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Atletica, De Pasquale: "Mi presento, sono il runner a piedi nudi!"

Atletica, De Pasquale: “Mi presento, sono il runner a piedi nudi!”

3 Aprile 2017

Nell’ambiente dei runner è conosciuto come Abebe Bikila, l’atleta etiope specializzato nella maratona, che nel 1960, correndo a piedi nudi, vinse la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma. Daniele De Pasquale, 34 anni, toscano, non può vantare titoli altrettanto prestigiosi. Ma, anche sulla scia del primo campione olimpico nella storia del Continente africano, da 3 anni corre sempre senza scarpe ai piedi. Il motivo è da ricercare in ragioni fondamentalmente scientifiche. “Correre scalzi è il modo più naturale, quello che permette di avere meno traumi possibili alle articolazioni dei piedi e, quindi, meno infortuni – afferma De Pasquale, che è anche laureato in Scienze Motorie e lavora come tecnico posturale – senza scarpe, se ci si abitua, si corre in maniera perfetta e si conquista anche uno stato di benessere”. Gare su strada, corsa in montagna, sterrato. Nessun terreno è negato ai piedi del Bikila italiano. Che è arrivato a correre, completamente scalzo, perfino sei maratone e diverse mezze. Come quella di Seregno lo scorso 26 marzo. Dove Daniele ha chiuso in 1:24:36, un tempo che tanti runner ‘normali’ possono soltanto sognare. “Il percorso era pianeggiante e mi aspettavo di fare una prestazione migliore – racconta – l’asfalto, però, era un po’ granuloso, anche per le pioggia, per cui non sono riuscito a rendere al massimo”.

De Pasquale, che proprio quest’anno alla mezza maratona Marina di Carrara, con 1:19:46, ha realizzato il record europeo ufficioso di corsa senza scarpe sulla distanza, è un habituè della Brianza. Dove, oltre alla gara di Seregno, ha corso anche le due ultime edizioni della Mezza di Monza. “La mamma della mia compagna abita a Burago di Molgora – spiega il runner toscano, che vive a 6 km da Viareggio – una volta al mese sono da quelle parti e, così, se posso, mi organizzo per fare qualche gara in zona”. E, così, anche in Brianza, sta prendendo piede, è proprio il caso di dire, il seme del barefoot, lo stile di vita dell’essere scalzi, alla ricerca di un vero contatto con la natura. Un concetto con una forte base filosofica. “Chi ha creato i nostri piedi ha pensato a tutto” afferma Daniele.

 

daniele-de-pasquale-mezza-seregno-mb (Copia)

Daniele, in Italia sei uno dei pochissimi atleti a correre scalzo. Ormai da 3 anni fai a meno delle scarpe su tutte le superfici. Come sei arrivato a questa decisione?

Corro da 10 anni e per i primi 5 ho utilizzato, come tutti, i vari modelli di scarpe da runner in commercio. Poi, anche sulla base dei miei studi in Scienze Motorie e grazie alla mia professione di tecnico posturale, ho deciso di cambiare. E’ stato un processo graduale. Seguito anche da Massimo Santucci, con cui continuo a collaborare, prima ho utilizzato per 2 anni le scarpe minimaliste, che hanno una suola bassissima e sono senza ammortizzazione. Poi, negli ultimi 3 anni, ho cominciato a correre a piedi nudi. Ormai mi sono completamente abituato e non uso le scarpe negli allenamenti e in tutte le gare, su strada, nelle campestri, nelle corsi in montagna e su sterrato.

Quali vantaggi ci sono nel correre scalzi rispetto all’uso delle scarpe?

Correre a piedi nudi è il modo più naturale perché hai meno traumi alle articolazioni. Chi ha creato i nostri piedi, ha pensato davvero a tutto. Non a caso negli ultimi 5 anni, da quando non uso le scarpe, non mi sono mai infortunato. Se ci si abitua, correre scalzi dona uno stato di benessere. Le scarpe per il running inizialmente furono lanciate sul mercato negli anni ’70 soprattutto per chi non aveva mai corso e voleva arrivare a muoversi almeno per 50 minuti. Ma alla lunga sono deleterie. Se da un lato tolgono lavoro ai piedi, dall’altro non permettono alle nostre estremità di articolarsi. In pratica è come se fossero ingessate. Questo, nel medio-lungo termine, ha conseguenze negative.

E possibili conseguenze negative del correre a piedi nudi?

Sostanzialmente non ce ne sono. Dopo una Mezza o una maratona i miei piedi non hanno danni estetici. Raramente può succedere l’imprevisto, magari un pezzettino di vetro che ti ferisce leggermente, ma, in generale, non succede niente di particolare.

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Per te correre scalzo non è solo un modo di svolgere attività fisica, ma è parte integrante del tuo lavoro. Cosa fai da questo punto di vista?

Ho diversi clienti che, come tecnico posturale, seguo e cerco di avvicinare, progressivamente, al correre senza scarpe. Poi mi occupo anche di una serie di attività formative. La prossima, il 22 aprile, quando al Lido di Camaiore, si svolgerà una giornata di stage sulla corsa barefoot e minimalista con test pratici e momenti di training.

La perfezione del correre a piedi nudi è al centro anche di “Nati per correre”, un libro di qualche anno fa del giornalista-runner Cristopher McDougall. L’autore, che racconta di una tribù messicana di straordinari ultramaratoneti scalzi, i Tarahumara, parla anche degli interessi economici delle multinazionali intorno al boom delle calzature da corsa. Tu che ne pensi?

Io non ho letto il libro, ma tanti me ne hanno parlato perché l’autore sostiene concetti molto simili ai miei sulla naturalità del correre a piedi nudi. Riguardo alle scarpe da corsa, io non penso che il discorso sia di preferire un marchio piuttosto di un altro. Esiste, invece, la scarpa che si adatta meglio alla specifica persona e, in questo senso, fa meno male ai piedi. Se, poi, parliamo di minimaliste, le marche sono tutte più o meno buone. A partire dalle Vibram Fivefingers, tra le prime del genere sul mercato.

Passiamo all’aspetto più prettamente agonistico. Sei un atleta che corre circa 40 gare all’anno. Che tipi di allenamento svolgi?

La mia settimana sportiva prevede 3 volte la corsa, sempre rigorosamente scalzo. In genere percorro circa 50 km totali. Per lo più corro di giorno e, quasi sempre, sul lungomare di Viareggio. Alla corsa aggiungo un allenamento in piscina e due in palestra, dove, però, non alleno le gambe. Infine faccio tanto allungamento globale decompensato.

La tua ultima gara è stata la Mezza maratona di Seregno il 26 marzo. Come è andata?

A Seregno l’asfalto era granuloso, anche perché piuttosto bagnato. Non sono riuscito a fare la prestazione che avrei voluto. Ho chiuso in 1:24:36, ma, su una superficie migliore, con un percorso così pianeggiante, avrei potuto fare meglio. Anche perché a fine febbraio, alla Mezza di Marina di Carrara, ho terminato i 21, 097 chilometri in 1:19:46, che, a quanto so, è record europeo sulla distanza a piedi scalzi. Soprattutto, però, mi ha permesso di raggiungere il mio obiettivo: tornare a fare i tempi di quando correvo con le scarpe.!

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Sei un frequentatore della Brianza. A Monza hai corso anche le ultime due edizioni della Mezza. Come mai?

La mamma della mia compagna è di Burago di Molgora. Quindi, una volta al mese, siamo in Brianza. Così, quando riesco, ne approfitto per fare qualche gara. La Mezza di Monza mi piace perché ha un percorso nel Parco molto bello. L’unica cosa è che, essendo in calendario a settembre, quindi, ad inizio stagione, non ci arrivo al massimo della forma.

Siamo ad aprile e ci sono ancora alcuni appuntamenti per la corsa su strada prima della pausa estiva. Quali sono i tuoi programmi?

Domenica prossima, 9 aprile, c’è la Mezza maratona di Firenze. Si correrà nel centro storico e punto a fare meglio di Seregno. Poi il 6 maggio a Pisa correrò la Inferno Run, una corsa di 14 km con ostacoli naturali ed artificiali. Quindi in estate mi dedicherò allo sterrato, al collinare e alla corsa in montagna.

 

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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