K-flex: disaccordo totale tra sindacato e azienda. Pronti al confronto in Tribunale.

K-flex: disaccordo totale tra sindacato e azienda. Pronti al confronto in Tribunale.

Le posizioni di sindacati e azienda si confermano inconciliabili. Impossibile trovare un accordo.  Intanto, il 26 aprile, giorno in cui scadrà la procedura di licenziamento collettivo per 187 lavoratori, è alle porte. I sindacati hanno licenziato la multinazionale roncellese per condotta antisindacale (qui il nostro articolo sulla vicenda). Il presidio è ricominciato: oggi siamo all’ottantottesimo giorno.

Dopo il tentativo fallito di riprendere l’attività lavorativa, il 18 aprile è ripreso lo sciopero. Gli ex-dipendenti si sono organizzati per coprire i turni fino al 24 aprile, quando il presidio terminerà in modo definitivo, dopo circa tre mesi.

A niente è servito l’incontro che si è svolto ieri presso ARIFL ( Agenzia Regionale per l’Istruzione, la Formazione e il Lavoro). Anche in questo secondo tavolo, dopo quello del 7 aprile, la multinazionale roncellese ha proposto ai lavoratori degli incentivi economici, rifiutati dai sindacati poiché ritenuti insufficienti. Ogni proposta da parte dell’azienda non verrà accettata dai sindacati, che puntano in alto: vogliono la revoca dei licenziamenti collettivi.      K-Flex commenta così la vicenda: “le Parti Sociali hanno respinto la proposta e hanno  avanzato delle richieste che purtroppo rendono residue le possibilità di giungere ad un accordo entro i termini della procedura.”.

I sindacati hanno definito le scelte aziendali “gravissime con conseguenze drammatiche sul piano sociale che condanniamo con tutta la nostra determinazione.” Non riuscendo a trovare un accordo, vanno per vie legali: hanno chiesto al Giudice del Lavoro l’annullamento dei licenziamenti. Il giudice delibererà il 4 maggio. 

Oggi al presidio farà visita Fabrizio Sala, vicepresidente in Regione. Anche a lui i lavoratori chiederanno ciò che chiedono ad ogni autorità dall’inizio del presidio, e cioè “di impegnarsi per costruire le condizioni e predisporre le normative per impedire questa delocalizzazione finanziata con fondi pubblici e per non avere mai più in futuro aziende che, pur con risultati brillanti, scelgono con disinvoltura di licenziare e chiudere fabbriche in Italia avendo intascato le risorse dei contribuenti”.

 

 

 

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Su Elena Magni

Carnatese fedele, ma sogno l'Inghilterra. Amo viaggiare e conoscere nuove culture, per questo ho studiato lingue. Nel tempo libero leggo e faccio equitazione, le mie due grandi passioni.