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Giornata mondiale contro l'Aids. Le riflessioni del professor Gori

Giornata mondiale contro l’Aids. Le riflessioni del professor Gori

1 Dicembre 2017

Il 1° dicembre di ogni anno si celebra la Giornata mondiale contro l’Aids, dedicata ad accrescere la coscienza dell’epidemia mondiale di Aids dovuta alla diffusione del virus HIV. Dal 1981 l’Aids ha ucciso 35 milioni di persone, diventando una delle epidemie più distruttive della storia. Nonostante in tempi recenti l’accesso alle terapie e ai farmaci antiretrovirali sia migliorato in molte regioni del mondo, l’Aids miete milioni di vittime ogni anno.

A Monza opera l’HIV Cancer Center del Reparto di malattie infettive dell’Ospedale San Gerardo di Monza alla cui testa c’è il professor Andrea Gori. A lui abbiamo chiesto un messaggio importante riguardo a questo tema che purtroppo non riceve più l’attenzione mediatica che aveva negli anni Ottanta.

“Sono tre le riflessioni che voglio proporre ai lettori di MBNews – esordisce il professor Gori – C’è una convinzione molto diffusa che l’Aids sia un problema risolto sia dal punto di vista epidemiologico che della qualità delle cure. È una convinzione sbagliata. Con le terapie attualmente a disposizione si riesce solo a tenere sotto controllo il virus, cioè si interrompe la progressione della malattia. Con le cure le persone infettate, non avendo più il virus replicante, cessano di essere contagiose. Ma sono cure, quelle antiretrovirali, che causano un abbattimento delle difese immunitarie il quale, a sua volta, spiana la strada a infezioni di vario tipo e a tumori. E del resto, se si interrompono le terapie per 3 giorni, la malattia riprende la progressione e torna a essere mortale nel 100% dei casi. Quindi è bene che tutti sappiano che non esiste ancora per l’Aids alcuna terapia per eradicare il virus né per guarire la malattia”.

La seconda riflessione del professor Gori riguarda le aspettative di vita e la sua qualità: “È vero che le aspettative di vita dei sieropositivi sono quasi uguali a quelle delle persone non sieropositive, ma in questo ‘quasi’ c’è molto da fare. E poi, oltre al fatto che c’è molta gente che muore ancora di Aids, la qualità della vita dei sieropositivi è diversa da chi non ha contratto il virus perché è soggetto più facilmente a sviluppare altre malattie”.

La prevenzione è il tema della terza riflessione: “Anche quest’anno il numero delle nuove infezioni sia a Milano che in Italia è stabile, il che significa che le politiche di prevenzione e informazione sono state un grosso fallimento. Se il numero degli infettati non cala vuol dire che non riusciremo a interrompere il diffondersi della malattia. Sono 400 i nuovi casi all’anno di sieropositività a Milano: praticamente siamo di fronte a un serbatoio che continua a riempirsi. La malattia non la si controlla trattando tutte le persone, ma provando a prevenire l’infezione con campagne efficaci, al contrario di come avviene adesso. Da un anno, per esempio, è stato introdotto anche in Italia il test per l’autodiagnosi dell’HIV, disponibile nelle farmacie, senza alcuna necessità di ricetta medica, per le persone maggiorenni. L’acquisto del test, con consegna contestuale di materiali informativi da parte del farmacista, consente una maggiore sensibilizzazione della persona coinvolta. Inoltre la possibilità di acquistare un test direttamente in farmacia dà una possibilità in più a quanti, per timore di una mancata privacy, non vogliono rivolgersi ai servizi sanitari o ai laboratori privati. Ebbene, spero che la presenza di questo test nelle farmacie italiane venga molto pubblicizzato da subito. Perché è utilissimo per diagnosticare precocemente le nuove infezioni e perciò avviare immediatamente le terapie necessarie a interrompere la catena del contagio. È lo strumento migliore che abbiamo per identificare il più presto possibile le persone con HIV. Ben il 40% delle nuove infezioni viene scoperto in maniera tardiva, cioè almeno 10 anni dopo il contagio. Un periodo di tempo durante il quale il contagio si diffonde abbondantemente. Si potrebbe dunque fare come a Londra, dove hanno avviato un’azione massiva, con la distribuzione gratuita degli autotest, presso la comunità gay, che ha un’altissima percentuale di sieropositivi”.

A Milano, come scritto, le infezioni non diminuiscono: ogni anno i nuovi casi sono circa 400, cioè il 10% di quelli nazionali. All’Ospedale San Gerardo i pazienti trattati sono circa 1800, mentre a livello di residenti in provincia di Monza e della Brianza sono poco più di 2mila, ossia circa un decimo di quelli lombardi.

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Camillo Chiarino
Monzese da sempre, ma frequento assiduamente la Brianza perché amo la quiete e la natura. In particolare adoro la Valsesia, la terra dei miei antenati paterni. Giornalista professionista "tuttologo", mi piace scrivere in particolare di politica e sport. Sono tifoso di tutte le squadre cittadine di qualsiasi disciplina e seguo da vicino le partite del Monza 1912, della Vero Volley Monza e della Saugella Monza. A proposito di pallavolo, l’ho praticata per 17 anni in società della zona, ma quando capita non mi tiro indietro a giocare a nulla, soprattutto se l’invito arriva da una esponente del gentil sesso… Mi piace molto navigare in internet, visitare mostre e monumenti e assistere a concerti, in particolare di musica folk e celtica.


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