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Animali malati, a Villasanta la toccante storia della gattina Giulia

Animali malati, a Villasanta la toccante storia della gattina Giulia

20 Novembre 2017

Ormai è una verità anche scientifica. La visione dei propri animali, soprattutto nelle mamme, può attivare le stesse parti del cervello di quando si ha di fronte un figlio. A qualcuno potrà sembrare assurdo o esagerato, ma la storia che stiamo per raccontarvi sembra dare ragione a chi sostiene che il rapporto tra gli esseri umani e gli animali possa diventare così forte da arrivare quasi a considerare i nostri amici a quattro zampe dei veri e propri bambini. O, comunque, a tutti gli effetti, dei membri della propria famiglia. A cui si vuole un bene senza fine, soprattutto quando hanno bisogno di noi perché stanno soffrendo o sono in difficoltà. E’ proprio quello che è successo ad una signora brianzola di Villasanta e alla sua gattina, Giulia. Legate da un sentimento speciale e da un affetto lungo ormai 12 anni. La donna ha fatto nascere nella sua casa il felino, che è la figlia più piccola di una gatta che aveva già. Si fanno compagnia a vicenda, in una casa abitata anche da altri tre gattini. Insieme fanno i conti con una situazione economica non facile. Tutto, però, tra ristrettezze e rinunce, perfino sul cibo, va avanti più o meno normalmente. Fino a febbraio di quest’anno.

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E’ allora che a Giulia viene diagnosticata una malattia pemfigoide, una terribile patologia dermatologica, autoimmune e rarissima, che è dovuta alla produzione da parte dell’animale di anticorpi che “aggrediscono” alcuni costituenti della propria epidermide. La gattina di Villasanta, in pratica, è come se avesse la pelle bruciata. Nel mondo i casi come al suo, secondo la letteratura scientifica, si contano sulle dita di una mano. Dalla scoperta della malattia, nove mesi fa, inizia il calvario di Giulia e della sua padrona. Che si affida alla Clinica veterinaria Parco di Monza di Villasanta, dove il felino è stato seguito nel corso degli anni. “Purtroppo Giulia non sta rispondendo bene alla cura cortisonica e alla terapia antibiotica ed autoimmune – spiega  la fondatrice e direttrice sanitaria della struttura, la Dottoressa Stefania Pedroletti – soffre molto perché è come se le venisse via la pelle, è una cosa davvero impressionante. Inoltre – continua – recentemente, grazie all’ecografia, le abbiamo anche scoperto un problema toracico-addominale”. La situazione, già decisamente disperata per la salute della gattina, è resa ancora più tragica dalle condizioni economiche della proprietaria. Che arriva a togliersi il cibo dalla bocca pur di pagare le spese per la salute della sua gattina. “Le cure per la gattina sono molto costose, in media 150 euro al mese solo per i farmaci – afferma Pedroletti – poi ci sono i diversi esami diagnostici, ematologici, dermatologici e citologici, l’ecografia, la radiografia e l’ecocardiogramma. Secondo la mia filosofia del chi ha meno, paga di meno, stiamo cercando di venirle incontro in tutti i modi – continua – non le sto facendo pagare le visite e ho comprato parte dei farmaci necessari come fossero per la Clinica, quindi in sconto. Ho pure ottenuto tariffe ridotte dai diversi specialisti a cui mi sono dovuta rivolgere”.

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Oltre agli sforzi della Clinica veterinaria Parco di Monza di Villasanta, per portare avanti la terapia e far guarire Giulia sono arrivati anche aiuti esterni. “Un anonimo ha visto l’annuncio messo dalla signora su Facebook e ha fatto una donazione di 50 euro – racconta la veterinaria – ha partecipato alle spese anche un’Associazione benefica di animalisti della Liguria”. Nonostante tutto l’impegno, però, il futuro della gattina Giulia è appeso ad un filo. “Sto conducendo ulteriori indagini per ricalibrare eventualmente la terapia – spiega Pedroletti – vale sempre la pena curare gli animali perché la seconda strada è la morte, ma bisogna anche sapere che non sempre le cose possono andare bene e, a volte, con profondo dispiacere, è giusto decidere di non prolungare la sofferenza dell’animale”. La speranza, però, è l’ultima a morire. E per Giulia e la sua proprietaria non è ancora detta l’ultima parola.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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