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Roberto Andreoli verso l'Oman: "Corro con il piccolo Pietro"

Roberto Andreoli verso l’Oman: “Corro con il piccolo Pietro”

26 Ottobre 2017

Roberto è un papà come tanti, e allo stesso tempo un papà un po’ speciale. Oggi oltre a essere manager a Microsoft e fare tutti i giorni avanti indietro da Vimercate a Milano, corre. La corsa per lui è un po’ sport e un po’ vita.

Ma non è stato sempre così.

Nel novembre del 2010, Pietro, il suo bimbo di 6 anni, sta male: si scopre che ha una malformazione arterovenosa alla base del cervelletto che comporta una emorragia celebrale. Pietro combatte con la forza e con il sorriso dei suoi sei anni. Ma viene stroncato da un infarto, quando tutto sembrava tornare ad avere una possibilità. Pietro vola via lasciando mamma, papà e un fratellino, Riccardo. Tutto questo basterebbe, forse, per scrivere la parola fine.

Andreoli_run_Mbnews“Le crisi e le avversità spesso diventano occasione di crescita interiore. A volte penso che sia stato il mio piccolo Pietro a farmi calzare le mie prime scarpe da corsa. Probabilmente le conservo ancora. Di certo non avrei mai immaginato che con quelle o con altre avrei percorso tutti quei chilometri.”

La vita di Roberto cambia radicalmente. “E’ in momenti come questi che non bisogna lasciarsi sopraffare dalle difficoltà. Io l’ho fatto per mia moglie Enrica, per mio figlio maggiore Riccardo, e continuo a farlo tutt’ora per Michele ed Emma, che Pietro non l’hanno mai conosciuto. Mi sono reso conto che la vita è un po’ come la corsa…” racconta.

Già, la corsa: elemento che è diventato fondamentale nella sua vita, quasi come fosse una metafora. Roberto pesava 40 chili in più, fumava, la sua vita era un po’ pigra e sedentaria: mai avrebbe pensato di poter correre chilometri e chilometri, meno che mai nel deserto.. eppure. L’anno scorso, nel dicembre 2016, dopo mesi di maratone e mezze maratone, competitive e non, è partito alla volta del deserto della Namibia, uno dei più antichi del mondo.

Qui ha corso con pettorale nr. 6, per 106 km. Un sei ricorrente, come gli anni di Pietro, a tenergli compagnia. E una campagna di raccolta fondi per la ricerca contro il neuroblastoma con un obiettivo importante da raggiungere: 21.200 euro.

Tanta la fatica, le emozioni, le lacrime. “Perché il deserto?” “Mi piace: mi dà modo di essere solo con me stesso. Non è facile correre nella sabbia a 61 gradi. Il dolore fisico c’è stato, ma non potevo fermarmi. La duna più alta del deserto mi aspettava: 300 metri di salita e un panorama da togliere il fiato.

Roberto non si ferma, si sta preparando per una nuova grande avventura. Novembre ha in serbo per lui un altro deserto: “Ad aspettarmi c’è l’Oman. Dal 17 novembre una corsa di 165 km in completa autonomia alimentare. Sei tappe: un’impresa. Dovrò correre con lo zaino: all’interno vestiti, acqua, medicine, persino la pompa per aspirare il veleno nel caso venissi morso da un serpente. Gli organizzatori della gara ci forniranno solo l’acqua. Correre in mezzo alla natura, quella più incontaminata, sarà magico. Mi sento davvero piccolo confrontandomi con l’universo. Ma, a ben vedere, non sono mai solo, Pietro è con me. Corre al mio fianco. Sempre.

Per seguire la corsa di Roberto, leggere la sua storia e sostenere la sua campagna di raccolta fondi #desert4kids a favore di Una Milano, andate su www.ascoltoilsilenzio.com o sulla sua pagina facebook.

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Francesca Fornaciari
Intrappolatrice di storie, scrivo racconti e scatto fotografie, con quella che mi piace definire mente analogica. Sono perdutamente innamorata degli aeroporti, ma per viaggiare preferisco i treni. Laureata in filologia italiana, impegnata nel volontariato da sempre, amo i libri, il cinema e l'arte contemporanea.


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