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Il trekker con una gamba sulla spalla: le imprese incredibili di Roberto Bruzzone

Il trekker con una gamba sulla spalla: le imprese incredibili di Roberto Bruzzone

29 Settembre 2017

Determinazione e forza di volontà sono essenziali nella vita di ognuno di noi. Ci consentono di raggiungere traguardi ed obiettivi, anche all’inizio impensabili. Se si hanno delle menomazioni fisiche, la caparbietà e la capacità mentale di lottare diventano delle caratteristiche imprescindibili. Addirittura necessarie per riuscire a vivere e non sopravvivere. Se, poi, nonostante si sia limitati nel corpo, si vuole fare attività sportiva di alto livello, allora bisogna superare anche gli ostacoli della fatica, del dolore e del morale che tende a cadere giù.

Se, infine, partendo da condizioni svantaggiose, si arriva a compiere delle vere e proprie imprese sportive, può anche capitare di diventare personaggi pubblici. Come è successo a Roberto Bruzzone, amputato sotto il ginocchio alla gamba destra dopo un grave incidente in moto. Di professione scala montagne e fa lunghe traversate da più di dieci anni. Fino a diventare un esempio per chi ha dovuto rinunciare alla funzionalità di un arto o è paraplegico. Ma anche per i normodotati, persone non sempre in grado di apprezzare la propria fortuna e, anche per questo, a volte, preda della pigrizia. A Monza, ieri, 28 settembre, allo Sporting Club ha raccontato il suo lungo percorso di rinascita.

Dal 2006 Bruzzone, grazie anche alla notorietà derivante dalla partecipazione a trasmissioni televisive come “Gli Invincibili” e “Il mondo insieme”, ma anche al supporto di diversi sponsor, si è reso protagonista di numerose esperienze di trekking estremo. Due ascese del Gran Paradiso, il Cammino di Santiago de Compostela, 800 km in soli 26 giorni, il Kilimangiaro, l’ascesa dei quasi 7mila metri dell’Aconcagua, la cima più alta delle Americhe in totale autogestione, la traversata della Corsica di 454 km in 22 giorni, la traversata del Deserto “rosso” del Namib in Namibia, 240 km in 9 giorni con 50 gradi centigradi di giorno e -17 gradi di notte, un’escursione termica incredibile. E, poi, l’ultima in ordine di tempo: nel 2015 la traversata dal Perù alla Bolivia, quasi 2mila km in 88 giorni di camminata a cavallo delle Ande, lungo una linea immaginaria in grado di unire 23 siti archeologici. Viaggi, ma soprattutto sfide con se stesso e con i propri limiti, che Bruzzone ha portato anche allo Sporting Club di Monza, dove, nel corso di un “Experience Day”, ha raccontato la sua storia e il suo difficile percorso interiore.

bruzzone-protesi2-mb (Copia)

“Una frase che ormai mi contraddistingue è: non ho un sogno nella vita…lo sto già vivendo – afferma il 39enne atleta disabile di Ovada, in provincia di Alessandria – io sono davvero convinto di questo, anche perché ho capito che, nell’esistenza, l’unica cosa certa su cui contare siamo noi stessi”. Bruzzone, nonostante l’ancora giovane età, ha vissuto già diverse vita. La prima, terminata bruscamente nel 2000, lo ha visto orfano di padre, operaio in fabbrica, grande appassionato di pugilato e moto da corsa. E, proprio a bordo del suo mezzo di trasporto preferito, un terribile incidente segna per sempre Roberto. Che, a poco più di 20 anni, si trova a convivere con il dover accettare di non essere più quello di prima. “Per 3 anni e mezzi le ho provate tutte per cercare di salvare la gamba e ho subito ben 13 amputazioni – racconta Bruzzone – poi, dopo molte difficoltà psicologiche, ho deciso di farla amputare nella convinzione che potevo avere ancora una vita”. Così ha avuto inizio la seconda vita di questo ragazzo piemontese dalla folta barba. “Sono sempre stato uno sportivo e, quindi, anche da amputato, mi sono dedicato a questa passione – spiega – prima il pugilato, ma non mi facevano gareggiare perché non esisteva questa disciplina per disabili, poi l’atletica, ma mi stava troppo stretta. Infine -continua – Alessio Alfier, un preparatore atletico specializzato negli sport di resistenza, mi ha proposto di fare delle passeggiate in montagna. Così è arrivata la scalata del Gran Paradiso, poi il Cammino di Santiago de Compostela e da allora non mi sono più fermato”. Oggi Bruzzone è un trekker, ma soprattutto, come ama definirsi, un “camminatore con la gamba in spalla, cioè la protesi di riserva che porto sempre con me nello zaino, quando vado in giro”.

bruzzone-protesi-mb (Copia)

Roberto è diventato anche uno dei protagonisti del progetto NOI AMBASCIATORI, un’iniziativa che, con il supporto di Ottobock, azienda bolognese leader nella produzione di protesi di arti inferiori, porta in giro per l’Italia otto sportivi amputati (vedi il sito). L’obiettivo è confrontarsi con altri pazienti amputati, con i loro medici e dare una visione nuova sul mondo della disabilità. Il progetto comprende anche un libro fotografico autobiografico in cui Roberto e gli altri sette sportivi coinvolti si raccontano. L’atleta piemontese, poi, ha anche una sua Onlus, Naturabile, con la quale promuove camminate di solidarietà, campus e corsi di perfezionamento del cammino con le protesi, frutto di studi sugli equilibri e la cinetica del passo. Inoltre ha un proprio sito personale (clicca qui) e, da poco, ha pubblicato, insieme a Federico Blanc, un suo amico amputato, il libro “Limiti”, un insieme di riflessioni sul diario di viaggio tra Perù e Bolivia. Naturalmente le imprese sportive di Bruzzone, che il prossimo 17 dicembre affronterà la sfida di percorrere a piedi 100 km in 24 ore, sono possibili grazie a protesi sempre più tecnologiche. Che gli permettono di stare in piedi come una persona normodotata. Dietro a questi prodotti ci sono aziende come la storica Ortopedia Pirola, un riferimento assoluto del settore, che da oltre 70 anni è a Monza e ha supportato l’Experience Day di Roberto nel capoluogo della Brianza. “Vogliamo essere leader tecnologici con i nostri prodotti, dal plantare per bambino alle protesi da corsa – afferma Federico Pirola, ingegnere ed esponente della terza generazione dell’azienda di famiglia – noi cerchiamo di metterci capacità e buona volontà”.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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