Dalla Spagna a Monza, l’indipendenza della Catalogna arriva in città

Dalla Spagna a Monza, l’indipendenza della Catalogna arriva in città

Da più di un mese è un tema che riempie anche le pagine dei giornali italiani. Il referendum sull’indipendenza della Catalogna, che si è svolto lo scorso 1 ottobre, è stato preceduto, accompagnato e seguito da accese polemiche tra il Governo centrale spagnolo e la Generalità, il governo locale della regione situata all’estremità nord-orientale della penisola iberica. Non hanno aiutato nemmeno i risultati delle urne, con più del 90% dei voti a favore dell’indipendenza e un’affluenza inferiore al 50% degli aventi diritto. Atti politici e giudiziari si sono susseguiti con una serie di colpi di scena, che hanno spaccato in due la Spagna. Da un lato i nazionalisti, dall’altro gli indipendentisti.

Mentre ancora vengono organizzate manifestazioni oceaniche a sostegno delle rispettive ragioni, la situazione attuale vede su un fronte il Governo spagnolo, guidato da Mariano Rajoy, che ha deciso di applicare, per la prima volta dal ripristino della democrazia nel 1978, l’articolo 155 della Costituzione. Il Governo della Catalogna, guidato da Carles Puigdemont, è sostanzialmente commissariato, il Parlamento locale chiuso e sono state indette nuove elezioni regionali per il 21 dicembre. Come se non bastasse, anche l’autorità giudiziaria è scesa in campo. Leader indipendentisti e politici catalani, compresi ex ministri, sono finiti in carcere con le accuse di malversazione, sedizione e ribellione. Puigdemont, dal canto suo, si è rifugiato in Belgio dove, raggiunto da un mandato d’arresto europeo, sta aspettando di sapere se sarà estradato in Spagna oppure no.

L’Unione europea e la comunità internazionale si sono schierate a favore del Paese iberico, in quanto unico membro di questa intricata vicenda riconosciuto dagli organismi e dalle istituzioni di tutto il mondo. L’indipendenza della Catalogna si è intrecciata, seppure con tutti i distinguo del caso, con il referendum sull’autonomia della Lombardia dello scorso 22 ottobre.  Ma non è solo questo il motivo per cui lo spinoso argomento è più vicino a Monza di quanto si possa pensare.

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Nel capoluogo della Brianza, infatti, da più di un mese campeggia una bandiera spagnola. Qualcuno di voi, l’avrà notata, esposta in bella vista con i suoi colori rosso e giallo, su un balcone di un palazzo signorile di piazza Citterio. Ebbene, quella bandiera non è lì per caso. Ce l’ha messa Javier Jorquera Alcaide, 41enne Direttore territoriale della Verisure, multinazionale nel settore sicurezza, che abita a Monza, con moglie e figlia, dal gennaio 2017. Uno spagnolo purosangue che, con il semplice gesto di esporre la bandiera del suo Paese al balcone di casa, ha voluto sostenere l’unità nazionale e le leggi che la regolano. E ad MBNews spiega cosa pensa del referendum sull’indipendenza della Catalogna, ma anche dell’Italia. E di Monza.

Signor Javier, da quanto tempo vive in Italia e a Monza in particolare?

Sono arrivato in Italia nel 2013 perché mi sono candidato per iniziare nel vostro Paese la start-up della Verisure, multinazionale del settore sicurezza per cui lavoro da 10 anni. Ho abitato prima a Milano, poi a  Cernusco sul Naviglio e sono a  Monza dal gennaio di quest’anno.  Devo dire che la vostra città è molto bella e vorremmo restare qui.

Di quale città spagnola è originario e come mai ha deciso di mettere la bandiera spagnola sul balcone della sua casa a Monza?    

Sono nato a Madrid e cresciuto nella Murcia, una Regione poco conosciuta, ma piena di attrattive, nel sud-est della Spagna. L’idea di esporre la bandiera è nata prima dell’1 ottobre, giorno del “referendum” famoso. Io e la mia famiglia volevamo semplicemente far notare la nostra posizione riguardo a tutta la vicenda catalana, perché percepivamo che la versione che stava arrivando dalla Spagna non era quella corretta. Quanto sta succedendo lì non è per niente simile ai discorsi che si fanno sull’autonomia della Lombardia e del Veneto. Poi abbiamo deciso di lasciare la bandiera fino al 12 ottobre, giorno della “Hispanità”, la nostra  Festa nazionale. Vedendo che la cosa era ormai diventata simpatica, abbiamo deciso di lasciare la bandiera, per il momento, a tempo indeterminato. Purtroppo in Spagna non siamo abituati ad avere rispetto per la nostra bandiera, come invece fate voi. Io credo che si possa volere autonomia o più indipendenza, ma non si deve perdere il rispetto per la bandiera, e dunque per il Paese.

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Cosa pensa dello scontro Barcellona-Madrid e della situazione attuale, che vede l’ex Presidente catalano Puigdemont fuggito in Belgio?

Il governo catalano semplicemente ha commesso delle grosse illegalità. Ha fatto un “colpo di Stato”, usando la sua maggioranza semplice nel Parlamento per far valere un potere che non ha. Inoltre ha snobbato l’opposizione e persino alcune figure che si trovavano all’interno del Parlamento catalano. Il resto è stata la logica conseguenza dell’atto vandalico commesso. Dalla brutta giornata dell’1 ottobre, quando la polizia ha solo dovuto far valere la legge, all’ordine di arresto per molti membri del Governo catalano. La decisione di Puigdemont di fuggire in Belgio, abbandonando i suoi colleghi  al proprio destino, è un’altra dimostrazione del suo credersi al di sopra della legge.

Quali saranno, secondo lei, i prossimi sviluppi della vicenda e come si concluderà?

Adesso la situazione , piano piano, sta tornando alla normalità. Ci saranno le elezioni regionali il 21 dicembre e se si vorrà fare un processo di indipendenza, si dovrà agire nella legalità. Quindi sarà necessario prima cambiare la Costituzione e poi vedere se la maggioranza della popolazione è d’accordo. Bisogna ricordarsi che gli indipendentisti non sono neanche il 50% della abitanti della Catalogna, anche se loro cercano di convincere tutto il mondo del contrario.

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Tre settimane fa in Lombardia c’è stato un referendum per chiedere l’autonomia. Cosa ne pensa?

Secondo me, anche se devo riconoscere che non so tantissimo di politica italiana, le due situazioni sono diverse per alcune ragioni fondamentali. Per prima cosa, l’apporto economico della Lombardia e del Veneto all’Italia è molto superiore a quello della Catalogna in Spagna. Le vostre due regioni hanno un bilancio economico positivo, mentre la Catalogna spende tantissimo e deve essere supportata dal resto della Spagna. Inoltre ci sono stati in passato diversi casi di corruzione, come quello famoso del “3 %”, cioè la commissione che prendevano i politici catalani per ogni concessione pubblica. L’altra grande differenza tra l’indipendenza della Catalogna e l’autonomia della Lombardia è naturalmente il processo democratico. Nel primo caso gli indipendentisti volevano dividere Spagna e non hanno rispettato la legge, nel secondo, invece, si è trattato di un referendum consultivo che la Regione ha indetto dopo essersi messa d’accordo con il Governo Italiano.

 

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Su Filippo Panza

Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.