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Campione d'Italia: un modello di casinò per il Sol levante

Campione d’Italia: un modello di casinò per il Sol levante

13 Febbraio 2017

Casinò è sinonimo di Las Vegas? Non è detto se, come sta succedendo in Giappone, il modello non è quello americano. Perciò emissari nipponici hanno fatto il loro tour in Europa, da Venezia a Montecarlo. Ma l’entusiasmo con il quale sono tornati in patria è frutto del soggiorno a Campione d’Italia.

La riprova? L’invito della Nippon Foundation for social innovation a Massimo Ferracin, presidente della casa da gioco dell’exclave italiana in Svizzera, che del modello Campione d’Italia nei prossimi giorni sarà ambasciatore a Tokyo. Il destino vuole che nel corso della sua formazione l’avvocato Ferracin abbia studiato, oltre che a Milano, San Gallo ed Harvard, anche diritto economico giapponese presso la Waseda University di Tokyo. Un atout che deve avere avuto il suo peso quando gli esponenti della Nippon Foundation sono giunti a Campione d’Italia.

Campione d'Italia Massimo Ferracin presidente del Casinò“Il viaggio in Giappone nasce dall’incontro che ho avuto con loro in riva al Ceresio e dall’amicizia personale che ne è nata con il Presidente della Nippon Foundation. Curiosi della dimensione ancora umana delle case da gioco europee, in patria fanno pressione perché se ne apra un ridotto numero, strategicamente distribuite nell’arcipelago. Le motivazioni storiche ed economiche, nonché la dinamicità del Casinò campionese li ha, direi, sedotti. Insomma si propongono di adottare il nostro modello e mi hanno chiesto di illustrarlo, come avevo fatto con loro, a Tokyo, anche in sede politica”.

Per questo gli è stato chiesto di intervenire, a Tokyo, nel corso di una sessione in Senato. Altri incontri sono stati previsti nel volgere di tre intensi giorni a metà febbraio, con giovani imprenditori e con giornalisti specializzati. “La strategia del Casinò Campione d’Italia, e le caratteristiche della naturale internazionalità di un’enclave, hanno avuto un ruolo palese nell’interesse da parte giapponese – commenta Ferracin – ma a Tokyo riferirò anche del problema delle ludopatie e della determinazione con la quale noi affrontiamo il gioco compulsivo al fine di scongiurarne gli effetti”.

Un modo per contribuire a parare i colpi di chi in Giappone si oppone ai casinò, che invece sono parte del processo di apertura avviato da un paese storicamente chiuso, tradizionalmente refrattario. “Per questo forse a Campione d’Italia hanno avvertito quel clima transnazionale che li ha riscaldati. Non è soltanto effetto della collocazione geografica, l’internazionalità e, nello spirito, una dote delle persone, degli addetti ai lavori del nostro Casinò cui è riconosciuta grande professionalità. Voglio aggiungere, da parte mia, che la premessa dell’accettazione del mandato presidenziale della società di gestione – comunale – della casa da gioco poggiava sulle competenze internazionali, che mi sono riservato. Devo dire, con soddisfazione. Giappone a parte, una rete di contatti ha prodotto benefici in termini sia di gruppi stranieri sia di aziende internazionali che a Campione d’Italia trovano magari sbocco ludico, ma anche possibili sinergie.

Dopo cinesi e russi, i giapponesi? “Uno sviluppo proiettato nel Sud-Est asiatico, in fondo naturale come quello che ha investito le case da gioco. Una metamorfosi: fino ai primi anni ottanta al casinò si passava più che altro una serata di alto livello, poi ha fatto irruzione il gioco automatico, da 60 la dotazione di slot machines è salita alle attuali 800. La proposta di giochi sempre di nuova generazione, e oggi del gioco on-line, contrassegna un’evoluzione di cui il Casinò campionese può dirsi apripista, con una capacità di adattamento che ha portato nell’exclave nuovi e diversi gruppi di giocatori, in un processo di differenziazione continua. Ai giapponesi – Ferracin sorride – è piaciuto”.

Quella possibile dei casinò è una delle aperture verso le quali il paese del Sol levante sembra protendersi: “Assisterli è un onore – dichiara l’avvocato Ferracin – in un progetto importante per loro ma anche per noi: portiamo in Giappone il modello Campione d’Italia e una filosofia europea, l’aspettativa è anche di riportare qui qualcosa di quella cultura”.

*Publiredazionale

 

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