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Borsellino a Vimercate: "Sulla morte di Paolo non è stata detta tutta la verità"

Borsellino a Vimercate: “Sulla morte di Paolo non è stata detta tutta la verità”

12 Giugno 2017

“Parlatene della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene”. Questa celebre frase di Paolo Borsellino sembrava riecheggiare sabato scorso 10 giugno nella Sala Cleopatra di Palazzo Trotti di Vimercate, dove Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso il 19 luglio 1992, ha incontrato i davvero numerosi vimercatesi intervenuti, commemorando con occhi lucidi e il cuore in mano il venticinquesimo anniversario delle stragi di Capaci e via D’Amelio che ricorrono proprio quest’anno.

Per celebrare questa ricorrenza, infatti, l’Amministrazione comunale ha scelto di intitolare l’Auditorium della Biblioteca Civica proprio a Paolo Borsellino e di nominare il corbezzolo presente nel Parco della villa “Albero del ricordo”: ai suoi rami chiunque vorrà potrà appendere un pensiero dedicato a Falcone, Borsellino e a tutte le vittime della mafia.

borsellino e sindaco e ragazzi scuole medie davanti albero del ricordo

Tra ricordi di fatti storici e racconti di episodi più intimi e familiari, il fratello di Paolo Borsellino, ha catturato l’eterogenea platea, composta da adulti ma soprattutto da tanti ragazzi e bambini, commuovendo i presenti con parole toccanti e duri ammonimenti. Particolarmente emozionante è stata la lettura di un discorso sui venticinque anni trascorsi dall’attentato, a seguito della quale Salvatore Borsellino ha innalzato al cielo l’immagine del fratello perduto, mentre la folla si alzava per applaudire e rendere omaggio a entrambi.

All’incontro sono intervenuti, in rappresentanza della Giunta, il sindaco Francesco Sartini, e l’assessore alla Legalità Claudio Mario Grossi. Tra ricordi, speranze e realtà “Sono qui perché ho un dovere – ha spiegato – quello di parlare e di prestare fede al giuramento che ho fatto a mia madre: andare ovunque a parlare di quanto accaduto per non fare morire il sogno di Paolo. E l’ho fatto e continuo a farlo, attraversando momenti alterni, alcuni in cui ho vissuto di speranza che la morte di Paolo fosse stata sufficiente, altri in cui purtroppo quella speranza l’ho persa. Oggi non so quanto tempo mi resti, ma proseguirò portando avanti il suo sogno fino alla fine”.

borsellino e foto paolo

Custodendo con estrema gelosia un’agenda rossa, proprio come la ormai tristemente famosa agenda su cui Borsellino annotava nomi e appunti riservati, sparita nell’attentato, Salvatore si è rivolto a tutti, in particolare ai giovani, chiedendo di non smettere di lottare, di continuare a parlare di suo fratello e della mafia. “Nella sua ultima lettera, scritta proprio la mattina dell’attentato, Paolo, un uomo che conosceva bene quanto la sua vita fosse in pericolo, parlava di speranza e scrisse di essere ottimista. Paolo credeva nei giovani, nella loro voglia di reagire. Sono passati venticinque anni e ho nel cuore una sola certezza: che il sogno di Paolo non morirà mai, perché era soltanto un sogno d’amore”.

Riina e la sua richiesta di scarcerazione – Dure parole ha poi rivolto Borsellino in merito alla richiesta di scarcerazione di Totò Riina: “Sono veramente sconvolto dall’idea che si possa chiedere una morte dignitosa per tale belva – ha commentato con rammarico – Stiamo parlando di un sanguinario che ha ucciso centinaia di persone e ha ordinato di sciogliere nell’acido persino un bambino”.

E ancora più dure sono le accuse sulle possibili motivazioni che muovono tale richiesta. “Sull’attentato in cui ha perso la vita Paolo non è stata detta tutta la verità: non si è trattato di una strage di mafia, ma di una delle numerosissime stragi di stato che hanno contrassegnato la vita del nostro paese: è in nome di una trattativa tra mafia e alcuni pezzi dello stato che mio fratello è stato ucciso e se Riina dovesse essere scarcerato, lo sarebbe proprio in nome di quell’accordo per armare la sua mano ed eliminare il vero ostacolo della trattativa. Perché i mafiosi accettano di andare in carcere, ma non di morire in un letto diverso dal loro…”

 

Eleonora D’Errico

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