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Ciak si gira: dal muto al digitale, cent'anni di storia del cinema a Monza

Ciak si gira: dal muto al digitale, cent’anni di storia del cinema a Monza

2 Novembre 2017

In principio fu il cinema Centrale. Correvano i primi anni del secolo scorso quando a Monza, nella parte Nord di quella che un tempo era chiamata piazza del Mercato e che oggi la toponomastica locale individua come piazza Trento e Trieste, veniva costruito il primo cinema di Monza: il cinema Centrale, appunto, anche se visti i tempi sarebbe più corretto chiamarlo cinematografo. Alla fine del 1932,  tuttavia, il piccone fascista decise di radere al suolo quella parte di piazza per fare spazio al primo lotto del palazzo comunale e così il Centrale, che aveva comunque già smesso la sua programmazione da alcuni anni, risorse pochi metri più in la, in piazza San Paolo al civico 5. La storia del cinema monzese inizia qua ed una storia fatta di anni d’oro e anni difficili.

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Di lunghe code fuori dal botteghino e di sale mezze vuote. Di festose inaugurazioni e di meste chiusure. Di film muti e di impianti dolby surround di ultima generazione. Cosa rimane a distanza di oltre un secolo da quelle prime pioneristiche proiezioni date? Cosa resta del cinema monzese che ha vissuto la sua età dell’oro negli anni Settanta e Ottanta? Cosa resta di quelle sale che hanno dovuto fare i conti con l’avanzare inesorabile dell’Homevideo, dei mega multi sala e poi delle piattaforme on line? Oggi in città sono sopravvissuti tre cinema, tutti e tre multisala, per un totale di sette schermi, oltre ad alcune sale d’essai come lo storico cinema Villoresi di piazza del Carrobiolo.

Il resto è completante sparito dalla geografia cittadina e sovente là dove una volta si accalcavano decine di monzesi e brianzoli in coda per vedere le ultime uscite, ci sono strutture abbandonate a loro stesse mezze degradate. E’ il caso del vecchio Apollo via Lecco, quasi al confine con Villasanta, un cinema tutto sotterraneo inaugurato nel 1977 e chiuso definitivamente nel 2004. Oggi la sala è in stato di totale abbandono. Gli ingressi sono sbarrati da delle cancellate arrugginite e alcuni anni fa venne preso d’assalto dai ragazzi del centro sociale Boccaccio in cerca di una sede. Il cinema Maestoso di via Sant’Andrea 23, situato in uno dei quartieri più ricchi di Monza, la zona Parco, attende invece di essere abbattuto per vedere risorgere dalle sue ceneri un supermercato con tanto di centro civico di quartiere. Il Maestoso venne aperto nel 1978 e alla serata inaugurale proiettò “Primo amore” di Dino Risi con Ugo Tognazzi e una giovanissima e bellissima Ornella Muti.

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Tornando nel centro storico e più precisamente in via Manzoni, dove adesso si trova un moderno edificio residenziale dai colori pastello, fino al 2005 c’era il cinema Astra, altra sala storica di Monza nata nel settembre del 1939 come cinema Reale. Un nome che ben si adattava a quell’Italia fascista e monarchica, ma l’8 settembre del ’43, con la fuga di re Vittorio Emanuele II a Brindisi, portò il gestore del Reale a cambiare l’intestazione, poco gradita ai dirigenti della Rsi e ai nazisti (il re era considerato un traditore), il cinema Margherita, cambia nuovamente dopo la guerra in un più neutro Astra. Restando in epoca fascista, è curioso il destino che ebbe nel Secondo dopoguerra la vecchia sede del Partito nazionale fascista che per alcuni versi ricorda quello di palazzo Carmagnola a Milano in via Rovello, usato fino al 1945 dai fascisti come sede della Legione Muti e poi trasformato da Giorgio Streler nel Piccolo. Bene, la sede del Pnf di via Passerini, situata dove adesso si trova l’Ufficio delle imposte, venne trasformato nel cinema Nuovo attivo dal 1946 e al 1959. Fra le prime pellicole a essere proiettate ci fu “Quinto: non ammazzare”, storia di un uomo che fa fuori la moglie per convolare a (in)giuste nozze con la sua giovane amante.

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Ma la sala più longeva è stata senza dubbio quella del Centrale di piazza San Paolo, che come abbiamo visto inizialmente si trovava in piazza Trento e Trieste, più o meno al posto del palazzo municipale. Iniziò la propria attività nel marzo 1929 e di lì a poco inizierà ad operare anche il cinema Moderno (poi Astoria) in via Zucchi. Fra le sue proiezioni più celebri compare senza dubbio “Intolerance”, film del 1916 proiettato nel 1931, 177 minuti di film senza sonoro col quale il regista, Griffith, rispose alle accuse di razzismo per avere realizzato l’anno prima un altro grande film, “Nascita di una nazione”. Il sonoro al centrale arrivò poco dopo, nella primavera del 1931. Vicino al centrale, in via Zucchi 10, c’era poi l’Astoria, nato nei primi mesi del 1930 e inizialmente chiamato Moderno. Sala piccola, situata in una via stretta nel cuore del centro storico di Monza, era considerata la “cenerentola” delle sale monzesi e infatti ebbe vita breve: chiuse i battenti a metà degli anni Settanta.

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Non so se sia vero, ma ho spesso sentito dire che a causa della vicinanza del distretto militare, negli ultimi anni di attività il locale veniva spesso utilizzato per incontri mercenari.  Fra le sale sparite dalla circolazione ce ne è una di cui forse pochi ricordano l’esistenza: il cinema Monza di via Borsa 65 nel quartiere Cederna, molto probabilmente nato per offrire svago al popoloso quartiere sorto attorno all’omonimo cotonificio. Era una sala di modeste dimensioni, di terza visione, e l’ingresso si trovava dove adesso c’è una tabaccheria. Il cinema venne inaugurato nel 1952 e chiuse nove anni dopo. Nell’ottobre del 1934 accanto allo scalo ferroviario, Mussolini in persona inaugurò il nuovo edificio della Gil, la Gioventù italiana del littorio dotata anche di un’ampia sala conferenza. Dopo la guerra, la sala venne trasformata in un cinema e debuttò nei primi mesi del 1948 con “Il ponte di Waterloo” prototipo del melodramma hollywoodiano che proponeva allo spettatore una Vivian Leigh reduce dal successo planetario di “Via col vento”.

Lo Smeraldo rimase attivo per quasi due decenni e chiuse nel 1966. Dopo la fine delle proiezione venne abbandonato a se stesso fino al Duemila quando l’amministrazione decise di varare un piano di recupero dell’intera struttura che comportò la trasformazione dell’ex sala in teatro, oggi conosciuto come Binario 7. Stessa sorte è toccata al cinema Manzoni, costruito nel centro di Monza intorno alla metà degli anni cinquanta e inaugurato nel settembre 1955 con la proiezione del musical “Sette spose per sette fratelli”. A lungo quella del Manzoni è stata considerata una delle sale più chic di Monza dotata di un ampio palco utilizzato in alcune circostanze anche per spettacoli di opera lirica e forse è stato proprio grazie a questa caratteristica che oggi è diventato un teatro con una programmazione di livello nazionale.

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Riccardo Rosa
Monzese di nascita, ma sogno California. Amo le serie tv americane e lo streaming (legale) oltre ad un'insana passione per la cara vecchia Inter. Ho 47 anni, ma nell'animo mi sento un 18enne, sempre alla ricerca di nuove esperienze con la mia nuova bicicletta fiammante. Ah già, dimenticavo: da anni sono un giornalista e con le lettere e il punto e virgola ho un rapporto viscerale. Cosa mi manca? Un biglietto aereo sempre pronto per i mari del Sud.


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