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Rifiuti, la classifica della Provincia Monza e Brianza tra opportunità e costi

Rifiuti, la classifica della Provincia Monza e Brianza tra opportunità e costi

5 Aprile 2017

I comuni stanno ultimando in questi giorni la trasmissione all’Osservatorio Regionale dei dati sulla raccolta dei rifiuti urbani del 2016. Sul sito di ARPA Lombardia sono disponibili in forma completa e rielaborata i dati del 2015 da cui emergono interessanti elementi.

Vediamo tra i comuni della nostra provincia chi ha differenziato di più, chi produce meno rifiuti, chi sceglie di puntare sul recupero di materia e chi invece su quello energetico bruciando i rifiuti. Dai risultati e dalle scelte fatte deriva il costo del servizio che poi ricade direttamente sui cittadini.

I dati provinciali

In una regione come la Lombardia dove la differenziata si attesta in media al 59% e si producono  456,8 kg di rifiuto pro capite all’anno, la Provincia di Monza si distingue in positivo. E’ la migliore in termini di produzione pro capite (402,4 kg/ab*anno) ed in seconda posizione nelle fasce che segnano i livelli raggiunti nella raccolta differenziata (la media è del 62,9%. C’è chi fa meglio (Mantova è al 79,7%) e chi peggio (Pavia è la peggiore sia in termini di produzione di rifiuti che di differenziata con solo il 39,9%).
In Brianza l’84,1% dei rifiuti va a recupero (in aumento quello di materia al 57,6%, in diminuzione quello energetico al 26,5%). Praticamente quasi nulla va in discarica.
 
Quali comuni producono più rifiuti?
Da tempo si sottolinea l’importanza di ridurre i rifiuti all’origine. E’ quindi dai dati sulla quantità prodotta che inizia il confronto.
La mappa dei comuni brianzoli colorati per valore di rifiuti prodotti pro capite ha solamente due tonalità: la stragrande maggioranza registra bassi valori (tra i 300 – 425 kg/ab*anno). Solo in 9 comuni si supera questa fascia. Tra questi Lentate sul Seveso (438,7) e Carate B. (449,6) ma soprattutto Vimercate (450,9) e altri comuni del circondario tra cui Agrate Brianza, che registra il valore più alto di tutta la provincia (477,9) confermando quello che già diceva la mappa di confronto riferita al lontano 1998, anno in cui era l’unico comune a superare i 550. Il miglior comune è Roncello con solo 325,6 kg/ab*anno.
Chi differenzia meglio?
Più interessante è l’analisi della mappa che riporta i risultati in termine di percentuale di raccolta differenziata, l’indicatore più noto quando si parla di rifiuti.
A trascinare in alto la media provinciale è il Vimercatese, dove quasi tutti i comuni superano il 65%. In prima fascia anche diversi comuni del nord provincia (Briosco, Veduggio, Renate, ecc.), Vedano al Lambro, Biassono, Macherio e ad ovest Seveso, Cogliate e altri. Tutto il resto è nella media  60% – 65%.
Si distingue in negativo il capoluogo, Monza, con solo il 58,5%. Male anche Concorezzo (58,8%) e questi comuni che ritroveremo più avanti: Desio (58,8%), Seregno, Meda e, ancora una volta in fondo alla classifica, Lentate sul Seveso (56,5%) e Carate B. (55,5%). Le percentuali più alte si registrano invece a Lesmo (79,5%) e Bellusco (77,8%)
Gli impianti di trattamento nella nostra provincia 
Prima di analizzare i numeri sul recupero, scopriamo sempre dal sito di ARPA i dati sugli impianti che ci dicono dove vengono trattati i rifiuti nella nostra provincia. Ci sono tre discariche per inerti e una discarica per rifiuti non pericolosi, ormai chiusa, in cui è attivo il recupero di biogas (quella del CEM a Cavenago). Ed ancora: un inceneritore (quello della BEA a Desio) e 3 piccoli impianti di termovalorizzazione legati ad attività che trattano il legno, due impianti di compostaggio, uno ad Aicurzio e l’altro, più grande, a Vimercate.
 
Scelte differenti quando si parla di recupero dei rifiuti
In termini di recupero generale Busnago e Nova Milanese registrano i valori più alti (quasi il 94%) mentre tanti altri comuni si attestano tra l’80 e il 90 %. E’ pesante il distacco dei tre comuni peggiori: Lissone al 55,3%, ancora Monza al 55,8% e Bovisio Masciago al 64,6%.
Lesmo e Bellusco, oltre a differenziare meglio, sono i comuni che recuperano più materia dai rifiuti: quasi l’80%. I meno virtuosi su questo aspetto sono Carate B. (54,7%), Albiate (56,8%) ed ancora Monza e Lissone che possono solo confermare le percentuali appena citate perchè non mandano nulla a recupero energetico.
Anche Bovisio Masciago non utilizza la termovalorizzazione. Sono notevoli le differenze trai comuni già citati: Lesmo, concentrandosi sul recupero di materia, destina a quello energetico solo il 7% dei suoi rifiuti.
Chi invece ha scelto diversamente? Nova M. recupera in energia il 37,2% (e così raggiunge l’alto valore di recupero riportato all’inizio anche perché non è tra i primi nel recupero di materia). Conferiscono più rifiuti all’inceneritore proprio Desio (sede dell’impianto), Seregno, Meda, Lentate sul Seveso e più di tutti Carate (37,8%). E’ la stessa serie di comuni citati qualche riga sopra per i bassi livelli di raccolta differenziata.
Dove si paga di più per la gestione dei rifiuti
I residenti nel capoluogo sono quelli che pagano di più per la gestione dei rifiuti (162,9 €/ab*anno), al secondo posto Agrate B. (125,5) su cui pesa un’elevata produzione.
Il costo pro capite di gestione è alto nei comuni di Carate Brianza (110) e Desio (122) più volte citati. Anche Busnago, Cavenago Brianza e Sulbiate superano i 120 €/ab*anno.
Dove si paga meno? A Lesmo e Bellusco, che ricordiamo sono i comuni a percentuale di differenziata più alta, si spende poco: rispettivamente 76,8  e 64,8 €/ab*anno. Il comune in cui si spende meno di tutti è Barlassina con solo  61,1 €/ab*anno.
Conclusioni 
Dai confronti sopra riportati emergono chiaramente due considerazioni. Nei comuni che operano rispettando la gerarchia indicata dall’Unione Europea che dice innanzitutto di ridurre la produzione di rifiuti e di recuperarli in materia, si raggiunge una percentuale di raccolta differenziata più alta, si spende meno e si possono creare tante opportunità di sviluppo e lavoro grazie all’economia circolare.
Dove si ricorre di più all’inceneritore invece si raggiungono livelli più bassi di differenziata ma soprattutto il costo pro capite dell’intera gestione dei rifiuti è più alto.Articolo di Luca D’Achille ecologista

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