Hostaria 2.0, il ristorante dove la tradizione è vista con occhi moderni

Hostaria 2.0, il ristorante dove la tradizione è vista con occhi moderni

Lo sguardo rivolto al futuro, i piedi ben piantati nel presente ed il cuore innamorato del passato. Ed un nome che racchiude insieme, in maniera simbolica e moderna, tutte queste caratteristiche. Hostaria 2.0, il ristorante inaugurato il 22 maggio di quest’anno a Gerno di Lesmo, in provincia di Monza e Brianza, ha la sua ragion d’essere, infatti, nella volontà di reinterpretare la cucina delle vecchie trattorie a gestione familiare. Ecco perché i due giovani proprietari, Lorenzo ed Alan, che hanno più di dieci anni di esperienza nel mondo della ristorazione, sono partiti dalla tradizione, ma per darle un tocco di novità, creatività e raffinatezza. Vanno in questa direzione tutti i particolari di Hostaria 2.0. Dall’arredo alle sale, dalla tavola al menù fino alla scelta della location del ristorante, immersa nel centro storico di Gerno di Lesmo e circondata dal verde: è evidente il richiamo ad un gusto antico e ad una filosofia che si perde nello splendore del sapere di una Brianza di alcuni decenni fa. Era l’epoca dei nostri nonni, quando il pranzo della domenica era un appuntamento speciale da vivere nelle famiglie numerose di una volta.

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A tutto ciò, però, Lorenzo ed Alan, che hanno anche lavorato nella ristorazione giapponese, tradizionale e sushi, hanno voluto accostare sapori originali ma mai eccessivamente audaci, in grado di sorprendere anche il cliente avvezzo ai prodotti della tradizione. L’effetto novità, inoltre, viene raggiunto anche con impiattamenti divertenti e curati per rendere la presentazione di ciò che si porta in tavola una soddisfazione anche per gli occhi. I nomi ironici delle pietanze sono spesso ironici: dal Suicide Squid, tagliatelle di seppia su nido di catalogna ripassata al prosecco con uvetta e pinoli all’Aiuto alla Famiglia, cavatelli con salsiccia nostrana, panna e tartufo estivo e il Filettao, filetto di manzo con crema al gorgonzola e riduzione al blue curacao e trevisana grigliata. Questi sono solo alcuni esempi di un menù fatto di un numero non eccessivo di pietanze, ma rinnovate spesso nel corso dell’anno, anche per seguire il ritmo delle stagioni e la reperibilità.

lori tartufo

Tra gli elementi fondamentali alla base della filosofia di Hostaria 2.0 c’è sicuramente l’attenzione a materie prime di assoluta qualità. La convinzione, infatti, è che solo una cucina sana possa essere anche gustosa e, quindi, apprezzata dal cliente. Ecco perché Lorenzo ed Alan si fidano solamente delle carni di allevamenti non intensivi, di un pescato di provenienza italiana, dell’agricoltura bio ed  ecosostenibile. Frutta e verdura, quando è possibile, sono coltivate in zona da micro e piccole realtà. Il rapporto con i loro fornitori, di conseguenza, è diretto. L’azienda agricola Fratelli Riboldi, Fumagalli Salumi, Birra Dulac, Pandilò e l’Antico Caseificio del Nonno, infatti, sono tutte realtà della Brianza. A stretto contatto, quindi, con Hostaria 2.0. Se tutto questo non bastasse a garantire serietà e qualità, c’è anche una pagina Facebook dedicata, dove i post aggiornati testimoniano anche la trasparenza alla base delle scelte dei proprietari del ristorante. Che, nonostante la recentissima apertura, è stato già accolto bene dalla clientela. L’estate ha riservato un notevole numero di coperti, con un record a fine agosto, nel pieno del periodo delle vacanze. Finita la bella stagione, insomma, ci sono tutte le premesse per proseguire al meglio il cammino.

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Su Filippo Panza

Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.