospedale, che attirava parecchie persone in centro. Come spiegano, per esempio, i titolari de Il Papiro di piazza Santo Stefano. «Il calo di fatturato, rispetto l’anno scorso è del 30%. Dicevano che ci sarebbe stata una ripresa, ma è sempre peggio. Non possiamo negare che anche noi ci stiamo pensando» commentano tristemente.

Insomma, la situazione è davvero problematica e sotto Natale non sembra migliorare: se una volta per servire i clienti sotto festività c’era bisogno di due o tre addetti vendita, adesso già una persona si annoia. «Bisognerebbe fare qualcosa per attirare gente, eventi, feste – continua la titolare del Il Papiro – Si, c’è il mercato della domenica, lo definiscono mercatino di natale, ma è come il mercato del venerdì: non ci cambia molto, anzi, specie se davanti all’entrara del negozio ci capita la bancarella cinese che vende prodotti di qualità inferiore a un prezzo stracciato…».

D’accordo anche la titolare dell’erboristeria Cento Erbe. «Non possiamo lamentarci, la nostra attività va bene – racconta – Sarebbe bello, però, che ci fosse più atmosfera natalizia, eventi tipici, qualcosa in grado di attirare più gente anche da fuori. Perché Vimercate ha un centro molto bello, negozietti di nicchia, bar e attività veramente particolari, è un peccato non valorizzarli».

La questione è senza dubbio problematica, anche perché è indubbio che i commercianti facciano davvero molto per tenere vivo il centro, come, per esempio, scegliere e pagare le luminarie per Natale, o tenere pulite le aree davanti alle vetrine. E più negozi sono in difficoltà, più esercizi commerciali chiudono, più la situazione si fa critica per tutti. Anche se, accanto ai numerosi che chiudono ogni anno, ce ne sono alcuni che aprono e che vanno bene (come Il chiccolino di caffè di Piazza Santo Stefano, che, grazie al suo mercato di nicchia, è riuscito a crearsi un buon giro di clientela), questo non basta a mettere le toppe a una condizione lacerata dalla crisi.

Che fare, dunque? La questione del commercio locale e dei negozi di vicinato, non solo a Vimercate, tiene banco da un po’ e continua a farlo anche sulla piattaforma di condivisione creata dall’Amministrazione comunale della città per raccogliere idee in vista del PGT. I commercianti, per esempio, chiedono che non venga estesa la Ztl, idea proposta da alcuni cittadini che vorrebbero che l’accesso al centro fosse totalmente impedito alle auto; proposta che secondo numerosi titolari di negozi darebbe il colpo di grazia al commercio locale. «Sarebbe come staccare  i tubi a un cuore appena operato – ha commentato Assi dando un’immagine colorita ma estremamente vivida della situazione attuale – Secondo me, invece, bisognerebbe migliorare l’afflusso di sangue a questo cuore malandato, ovviamente monitorando l’accesso al centro, ma permettendo alle macchine di entrare come ospiti, studiando un sistema di pagamento differente, magari non precedente ma successivo alla sosta».

La ricetta magica non c’è, ma forse qualcosa è possibile fare: chiedere ai cittadini, per questo Natale, di fare un regalo ai commercianti del loro paese, ovvero comprare i loro regali di Natale nel negozio sotto casa. Certo questo non risolverà il problema, ma forse aiuterà i negozianti a tirare un sospiro di sollievo, in attesa e con la speranza di un’inversione di rotta.

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Eleonora D'Errico
Giornalista professionista, appassionata di scrittura, lettura e parole. Per me la vita è riassumibile in alcuni concetti basilari: posti da vedere, persone da conoscere, vite da scoprire e storie da raccontare. Amo la natura, le mie due gatte, le cose semplici e il profumo delle pagine dei libri vecchi. Sono una sognatrice e un’idealista, credo fermamente nel potere del giornalismo costruttivo e nella forza delle parole.


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