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Sport per amputati, la seconda chance delle protesi tecnologiche

Sport per amputati, la seconda chance delle protesi tecnologiche

29 Settembre 2017

Camminare, correre, saltare, scalare, giocare a tennis e a beach volley. Possono sembrare alla portata di tutti. Ma, se si ha un arto amputato, diventano delle grandi conquiste. Che fino a qualche anno fa erano un sogno difficile da realizzare. Ora, invece, protesi-amputati-mb (Copia)stanno diventando una realtà sempre più consolidata. Lo dimostra anche la storia di Roberto Bruzzone, amputato sotto il ginocchio alla gamba destra dopo un grave incidente in moto. Roberto, da più di dieci anni, è un trekker di professione. Scalare le montagne e fare lunghe traversate sono diventate il suo pane quotidiano, ma anche uno strumento di rinascita individuale. La sua è una storia particolare (leggi l’articolo), che ha avuto più volte la ribalta televisiva ed è diventata un esempio per tutti quelli che hanno dovuto rinunciare alla funzionalità di un arto o sono paraplegici.

Bruzzone, infatti, come ha raccontato nell’Experience Day trascorso allo Sporting Club di Monza, è uno sportivo a tutto tondo. Che si è misurato nel corso degli anni anche con discipline come il pugilato e l’atletica. Non a caso, nel giardino della struttura a due passi dal Parco di Monza, dopo aver discusso in una tavola rotonda con tecnici ortopedici, fisiatri e fisioterapisti di cosa sia possibile fare dopo l’amputazione, ha trascorso del tempo con altri amputati. Che, insieme a lui, hanno fatto una passeggiata su un terreno anche sterrato e sdrucciolevole. Uno dei pazienti intervenuti è addirittura privo di entrambe le gambe.

Poi si è dedicato ad una partita di beach volley e al tennis, una novità anche per il 39enne trekker originario di Ovada, in provincia di Alessandria. Il tutto grazie a protesi sempre più all’avanguardia. E nell’ambito di un progetto NOI AMBASCIATORI che, con il supporto Ottobock, azienda bolognese leader nella produzione di protesi di arti inferiori, porta in giro per l’Italia otto sportivi amputati per dare una visione nuova sul mondo della disabilità.

La tecnologia sta facendo fare passi da gigante alle protesi. Da quella di legno a quelle in carbonio, con materiali e metalli sempre più biocompatibili, di strada, in tutti i sensi, ne è stata fatta tanta. E, così, ormai le possibilità per un amputato o paraplegico di avere una vita soddisfacente e simile a quella dei cosiddetti normodotati sono ampie e variegate. Grazie anche alle competenze e alle capacità di aziende come Ortopedia Pirola, che da oltre 70 anni è a Monza e ha supportato l’Experience Day di Roberto nel capoluogo della Brianza.

“Fino a non molto tempo fa l’atletica era la realtà dell’amputato sportivamente parlando perché le protesi erano dotate di lamine da corsa, che permettevano l’attività in pista – afferma Bruzzone – oggi il discorso si è molto evoluto e di limiti ce ne sono veramente pochi, protesi-amputati2-mb (Copia)forse resta qualche difficoltà in più solo per l’endurance”. Per questo, con la forza di volontà, una tenace determinazione e l’allenamento, si può arrivare, come ha fatto Roberto, perfino a scalare il Gran Paradiso, il Kilimangiaro, l’Aconcagua, la cima più alta delle Americhe e attraversare la Corsica, il Deserto “rosso” del Namib in Namibia e la catena delle Ande dal Perù alla Bolivia. O più “semplicemente” fare i quasi 800 km del Cammino di Santiago de Compostela. E, fissare, sempre nuove sfide. “Il prossimo 17 dicembre percorrerò a piedi 100 km in 24 ore – annuncia il trekker piemontese – il percorso, con partenza da Rimini o Ravenna, sarà pianeggiante e lungo il mare. A seguirmi – continua – ci saranno anche le telecamere di Discovery Italia e Guinness Italia per la certificazione del record”. L’impresa è inserita nel progetto ‘Forrest Gamb’, un nome non scelto a caso. “Come nel film con Tom Hanks, la mia speranza è che alla partenza ci siano quanti più ragazzi amputati possibile – afferma Bruzzone – ognuno può percorrere i metri che vuole, sarebbe un modo per dare un segnale splendido a tutti quelli che ci guarderanno”.

Le possibilità per un amputato di fare una vita sempre meno limitata dalla mancanza di un arto si basano anche su prodotti all’avanguardia e frutto di una lunga progettazione. Tra questi, nell’incontro di Monza, è stata presentato “1E95 Challanger”, un piede protesico da sport, realizzato dalla Ottobock ed indicato per attività del tempo libero e da competizione per utenti con amputazione transtibiale e transfemorale. “E’ dotato di lamina, arco plantare e tallone, può alloggiare tutti i tipi di scarpa con un appoggio totale ed è resistente all’acqua – spiega Bruzzone – è anche facile da pulire ed ha un sistema di ancoraggio a vuoto ed attivo”. Tra le qualità principali di un prodotto come “1E95 Challanger” è la possibilità di avere diversi setup. Dalla valvola passiva al Dynamic Vacuum (DVS), dall’Harmony, che è più adatto per l’amputato transtibiale al Genium e Genium X3, più rivolti agli amputati transfemorale. Opportunità diverse, ma con un unico obiettivo: dare uno strumento in più per trasformare una mancanza in forza.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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