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Seveso, un progetto pilota per far lavorare i profughi

Seveso, un progetto pilota per far lavorare i profughi

15 Giugno 2017

A Seveso è partito, in via sperimentale, un progetto per l’avviamento al lavoro dei richiedenti asilo. «Un anno fa abbiamo sottoscritto un protocollo di intesa con la prefettura e con alcune associazioni per organizzare attività di volontariato dedicate ai profughi presenti sul nostro territorio – ricorda il sindaco Paolo Butti -. Nel 2016 questo accordo si è tradotto in una serie di attività estemporanee, mentre quest’anno abbiamo inaugurato un progetto condiviso con le associazioni. Da tre mesi, in collaborazione con l’associazione Studio D&G, abbiamo coinvolto come volontari due richiedenti asilo che, seguendo le indicazioni del geometra e tecnico del comune Antonio Lanzani, e dietro la supervisione e, spesso, la mediazione linguistica e culturale di Romeo Martel, indicato come tutor dai servizi sociali, svolgono lavori di pubblica utilità. A breve partiranno altre attività simili insieme a RTI Bonvena, la rete che comprende il Consorzio COmunità Brianza, Sociosfera e Natur&».

L’obiettivo è ambizioso: coinvolgere in piccoli gruppi i 40 richiedenti asilo attualmente presenti sul territorio sevesino, ospiti delle strutture di RTI Bonvena, favorendone l’integrazione e l’apprendimento linguistico in affiancamento ad altre attività già avviate, di stampo più didattico. Creando, inoltre, maggiore consapevolezza nella cittadinanza a proposito della realtà dell’accoglienza, e offrendo ai volontari la possibilità di apprendere o migliorare le proprie abilità nei lavori di manutenzione.

I primi due ragazzi coinvolti, entrambi ventenni, si sono occupati per due volte alla settimana di lavori di sistemazione del verde urbano, verniciature e piccole manutenzioni presso gli immobili comunali edifici scolastici compresi. «Sono prestazioni utili per la comunità e propedeutici per gli stessi interessati – spiega Lanzani -. I lavori stanno proseguendo a oggi in forma puntuale e corretta nel rispetto reciproco e conformemente ad un piano di programmazione: i ragazzi si sono subito messi a disposizione, con desiderio di imparare a lavorare eseguendo i compiti assegnati, con diligenza, volontà e con buoni risultati, notati anche da parte di numerosi cittadini che stanno apprezzando il servizio svolto». «Insieme a tutto ciò non può mancare la mia insistenza nel trasmetter loro l’importanza dell’acquisizione delle nostre semplici regole della convivenza civile – sottolinea Martel -, come il rispetto per l’altro, la pulizia e ‘ordine e per ultimo, ma non ultimo, l’apprendimento della nostra lingua. Non è sufficiente dar loro del cibo e un letto per dormire, il lavoro e la speranza di ottenere un giorno il tanto atteso permesso di soggiorno definitivo, ma è necessario dimostrare loro la fiducia, l’accettazione e soprattutto il cuore in senso di amicizia e di uguaglianza».

«Il tema dell’accoglienza profughi rappresenta e rappresenterà un ambito con cui ci dovremo confrontare per parecchio tempo – ha affermato ancora il sindaco -. Non sarà possibile gestire questo fenomeno se non strutturando risposte che non possono solo arrivare dal territorio locale o italiano, ma andranno create condizioni per concretizzare opportunità di vita nei paesi di origine dei migranti».

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Giulia Santambrogio
Inseguo le storie sin da quando ero bambina: per farmele raccontare, per leggerle, e, ovviamente, per scriverle. Su MBNews, però, mi occupo di fatti.


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