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Cambiamenti climatici: le nostre città hanno già bisogno di adattarsi

Cambiamenti climatici: le nostre città hanno già bisogno di adattarsi

9 Giugno 2017

Complessi, trascurati e in alcuni casi negati, i cambiamenti climatici sembrano lontani nel tempo e dalle nostre città. E’ importante pensare al futuro riducendo le emissioni, ma già oggi dobbiamo adattare i nostri territori agli effetti inevitabili dell’aumento delle temperature. Domande e risposte tratte dal corso “Piani di adattamento ai cambiamenti climatici“ organizzato dal Centro Studi PIM il 31/05/2017.

Quello dei cambiamenti climatici è un timore fondato?

Sì. I Cambiamenti climatici sono realtà: l’aumento della temperatura è stato misurato dagli scienziati. Un grado in più rispetto alla media nell’ultimo secolo. Non si parla quindi delle naturali variazioni di temperatura all’interno della stessa giornata. Questo aumento è sicuro e si fa già sentire, in Italia ancor di più: nel nostro paese l’aumento si può considerare già di due gradi.

L’aumento della temperatura è un effetto naturale?

No. C’è sì un range di adattamento naturale che i nostri territori sopportano. Ma l’aumento registrato ci porta ben oltre questo limite. L’effetto serra, che ha garantito la vita sulla terra, è naturale. Il rapido aumento della temperatura media no. La stragrande maggioranza del mondo scientifico concorda sul fatto che la causa sia l’attività umana ed in particolare l’uso di combustibili fossili. Su questo sono stati pubblicati studi e rapporti gratuiti e disponibili. Solo una piccola parte, con teorie di dubbia affidabilità, nega questo legame.

I cambiamenti colpiscono e colpiranno solo le fasce più deboli dei paesi poveri?

No. L’ondata eccezionale di caldo del 2003, oltre ai danni all’agricoltura, ha causato 35.000 morti, in Europa! Così come quella del 2010 in Russia. Il sicuro innalzamento di un metro del livello del mare colpirà anche le coste Italiane (ad esempio il litorale romano, Venezia e il suo entroterra. In zone come la Provincia di Monza e Brianza, dove c’è più consumo e impermeabilizzazione di suolo, gli eventi critici sono e saranno sempre più frequenti e dannosi (è sufficiente ricordare i danni causati dalle precipitazioni intense del novembre 2014 e, da ultimo, dell’inizio dello scorso mese di maggio).

E’ un fenomeno che ci toccherà solo fra molti anni?

No, purtroppo i tempi si dilatano, più nelle risposte che negli effetti dei cambiamenti. Le misure di adattamento sono necessarie da subito perché devono dare una risposta immediata a quelle conseguenze ormai inevitabili dovute all’aumento sicuro delle temperature. Le azioni di mitigazione invece sono importanti per il futuro: senza politiche di riduzione delle emissioni rischiamo di arrivare fino a 3/4 gradi di aumento con effetti ancor più difficili da affrontare.

Tali azioni dovrebbero essere obbligatorie ma in realtà non lo sono. Una volta superato l’ostacolo della negazione, i tempi si allungano comunque perché altre questioni, soprattutto economiche, rimangono prioritari e scollegate.

Quello dei cambiamenti climatici è un tema trascurato e che non interessa?

Sì, trascurato da una piccola parte della stampa italiana ostinatamente negazionista e dalla maggior parte delle televisioni. Ma il tema è attuale e riconosciuto per la sua importanza: affrontato all’ultimo G7 di Taormina, discusso a livello internazionale dopo la scelta di Trump di uscire dall’Accordo di Parigi ma soprattutto evidente a tutti dopo l’eccezionale ondata di caldo di questo fine maggio (in Lombardia +7° rispetto alla media del periodo)

Non si può fare nulla a livello locale, è un problema globale

No. Ci sono tanti esempi di comportamenti energetici intelligenti e azioni di riduzione e assorbimento della CO2 che costituisce l’80% del problema di surriscaldamento. Tra queste: pianificare in modo diverso il territorio e i trasporti, migliorare l’efficienza degli edifici, risparmiare acque ed energia, aumentare il verde urbano e sensibilizzare la cittadinanza aiutandola a conoscere il problema. Agire in ambito urbano è fondamentale perché qui risiede la maggior parte delle persone.

La politica, in particolare locale, non spreca tempo e risorse per affrontare il problema

Sì, perché non porta voti e inimica le lobby. Ma quando le ondate di calore mettono sotto pressione i servizi sociali e quando i fiumi esondano è importante a livello locale avere un piano di adattamento per ridurre la vulnerabilità dei territori e i costi generati. La capacità di adattamento delle persone e dei territori assume un ruolo fondamentale: merita un assessorato e politiche di riferimento. C’è in gioco non solo la sicurezza fisica delle persone ma l’economia e i posti di lavoro. Non dimentichiamo poi che l’attuale emergenza delle migrazioni è strettamente legata agli effetti dei cambiamenti climatici.

L’attuale coordinamento tra i diversi paesi funziona?

No. C’è una strategia europea basata su conoscenza del territorio, diffusione di buone pratiche e monitoraggio dell’efficacia delle azioni). Sono previsti anche finanziamenti. Dal 2015 a queste politiche coordinate di energia sostenibile (i Piani d’Azione già approvati in tanti comuni anche della nostra provincia) si è aggiunta la questione climatica. Purtroppo però gli altri strumenti di pianificazione non si integrano. Manca un coordinamento nonché la volontà e le risorse per realizzare le azioni previste.

Si è fatto qualcosa a livello regionale?

Sì, la Lombardia ha approvato una sua strategia ancor prima dell’arrivo di quella nazionale. Basata sia sulla mitigazione (riduzione e compensazione delle emissioni di C02) sia sull’adattamento contrastando gli effetti che già colpiscono il territorio. Come? Con un sistema efficace di allarme per straripamenti e piene, con il rafforzamento della Protezione Civile e con un incentivo al miglioramento della qualità e del comfort climatico degli edifici. In più sono stati migliorati ed ampliati i dati e le carte climatiche.

Articolo di Luca D’Achille, ecologista

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