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Giro d'Italia, Monza vince la sfida: tifo da mondiale per le strade #video

Giro d’Italia, Monza vince la sfida: tifo da mondiale per le strade #video

28 Maggio 2017

Se l’entusiasmo si potesse misurare in metri, quello dei monzesi per il Giro d’Italia sarebbe calcolabile con una cifra altissima. Per l’esattezza 13mila. Tanti quanti sono stati i metri che i ciclisti hanno percorso nel capoluogo della Brianza. Dalla partenza sulla start line in autodromo fino al passaggio nel quartiere San Rocco. Poi la carovana del Giro d’Italia ha attraversato Sesto San Giovanni, è entrata a Milano ed è arrivata in piazza Duomo. Dove, per la prima volta nella storia della più importante corsa a tappa dopo il Tour de France, la maglia rosa finale è stata messa sulle spalle di un olandese, Tom Dumoulin (ecco la classifica generale). Lungo tutto il tragitto monzese dei 29,3 chilometri totali della cronometro, ultima tappa della centesima edizione del Giro d’Italia, una catena umana ha fatto il tifo e incitato tutti i 162 corridori in gara, impegnati nella loro ultima fatica dopo tre settimane condite da 3.615 chilometri in sella alle due ruote. Un incitamento costante e assolutamente democratico. Che non ha fatto distinzioni per nazionalità, fama o posizione in classifica.

Giro-d'Italia-2017-by-Luca-Colnago-26Ciclisti italiani e stranieri, noti o sconosciuti, hanno potuto sentire il calore degli appassionati monzesi. Una colonna sonora fatta di applausi e grida di sostegno. Che è cominciata di prima mattina in questa domenica 28 maggio. Già la gara degli amatori, sullo stesso circuito poi percorso dai professionisti del pedale, infatti, ha visto molte persone lungo i bordi delle strade. L’attesa è stata lunga anche in autodromo. Dove gli organizzatori hanno costruito il villaggio della carovana rosa. Attrazione principale sicuramente i truck delle squadre. Intorno a questi veri e propri ‘bisonti’ della strada, gli appassionati hanno cercato per ore di vedere i loro beniamini. E, quasi sempre, la costanza ha pagato. I fuoriclasse del pedale, a differenza dei calciatori, sono ancora dei miti raggiungibili. Anche nelle occasioni ufficiali.

Poi dalle 13.45 in punto, dopo il riconoscimento alle figlie dello scomparso Fiorenzo Magni, il toscano ‘monzese’, vincitore di tre Giri d’Italia, si è cominciato a fare sul serio. Sulla pedana di partenza, infatti, si è presentato Giuseppe Fonzi, ultimo in classifica e, quindi, il primo corridore a misurarsi con la cronometro Monza-Milano. In un clima di festa e per nulla esasperato dalla competizione sportiva, anche il 26enne ciclista abruzzese della Wilier Triestina-Sella Italia, per via del nome accostato scherzosamente a Fonzie della sitcom “Happy Days”, ha avuto la sua buona dose di applausi.

 Tra gli italiani più acclamati dal pubblico presente a Monza c’è stato Manuel Quinziato. Il bolzanino della BMC Racing Team, al suo ultimo Giro d’Italia, è campione italiano in carica della cronometro. E anche in quest’ultima tappa della centesima edizione della corsa rosa ha dimostrato di essere uno specialista delle prove a tempo. A Milano, infatti, ha chiuso la cronometro al terzo posto, a soli 27 secondi dal vincitore di giornata, l’olandese Van Emden (vedi la classifica di tappa). Evidentemente Quinziato, che rideva e scherzava nel backstage prima della partenza, è stato in grado di mantenere alta la propria concentrazione.

 Il tifo degli appassionati di ciclismo, oltre che in autodromo, si è acceso soprattutto lungo le strade di Monza. I gruppi più numerosi di persone si sono formati nei punti nevralgici. A Porta Monza, all’uscita del Parco, dove i ciclisti passavano dopo aver fatto un intero giro di pista. Piazza Citterio, dove la pluri-centenaria statua di Vittorio Emanuele II era attorniata da fiori rosa. Largo Mazzini, dove, ai confini con il centro pedonalizzato, si potevano ammirare i ciclisti pronti ad imboccare corso Milano. E se al Parco in tanti hanno preferito godersi in costume una giornata di relax sotto il caldo sole di questa domenica di fine maggio, per le vie della città di Teodolinda si è potuto assistere ad un tifo decisamente vario. Per età e condizione sociale. Dai giovani genitori in compagnia dei figli ai nonni con i nipoti. Fino ai gruppi di amici. Tanti erano su bici di diversa grandezza e qualità. Qualcuno semplicemente a guardare incuriosito. Altri, invece, con il giornale in mano, seguivano l’ordine di partenza dei ciclisti. I più attrezzati tecnologicamente avevano come strumento fondamentale macchine fotografiche di alto livello. Pronti a scattare istantanee, destinate a restare nella memoria di una giornata particolare. Che ha visto Monza protagonista del Giro d’Italia per la terza volta dopo i due precedenti del 1949 e 1985.

La città dei motori ha accolto in maniera ordinata la carovana rosa. I cittadini hanno accettato di buon grado i numerosi divieti alla viabilità. E le forze dell’ordine, coadiuvate dalla Protezione civile, si sono limitate al compito di sorveglianza. Necessario anche per l’assenza di transenne lungo le strade della capoluogo della Brianza percorse dai ciclisti. Il pubblico, dunque, si è comportato in maniera disciplinata. Anche quando sono passati a gran velocità i primi della classifica generale. Nemmeno i tanti stranieri presenti, venuti a Monza per sostenere soprattutto i colombiani Quintana e Gaviria, l’olandese Dumoulin e il russo Zakarin, hanno creato difficoltà. Gli italiani, dal canto loro, si sono agitati, ma nel modo giusto, in particolare per Vincenzo Nibali.

Lo squalo dello Stretto, vincitore di due Giri d’Italia (2013 e 2016), un Tour de France (2014) ed una Vuelta (2010), ha corso una buona cronometro Monza-Milano. Ma si è dovuto ‘accontentare’ del terzo posto in classifica generale, dietro Dumoulin e Quintana. Nibali, 33 anni quest’anno, potrà riprovarci nel 2018. Anche senza passare per Monza. La città di Teodolinda, c’è da giurarci, lo sosterrà a distanza.

Foto di Luca Colnago

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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