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Fiume Seveso sorvegliato speciale. Pro e contro delle vasche di laminazione

Fiume Seveso sorvegliato speciale. Pro e contro delle vasche di laminazione

21 Novembre 2017

Il Seveso è un fiume che fa paura. Basta un giorno di incessante pioggia per far partire l’allarme: rischio esondazione. A farne le spese, di solito, è Milano. Ma di mezzo ci va anche la Brianza: Meda, Bovisio, Cesano Maderno, Lentate … tanto per citare alcuni dei comuni che si trovano spesso a dover fare i conti con le acque del fiume lombardo. Nella mente di molti cittadini sono ancora vivide le immagini dell’alluvione del 2014 che aveva messo in ginocchio la città milanese con danni stimati per 100milioni di euro e, insieme a lei, aveva messo a dura prova anche i più piccoli comuni brianzoli. Da quella tragedia sono passati tre anni ma la situazione è rimasta sempre la stessa: si lavora sull’emergenza, non sulla prevenzione. Cioè, si aspetta di contare i danni, piuttosto che evitarli. Di chi è la colpa? Gli esperti parlano di troppa urbanizzazione: sono le case, le strade, i ponti che non fanno da passante per le acque del Seveso che, non trovando sbocchi ma solo tappi, non hanno altra soluzione che invadere le strade. In 140 anni sono state 342 le esondazioni del Seveso che hanno colpito Milano. Cioè, due volte l’anno. L’ultima, nel 2014, dopo la quale – in tempi record – era stato approvato un piano di messa in sicurezza: conclusione lavori, fine 2016.

A Senago il cantiere fantasma: che fine ha fatto la vasca di laminazione?

Un terreno di oltre 800mila metri quadrati: la vasca di laminazione del comune di Senago sarebbe stata il primo baluardo contro la furia del Seveso. L’acqua verrebbe incanalata nel canale scolmatore di nord-ovest per poi essere smistata nelle varie vasche che, dopo la piena, verrebbero svuotate in totale sicurezza. Dopo il tavolo di emergenza che ha riunito tutti gli enti competenti nel 2014 si era deciso: inizio lavori giugno 2015, fine lavori dopo esattamente un anno, a giugno 2016. Ma qualcosa non va come dovrebbe e tutto viene posticipato di mesi e mesi tanto che il cantiere di Senago prende il via solo nell’ ottobre del 2016, con un ritardo di quasi un anno e mezzo sul crono programma. O meglio, così doveva essere. La bonifica del terreno si è protratta più del dovuto, alcuni ritrovamenti archeologici avrebbero ostacolato l’inizio dei lavori e così tutto si è fermato, di nuovo. Ora, nonostante il Seveso continui a far paura viste anche le recenti piogge che hanno riacceso i riflettori sulla questione, la vasca di laminazione di Senago rimane un cantiere fantasma: la nuova data di inizio lavori, oggi, è fissata per aprile 2019.

A Lentate sul Seveso previste due nuove vasche: nell’anno nuovo il via a lavori

Costerà circa 16milioni di euro la nuova vasca di laminazione di viale Brianza, l’opera di ingegneria idraulica destinata a contenere le esondazioni del Seveso.

laura_ferrari_600x315 Tutto pare essere pronto: il prossimo gennaio partiranno i lavori ma dal sindaco, Laura Ferrari, non arrivano buone notizie: “non ci hanno ancora dato il crono programma – dice – sicuramente tutto partirà nel 2018 ma non sappiamo quando con esattezza”. Il rischio, quindi, è di trovarsi un altro cantiere fantasma, come a Senago. Quella di Lentate sul Seveso, però, potrebbe essere una validissima soluzione contro le esondazione dato che si tratterebbe di una vasca di laminazione dalle grosse capacità: si parla di circa 1milione di metri cubi di acqua. Insomma, un  bel freno all’avanzate delle acque del Seveso verso Milano. Ma, dato che di acqua si parla, ognuno – come si dice – tira l’acqua al proprio mulino e il sindaco Ferrari puntualizza: “siamo assolutamente favorevoli alla realizzazione di questa vasca di laminazione – commenta – ma ad una condizione: che venga data la priorità a quella di via Tintoretto”. Ovvero alla vasca più piccola (circa 80mila metri cubi di acqua contenuta) che però risulta essere un’opera idraulica fondamentale per la salvaguardia del territorio lentatese: “il mio dovere di Sindaco è quello di pensare in primis al bene dei miei cittadini – afferma – oramai non si parla più di periodo di piogge ma di vere e proprie bombe d’acqua che non solo fanno esondare il fiume Seveso ma fanno anche esplodere le nostre fognature. Quindi ho richiesto che vengano effettuati anche alcuni interventi nelle aree agricole a nord di Via Tintoretto, mettendo in sicurezza  gli abitati di quella via, di via Petrarca e via Porta che solitamente si trovano cantine, garage e case allagate”.

Impatto ambientale negativo. C’è anche chi si schiera contro le vasche

Tra i vari progetti per tenere sotto controllo le piene del Seveso c’è un’altra grande vasca, a Bresso, nel Parco Nord: un bacino idrico artificiale di 250mila metri cubi che porterebbe al taglio di un bosco di quasi 4mila ettari. Un progetto fortemente voluto dal comune di Milano e da Regione Lombardia ma che ha acceso l’ira di alcuni cittadini bressesi, i residenti di via Papa Giovanni XXIII, e dello stesso comune di Bresso che, di tutta risposta, hanno presentato ben due ricorsi al Tribunale Superiore delle acque pubbliche: il primo, quello dei cittadini, è stato respinto per inammissibilità della richiesta mentre il secondo, quello del comune, pare essere ancora pendente. La vasca di laminazione in questione, secondo i cittadini di Bresso, sarebbe un’evidente alterazione dell’habitat naturale del Parco Nord e porterebbe ad un reale rischio sanitario per gli abitanti della zona. La questione, dunque, sarà addirittura portata sui banchi del Parlamento Europeo, a Bruxelles, l’anno prossimo dando uno spiraglio di fiducia a tutti coloro che sono convinti che la distruzione di un bosco di 4mila ettari non sia la soluzione più adatta a fermare le piene del Seveso.

Perché il Seveso esonda? I numeri fanno chiarezza

Dicevamo: il problema principale è la troppa urbanizzazione. L’acqua non ha punti di raccolta o assorbimento, quindi scorre. Il Seveso è un torrente lungo 52 chilometri e interessa ben tre provincie: Milano, Monza e Brianza e Como ma la parte più a rischio è nel tratto finale, cioè gli ultimi 19chilometri, che passano nel tratto milanese dove l’80% del territorio è urbanizzato. C’è un tunnel di cemento che passa sotto la città che dovrebbe avere la funzione di drenare l’acqua del Seveso ma che invece, durante le piene, fa esattamente il lavoro opposto. Il collo ad imbuto, infatti, può accogliere al massimo 45 metri cubi d’acqua al secondo. A dargli una mano, c’è il canale scolmatore, che da Paderno devia una parte del Seveso nel Ticino, ma questo può portar via 30metri cubi al secondo. A questo punto, tutto è saturo e il Seveso sbotta. E pensare che, cent’anni fa, in alcuni mesi dell’anno, il Seveso si ritirava lasciando vedere il suo alveo completamente prosciugato.

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Melissa Ceccon
Laureata in Lingue e Letterature Straniere alla Cattolica di Milano. Mamma e moglie. Scrivo sempre e da sempre: nel 2008, il mio primo articolo di cronaca locale. Da allora, non ho più smesso. Sul web racconto anche di libri e di mamme. Nella mia borsa non mancano mai: un romanzo, una penna, un blocco per gli appunti e lo smartphone per catturare immagini e video delle notizie più interessanti.


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