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Desio, intervista a Spinelli dell'ex Palazzo del Mobile: "Recintare? No..."

Desio, intervista a Spinelli dell’ex Palazzo del Mobile: “Recintare? No…”

30 Ottobre 2017

A più di un mese di distanza dal brutto episodio di violenza accaduto all’interno dell’ex palazzo del Mobile di Desio abbiamo incontrato uno dei 50 proprietari dell’immobile per capire se e come è cambiata la questione sicurezza. Abbiamo intervistato Corrado Spinelli, che ci ha raccontato un po’ la storia e il futuro della struttura, forse pronta ad essere venduta e trasformata in qualcosa di positivo per la città.

Ricordiamo che l’Ex palazzo del Mobile, o meglio dire lo scheletro che ne resta, si innalza in periferia della città su piazza Giotto e la Valassina. Il “mostro” così tristemente noto un tempo era vetrina per 225 espositori e dava lavoro a 1000 persone, prima del declino e della chiusura. L’edificio oramai da parecchi anni abbandonato al degrado sotto tutti i punti di vista, svuotato di tutto, finestre rotte, muri scrostati, calcinacci a terra e infissi divelti è diventato nell’ultimo periodo riparo per senzatetto, immigrati irregolari, sbandati e vandali.

In questo periodo il palazzo è sotto i riflettori a causa della violenza commessa al suo interno, cosa è cambiato dopo un mese?      C’è più controllo da parte delle forze dell’ordine e del Comune. Infatti negli ultimi tempi le forze dell’ordine sono intervenute diverse volte sia per monitorare la zona sia per far uscire le persone che lo utilizzavano abusivamente come abitazione. Il problema però non è facilmente risolvibile perché è una struttura così grande è difficile da mettere in sicurezza e mantenere sotto controllo costantemente. In passato avevamo anche provveduto a mettere tutto in sicurezza, chiudendo le entrate e le porte, ma purtroppo si fa in fretta ad abbatterle.

palazzo del mobile desio

Allo stato attuale dunque quali sono le vostre alternative per risolvere il problema?
Noi proprietari abbiamo fatto diverse assemblee a riguardo, nelle quali è intervenuto anche il sindaco Roberto Corti, le soluzioni prospettate al momento sono due: la prima, richiesta proprio dal Comune, è quella di mettere una recinzione metallica con annesso allarme direttamente collegato alle forze dell’ordine locali. La seconda invece è la vendita, proprio durante l’ultima assemblea è arrivata una proposta di acquisto e ora stiamo valutando quale sia la strada migliore, attendendo anche nel fare i lavori, perché ovviamente in caso di vendita sarà preoccupazione del nuovo proprietario.

Come mai in questi 17 anni non si è mai arrivati alla conclusione di abbattere l’immobile così evitando di pagare tasse per una struttura inutilizzata?
Purtroppo i proprietari sono tanti, più di 50, e se anche qualcuno poteva essere d’accordo su un discorso dell’abbattimento, ottenere il consenso di tutti è difficile. Ora che però siamo arrivati al punto di rottura, tutti sono disposti ad accettare ogni cosa pur di liberarsene.

La sensazione ora come ora è che il vostro palazzo sia il problema principale della città, lei cosa ne pensa?
Il problema principale di Desio sembra davvero essere il Centro stile. E’ diventato un’arma sia per la giunta sia per l’opposizione. Sembra quasi che una volta risolta la questione tutto il resto  in città funzioni alla perfezione. Ovviamente così non è, visto che ad esempio ho paura ad andare in giro la sera visto le persone che si possono incontrare per strada, però cosa dobbiamo fare? Recintare il centro città? Per me il problema è a monte, perché anche se noi recintiamo e mettiamo in sicurezza tutto, i disagi che ora viviamo monili vivrà un’altro spazio vuoto.

Come proprietario ti senti in colpa di qualcosa per quello che accade all’intero visto che sono in molti ad aver puntato il dito contro di voi per non aver curato la vostra proprietà?
Penso che il problema principale sia stato quello di voler vendere la struttura da chiusa, perché una volta chiuso uno stabile di quella dimensione, senza muri e recinzione esterna, era chiaro fin dal principio che sarebbe caduto in degrado e diventato preda di sbandati e delinquenti. L’unico modo per tenerlo in sicurezza e venderlo era lasciarlo aperto per chi ncora all’interno ci lavorava.

Per concludere cosa ha da dire rispetto al comportamento delle istituzioni?
Parlando del Comune vorrei dire che da questo rudere incassa 90mila euro all’anno di IMU e poi non può pretendere che i proprietari affrontino queste ulteriori spese di sicurezza mi sembra eccessivo.

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Nicolò Calcagno
Nicolò Calcagno 27 anni, Alessandrino ma Brianzolo d’adozione. Liceo scientifico, studi umanistici. Amo la comunicazione e il giornalismo. Ho lavorato per Radio MilanInter, Radio Alex, Telelombardia, Official Made in Italy e Premium Sport. Attualmente collaboro con la redazione sportiva di Mediaset e racconto per MBNews tutto quello che succede a Desio e Lissone.


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