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Furti auto di lusso, diciassette persone coinvolte in Lombardia

Furti auto di lusso, diciassette persone coinvolte in Lombardia

10 Ottobre 2017

I carabinieri del comando provinciale di Milano, dalle prime ore di questa mattina, hanno eseguito diciassette misure cautelari e patrimoniali nelle province di Monza, Milano, Pavia, Bergamo e Chieti, emesse dal Gip del Tribunale di Monza, nei confronti di 17 persone accusate a vario titolo di associazione per delinquere, aggravata dalla transnazionalità, finalizzata alla commissione di furti, ricettazione e riciclaggio di autovetture di lusso.

Le misure sono la conclusione di un’indagine svolta dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Monza, coordinata dalla Procura di Monza, su un sodalizio criminale operante prevalentemente nelle province di Milano e Monza e Brianza.

È partita da un controllo la maxi indagine svolta dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Monza in collaborazione con il Nucleo Investigativo regionale della polizia penitenziaria, effettuato nel marzo scorso a Muggió, dove i carabinieri hanno bloccato una bisarca con auto rubate a bordo.

Gli investigatori, coordinati dal Pm Franca Macchia, approfondendo quel controllo hanno di fatto smantellato un’organizzazione verticistica composta per lo più da cittadini albanesi e italiani, con precisi ruoli affidati a ciascun componente, capace di rubare, smontare e sostituire i telai delle auto di lusso rubate, Bmw, Audi, Range Rover e Jaguar, che venivano poi rivendute sia in Italia che all’estero, in particolare in Germania, Albania e Montenegro.

Le vetture, posteggiate nei parcheggi di hotel di lusso, in aree di sosta custodite e presso alcuni posteggi dell’aeroporto internazionale di Milano Malpensa, venivano rubate con l’utilizzo di disturbatori “Jammer” capaci di bloccare antifurti e gps. Le auto venivano poi nascoste in box affittati sotto falso nome e con falsi documenti, smontate e spedite in pezzi con numeri di telai e centraline modificati, oppure rimontate su telai di auto incidentate acquistate a poco prezzo.

Quindici le vetture sequestrate durante le indagini, partite nel marzo scorso, per un valore di un milione e settecentocinquanta mila euro. Il giro d’affari stimato per l’organizzazione era però presumibilmente superiore.

Questa mattina, durante l’esecuzione delle misure, gli inquirenti hanno sequestrato migliaia di euro nelle disponibilità degli indagati, hanno individuato capannoni nelle provincie di Monza, Milano, Pavia, Bergamo e Brescia, dove l’organizzazione stoccava il materiale utile al furto delle autovetture o per il successivo posteggio di quelle appena rubate.

Le auto, oltre ad essere rivendute all’estero, spesso venivano caricate su una chiatta destinata a Malta da dove poi partivano per le varie destinazioni. Venivano anche rivendute in italia, in Lombardia ma anche a Genova e Verona.

Per riuscire a seguire le attività del gruppo criminale, al vertice due cittadini albanesi e tra gli italiani anche qualche meccanico, gli inquirenti si sono avvalsi del servizio operativo internazionale, oltre che della collaborazione del nucleo investigativo della penitenziaria. Ad aiutare gli investigatori a chiudere il cerchio sull’organizzazione, sono stati i collegamenti tra alcuni detenuti finiti in carcere a seguito di una resistenza a pubblico ufficiale, che guidavano una delle auto rubate incluse nell’inchiesta.

Una volta che le auto venivano rubate, oltre ad essere private di gps, venivano bonificate in modo da evitare la presenza di microspie, così come i luoghi dove venivano nascoste prima di essere smontate. “Questo gruppo era composto da professionisti – ha commentato il Procuratore Capo di Monza Luisa Zanetti – utilizzavano strumenti sofisticati, c’era chi pedinava i proprietari, chi effettuava il furto e i tecnici che lavoravano alle auto. Abbiamo contestato loro anche il reato di sostituzione di persona, per l’utilizzo dei documenti falsi con cui si intestavano i box”. Poi il Procuratore ha concluso “grazie alla perfetta sinergia degli investigatori, con il Gip abbiamo contestato agli indagati l’associazione a delinquere di carattere transnazionale, il che significa un aumento di pena da un terzo alla metà”.

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Valentina Rigano
Nata a Milano nel '78', cresciuta in provincia di Monza e Brianza, sangue siculo-austro-serbo-toscano nelle vene, mi sento cittadina del mondo grazie alla passione per i viaggi passatami dai miei genitori. Studente irrequieta, ho scoperto la meraviglia del ricercare la verità degli accadimenti nel 2001. Grazie a un coraggioso direttore, ho iniziato dalla "cronaca di un marciapiede rotto", per arrivare a nera e giudiziaria passando dallo sport in tv, approdando alla famiglia MB News oltre che a collaborazioni con un'agenzia di stampa ed un quotidiano nazionali. Scrivere è la mia passione, un lavoro e anche un po' una missione:). Amo tutte le forme di sport e nel tempo libero mi rilasso in lunghi giri in auto cantando Ligabue a squarciagola o leggendo un buon libro spaparanzata in qualche parte del mondo, meglio se ci arrivo su un'auto senza finestrini o facendo l'auto stop! Mi direi "cronicamente combattiva, femminista progressista che rovescia le tazze di caffè e inciampa costantemente nei gradini e che sogna un faro circondato dal mare in tempesta dove scrivere libri...Un sacco di gradini per cadere"!!


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