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Alessandro Porto. L'intervista allo scrittore del romanzo di formazione al contrario

Alessandro Porto. L’intervista allo scrittore del romanzo di formazione al contrario

13 Luglio 2017

“Ora vi racconto una storia, anzi, una moltitudine di storie”. Con queste parole Alessandro Porto, diciottenne di Biassono, invita i lettori a mettersi comodi e a tuffarsi nella lettura dei suoi racconti, o meglio, dei suoi mezzi racconti. Non a caso il titolo del libro, editato il 22 giugno, è “Mezzi racconti di un mezzo artista”.

Trentadue storie, e a volte si incontra una poesia, altre una prosa. In questa opera l’autore dà voce alla passione per la scrittura che fin da bambino lo ha interessato. Il mese scorso Alessandro Porto ha pubblicato il primo libro. Ogni storia rappresenta il pensiero diretto dell’artista, quasi che le parole siano gettate sul foglio bianco in modo spontaneo, vero e coinvolgente.

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Come hai scoperto la passione per la scrittura?
Scrivo da sempre. Quando ero piccolo tenevo un diario e scrivevo poesie. Crescendo, ho scritto dei pezzi musicali rap metal, esibendomi. Il picco del mio percorso da scrittore è avvenuto negli ultimi due anni, quando sono diventato campione under 20 di PoetrySlam e ho iniziato a collaborare con Il Dialogo di Monza. Se devo essere sincero, non mi sento a mio agio a scrivere articoli preimpostati. Mi piace lasciarmi trasportare da quello che ho in testa e scrivendo un libro, piuttosto che un pezzo su una testata giornalistica, ho meno censure.

Nel libro si nota una miscellanea di generi letterari, dal saggio alla poesia, dal teatro alla prosa; quindi come inquadreresti “Mezzi racconti di un mezzo artista”?
I mezzi racconti sono particolari. In essi non vedo un prevalere nè di teatro nè di prosa. Nel complesso, posso dire che la linea narrativa che ho utilizzato è prosaica, ma quando descrivo immagini o sentimenti utilizzo parole suggestive e poetiche. Nei dialoghi e nei contesti, poi, si riscontrano le caratteristiche delle opere teatrali. Non è semplice affidare al libro un unico genere letterario, ma considero “Mezzi racconti di un mezzo artista” un romanzo di formazione al contrario.

Interessante. Che cosa intendi per “romanzo di formazione al contrario”?
Di solito, nei romanzi di formazione, lo scrittore ha lo scopo di far crescere i lettori attraverso lo sviluppo morale del protagonista. “Mezzi racconti di un mezzo artista” vuole invece smontare l’idea dell’idolo letterario che insegna ai lettori cose ipocrite. Il protagonista del libro è un personaggio caratteriale, un ragazzo che cerca la completezza artistica, e che mostra la parte nascosta e cupa che ognuno di noi ha.

Pensando al futuro, quali sono i tuoi progetti e i tuoi sogni?
Dopo aver completato gli studi scientifici al liceo, voglio iscrivermi a un corso di Lettere moderne. Non aspiro a diventare il nuovo Ugo Foscolo o Gabriele D’Annunzio. Non mi faccio illusioni sulla realtà. Il mio sogno più grande era quello di vedere il libro pubblicato. Ora, vorrei tanto passeggiare e incontrare qualcuno che, leggendo “Mezzi racconti di un mezzo artista”, mi riconosca, tra i miei abiti neri e le camicie particolari (che nessuno apprezza).

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