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Seveso, Giorgio Garofalo lascia il Pd: ecco il perché

Seveso, Giorgio Garofalo lascia il Pd: ecco il perché

15 Marzo 2017

Si erano tanto amati, ma ora è tutto finito. Lo annuncia il presidente del consiglio comunale di Seveso, Giorgio Garofalo, comunicando ufficialmente la sua scelta di lasciare il Partito Democratico, per cui era stato consigliere provinciale e responsabile della comunicazione in Brianza. Una decisione sofferta, ma coerente: «Sono consapevole di lasciare una comunità che ho contribuito a far crescere, conscio di aver ricevuto tanto e di aver dato altrettanto – afferma -. Malgrado la delusione per gli ultimi avvenimenti, oggi non vado via sbattendo la porta, ma ringraziando i molti amici con i quali ho condiviso un percorso. Sono certo che con alcuni di loro torneremo a lavorare insieme per un centrosinistra aperto e plurale».

Garofalo guarda con speranza e simpatia ad Articolo 1, il neonato movimento che si definisce “democratico e progressista”: «Spero che riesca a recuperare quelle persone che hanno costruito il Pd, ma se ne sono allontanate: recupererà quei voti di chi avrebbe scelto il Movimento 5 Stelle per protesta, o si sarebbe astenuto», spiega Garofalo. Non ha paura di un’altra, ulteriore, frammentazione della sinistra? «Questo è il mantra che ci ripetono da Lingotto, come dicevano che, se avesse vinto il “no” al referendum costituzionale, le borse sarebbero crollate e Grillo avrebbe stravinto: non è successo».

Già, il referendum del 4 dicembre: Garofalo, in contrasto con il Pd, aveva sostenuto con fermezza il “no”. E per qualcuno non è stato un caso che, alle elezioni del consiglio provinciale di gennaio, Garofalo non sia stato riconfermato. È andata così? «Non voglio dirlo – risponde -, per me è una partita chiusa. Mi sono speso per il “no” perché pensavo che quella riforma fosse un danno alle istituzioni, e credevo che la mia posizione sarebbe stata accettata o almeno tollerata. Ma la direzione del Pd ha avuto un approccio assolutistico in campagna elettorale: il mondo sembrava diviso tra chi era legittimato a restar nel partito e chi veniva invitato, come è successo nelle assemblee, ad andarsene “fuori”. Dopo il voto avevo sostenuto che il Pd doveva tornare a essere un partito plurale, ma non si può negare che una parte di noi sia stata messa alla porta». Garofalo cita esplicitamente altre figure della provincia che, come lui, hanno lasciato il partito in cui credevano, come Lucrezia Ricchiuti e Loris Maconi. «E non si tratta solo di loro: penso ai numerosi militanti che da tempo non vedo più».

E a Seveso come influirà la decisione del presidente del consiglio comunale? «Sarò un indipendente, ma nulla è cambiato rispetto al patto fatto con i cittadini nel 2013 – afferma Garofalo -. Ho voluto però esplicitare la mia scelta prima del congresso: ho in tasca la tessera del Pd, ma non la userò». Il clima, nel Pd del comune brianzolo, si conferma sereno: «Mi spiace per la scelta di Giorgio, ma continueremo a lavorare insieme nella giunta Butti – dichiara infatti il consigliere Roberto Fumagalli (Pd) -. Politicamente il nostro percorso è diverso, il prossimo mese i singoli elettori del Partito Democratico sceglieranno il segretario tra Emiliano, Orlando e Renzi. Poteva aggiungersi un altro candidato come Bersani o Speranza che invece hanno scelto di lasciare il partito».

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Giulia Santambrogio
Inseguo le storie sin da quando ero bambina: per farmele raccontare, per leggerle, e, ovviamente, per scriverle. Su MBNews, però, mi occupo di fatti.


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