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90 anni di Avis, intervista al presidente brianzolo Molinari: "Puntare sui giovani"

90 anni di Avis, intervista al presidente brianzolo Molinari: “Puntare sui giovani”

24 Maggio 2017

Da soli due mesi è al vertice dell’Avis di Monza e Brianza. Ma Gianluigi Molinari, 60 anni, ex bancario in pensione, può contare su un impegno di circa venti anni in ambito associativo e una lunga esperienza all’interno dell’Associazione nazionale volontari italiani del sangue.

Nella sezione di Nova Milanese, infatti, ha ricoperto diversi ruoli fino alla carica di presidente. Proprio la profonda conoscenza del mondo dei donatori di sangue potrebbe consentire a Molinari di raccogliere, nel modo migliore, l’eredità di Roberto Saini, storico presidente della sezione brianzola dell’Associazione volontari italiani del sangue, che, in questi giorni a San Donato Milanese, nel corso dell’Assemblea generale, ha celebrato i 90 anni dalla fondazione nazionale. Era, infatti, il Natale del 1926 quando a Milano Vittorio Formentano, a soli 32 anni, diede vita, con determinazione e caparbietà, all’Avis.

A distanza di quasi un secolo, le sfide da affrontare, anche a livello locale, sono tante. In primis, secondo Molinari, la capacità di puntare sui giovani: “Dobbiamo coinvolgerli maggiormente per fornire nuove idee e nuove forze a garanzia della continuità, per il raggiungimento delle nostre finalità nel tempo – afferma il presidente dell’Avis di Monza e Brianza in quest’intervista ad MBNews – non chiediamo necessariamente ai giovani di donare il loro sangue, ma di contribuire dedicando del tempo alla gestione operativa, partecipando alle iniziative di propaganda oppure anche limitandosi ad un semplice passaparola fra amici. La cosa importante è esserci”.

In Brianza, dalla parte di chi vorrà impegnarsi nel mondo dei volontari del sangue, ci sono numeri importanti. “La nostra provincia conta ad oggi 39 sedi comunali per un totale di circa 24mila donatori e 500 collaboratori volontari con oltre 45mila donazioni” spiega Molinari. E da oggi il territorio brianzolo, a livello nazionale, potrà contare su una risorsa in più. Tra i 45 neo-consiglieri eletti dall’Assemblea generale dell’Avis, infatti, c’è anche Roberto Tognacca, attualmente presidente della sezione comunale di Seregno.

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Presidente Molinari, lei è stato eletto alla guida dell’Avis Monza e Brianza due mesi fa. Quali le prime impressioni?

Onestamente un significativo impegno e una grande responsabilità ma, con l’aiuto di un Consiglio direttivo coeso, collaborativo e propositivo, composto da persone con esperienze diverse ma sussidiarie, auspico di poter dare un contributo concreto al raggiungimento delle sfide che ci aspettano nel prossimo futuro.

 A proposito di sfide, secondo lei, quali sono quelle principali per l’Avis sul territorio brianzolo?

Dovremo coadiuvare le sedi territoriali nell’applicazione di quanto previsto dalle nuove normative in ambito sanitario, nell’evoluzione tecnologica in essere, nei nuovi processi organizzativi di accoglienza e di chiamata e convocazione del donatore, nella formazione dei dirigenti avisini, con particolare riguardo ai giovani ed ai nuovi strumenti di comunicazione. Inoltre sarà indispensabile proseguire con le attività di promozione della donazione, della solidarietà e dei corretti stili di vita, in particolare l’alimentazione ed i comportamenti sessuali, nelle scuole, nelle piazze e nei luoghi di aggregazione.

Ha citato i giovani. Per questa delicata, ma importante, fascia d’età, cosa pensa di fare da presidente dell’Avis Monza e Brianza?

Come 90 anni fa un giovane medico di 32 anni, Vittorio Formentano, fondatore dell’Avis, è riuscito a portare ideali come gratuità del dono, anonimato, attenzione ad uno stile di vita sano e positivo, fiducia, reciprocità e cittadinanza solidale in tutta Italia ed in tanti altri paesi, anche noi oggi dobbiamo coinvolgere maggiormente i giovani per fornire nuove idee e nuove forze a garanzia della continuità per il raggiungimento delle nostre finalità nel tempo. Non chiediamo necessariamente ai giovani di donare il loro sangue, ma di contribuire dedicando del tempo alla gestione operativa, partecipando alle iniziative di propaganda oppure anche limitandosi ad un semplice passaparola fra amici. La cosa importante è esserci. Come è stato detto anche in questi giorni all’Assemblea nazionale che si è tenuta a Milano, avisino non è il solo essere donatore, ma sentirselo dentro come persona, mettendoci tanta passione.

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L’energia dei giovani, quindi, sarà decisiva per il futuro dell’Avis. Qual è lo stato di salute dell’associazione a Monza e in Brianza?

In generale la situazione è stabile. La tendenza attuale è un aumento dei donatori, ma una leggera diminuzione delle donazioni. Questo probabilmente è dovuto anche alla crisi economica e ai contratti di lavoro atipici, che non favoriscono la giornata di permesso per donare il sangue. Per quanto riguarda i numeri, la nostra provincia conta ad oggi 39 sedi comunali per un totale di circa 24mila donatori, 45mila donazioni e 500 collaboratori volontari. A livello nazionale, invece, l’Avis ha 3400 sedi, più di 1.320.000 soci, di cui 1.280.000 donatori, che hanno garantito oltre 2.000.000 di donazioni di sangue ed emocomponenti e altri 40mila collaboratori volontari, che svolgono attività gestionali e di promozione.

 All’Assemblea nazionale, che ha celebrato anche i 90 anni di fondazione dell’Avis, è arrivato un riconoscimento per la sezione di Monza e Brianza. Cosa ci può dire del neo-consigliere Roberto Tognacca?

 Sono molto contento per la sua elezione. Sarà il rappresentante del nostro territorio tra i 45 nuovi consiglieri nazionali dell’Avis. Roberto, che attualmente è presidente dell’Avis comunale di Seregno, ha grande esperienza nell’ambito della nostra associazione. E’ socio avisino dal 1982 con all’attivo 193 donazioni effettuate. Si è guadagnato il titolo di Cavaliere al Merito della Repubblica e, nella sua lunga militanza, è stato membro del consiglio provinciale milanese per tre mandati, poi vicepresidente vicario del consiglio provinciale di Monza e Brianza per otto anni.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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