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Volontariato Sportivo Internazionale: da Vimercate ad Haiti - MBNews
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Volontariato Sportivo Internazionale: da Vimercate ad Haiti

Giulia, Francesco e Giacomo hanno deciso di passare le loro vacanze estive ad Haiti, con il CSI, lavorando come allenatori volontari.

Csi Haiti-Vimercate- MB1

Cosa unisce una laureanda in economia, un professore di lettere e uno studente di architettura? Una passione, quella per lo sport, e un sogno, quello di portarlo lontano. Così, Giulia Crippa, Francesco Baio e Giacomo Banfi, giovanissimi allenatori della DI.PO e dell’Ausonia hanno deciso di partire, quest’ estate.  La loro meta? Haiti. La preparazione alla missione impegna diversi fine settimana, tempo ed energie, ma l’entusiasmo è tanto. Il gruppo di allenatori diventa sempre più affiatato, finchè arriva il giorno della partenza.  E’ il 5 agosto, quando atterrano nella capitale, Port au Prince: davanti hanno un mese intenso, faticoso, ma pieno di soddisfazione. “Le aspettative – da parte mia – erano tantissime.” Racconta Giulia, 24 anni, “Lo scorso anno, sempre con il CSI, sono andata in Camerun. Ero curiosa però di vedere la realtà di Haiti, è la prima missione che ha dato inizio al progetto di Volontariato Sportivo Internazionale. Ero sicura sarebbe stato specialeHaiti-Vimercate, CSI  -MB2  Vimercate-Haiti CSI, MB3 La voglia di portare il proprio sport del cuore (che, per i tre vimercatesi, sono basket e calcio) brilla ancora negli occhi dei ragazzi, tornati da tre giorni in Brianza mentre raccontano come si componevano le giornate. “Lavoravamo divisi in due realtà molto diverse: da un lato una struttura molto bella, la Mission St. Charles Borromee, una sorta di oratorio ordinato, con campi e aule; dall’altro quella di Corail.” Quest’ultimo – mi spiega Francesco – è in un quartiere molto povero. Muri, lamiere, persone seminude, odori acri e tanta tanta poverà. “Il Centro a Corail non ha cancelli, solo campi. I bambini erano tantissimi, (anche più di 400!) alcuni di appena un anno. Molti di loro venivano a giocare lì, solo perché poi era assicurato loro un pasto. Era difficilissimo gestirli tutti” Le attività che sono stati chiamati a fare erano giochi e allenamenti, diversi da quelli che possiamo immaginare. Diversi soprattutto per i mezzi disponibili: attrezzature, strutture, ma anche per la lingua. “I primi giorni ero davvero sconfortato, arrabbiato con me stesso. Non riuscivo a esprimermi, a comunicare. I bambini erano tantissimi, e parlavano solo creolo. Non avevo pensato che metterli semplicemente in fila e spiegar loro un esercizio sarebbe stato così difficile.” racconta Giacomo. G.Banfi, Haiti CSI - MB7 La differenza l’ha fatta il creare sinergia gli uni con gli altri: un ponte con gli allenatori e i responsabili haitiani dei centri. “Le diversità culturali, di abitudini e di lingua non erano poche, ma volevamo fare qualcosa che andasse oltre le nostre tre settimane di volontariato, qualcosa che rimanesse e che anche i giovani animatori haitiani, avrebbero potuto rifare. Questo pensiamo sia un po’ il senso.” Alla domanda cos’è Haiti oggi, però, faticano a rispondere. Non bastano fotografie, o forse non sono necessarie. Bisogna visitare di persona gli slums, vedere di persona i prefabbricati costruiti sulle macerie, le missioni, gli orfanotrofi, gli occhi dei bambini illuminarsi per due tiri al pallone “In 3 settimane abbiamo visto così poco, ma siamo grati e onorati di aver preso parte a questo progetto bellissimo. Di aver portato la nostra passione tutta vimercatese anche in un Paese così lontano e povero.”  Perché lo sport regala sorrisi, anche quando è fatto di gesti in lingue diverse. Basta un pallone.  Giulia Crippa, Haiti CSI - MB4 Haiti CSI - MB6

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