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Pietro Fontana del Carrobiolo 6° al Birraio dell'anno: "Pronta una nuova birra"

Pietro Fontana del Carrobiolo 6° al Birraio dell’anno: “Pronta una nuova birra”

21 Febbraio 2017

“Pensa globale, bevi locale”. Un motto che vale più di una campagna di comunicazione. E dice tanto sulla mentalità che c’è dietro al Birrificio Carrobiolo. Una mentalità basata “sull’orgoglio e sull’appartenenza al nostro territorio e il ritorno alle origini della birra artigianale” afferma Pietro Fontana, 46 anni, brianzolo, titolare e fondatore, nel 2008 a Monza, del “Piccolo Opificio Brassicolo del Carrobiolo – FERMENTUM”. Che si è appena classificato sesto al concorso nazionale “Birraio dell’anno”, una sorta di “Pallone d’oro” della birra.

birre-carrobiolo-mb (Copia)Un premio che per Fontana e la sua attività arriva dopo una serie di riconoscimenti conquistati negli ultimi anni. Alla soddisfazione personale di tre piazzamenti nei primi dieci al “Birraio dell’anno”, infatti, Fontana può aggiungere la Chiocciola di Slow food, assegnata al suo birrificio nelle ultime quattro edizioni consecutive di “Guida alle birre d’Italia” 2011, 2013, 2015 e 2017.

In quest’intervista ad MBNews il titolare del “Piccolo Opificio Brassicolo del Carrobiolo”, che nel 2014, in piazza Indipendenza a Monza, ha aperto una nuova sede produttiva con un brew pub, ci racconta anche i progetti e le aspirazioni per il 2017. Consolidare gli affari, realizzare una nuova birra, ancora top secret, da aggiungere alle 20 tipologie già prodotte. Ma,soprattutto, la cura dell’aspetto umano. “L’attenzione più grande sarà quella verso i nostri 10 dipendenti – afferma Fontana – che con professionalità, fatica e generosità stanno rendendo possibile tutto quello che è il Birrificio Carrobiolo”.

E’ la terza volta che entri tra i primi 10 al concorso “Birraio dell’anno”, ma nel 2016 hai ottenuto il tuo miglior piazzamento, sesto in classifica. Te l’aspettavi?

Il sesto posto è sicuramente un grande risultato per me e il Birrificio Carrobiolo. Nonostante la nostra crescita negli ultimi anni, non possiamo competere coi primi cinque in classifica per quanto riguarda la distribuzione e la visibilità su tutto il territorio nazionale. Non mi aspetto mai nulla dai concorsi. Hanno un valore relativo, ma fanno comunque bene a tutto il movimento della birra artigianale e fanno sicuramente molto piacere!

Hai anche ottenuto i più alti riconoscimenti per quattro edizioni consecutive nella “Guida alle birre d’Italia” edita da Slow food. Ti ha dato più o meno soddisfazione dei piazzamenti al Concorso “Birraio dell’anno”?

Birraio dell’anno premia la persona, il produttore. La Guida premia il Birrificio e le singole birre. Quindi danno soddisfazioni entrambi su versanti diversi. La Chiocciola di Slowfood è il massimo riconoscimento al birrificio e noi siamo orgogliosi di essere stati nel 2011 il primo birrificio lombardo in assoluto ad ottenerla. Poi la cosa che più mi onora è l’essere riusciti a mantenerla anche nel 2013, 2015 e 2017.

Cinque dei primi sei della classifica di quest’anno al “Birraio dell’anno” sono lombardi. La migliore birra in Italia si produce nella nostra Regione o è un discorso legato al numero di micro-birrifici presenti? 

La concorrenza lombarda, ormai spietata e miope, sicuramente stimola a fare sempre meglio, ma credo che ci siano diversi motivi per un risultato così evidente al “Birraio dell’anno”. Prima di tutto storici, legati alla birra e al Nord Italia in generale, dove da sempre si produce di più che nel centro sud. Poi motivi imprenditoriali, con maggiori capitali a disposizione da investire. Infine motivi commerciali, con un mercato più ricettivo che in altre parti d’Italia, Roma esclusa ovviamente. In ogni caso ci sono ottimi birrai e birrifici anche nel Centro Sud e nelle isole.

Quest’anno in classifica al 18esimo posto c’è un altro brianzolo, Lorenzo Guarino del Birrifico Rurale di Desio. Vi conoscete? Avete mai collaborato in qualche modo?

Sì, ci conosciamo e da birrai ci siamo resi conto di aver fatto a Monza la stessa scuola superiore, ITIS Hensemberger! Ma, nonostante la pietro-fontana-2-mb (Copia)vicinanza, non abbiamo grandi occasioni di incontrarci e collaborare a progetti specifici, anche se, quando serve una mano reciproca, non ci tiriamo indietro.

La tua storia di mastro birraio è particolare. Come e quando è nata la tua passione?

 Dopo aver collezionato per anni bottiglie di birra vuote e aver viaggiato in Europa negli anni dell’Università, l’idea di produrre birra comincia a venirmi giocando a Dungeons & Dragons con gli amici. Io, infatti, impersonavo Borgrem, il chierico che, ad un certo punto, acquisisce una abbazia e inizia una produzione di birra per mantenere gli abitanti del suo villaggio. Poi, nel 1999, a Londra acquisto un “kit” per fare la birra in casa. Il primo risultato è una Strong Ale inglese da 8 gradi alcolici. Da lì in poi è un susseguirsi di tentativi e di riscontri positivi. Fino al 2008, quando decido di fondare a Monza, in piazza del Carrobiolo, il micro birrificio artigianale “Piccolo Opificio Brassicolo del Carrobiolo – FERMENTUM”. Nel corso degli anni, oltre a produrre birre ricercate, con ingredienti a chilometro zero e ricette originali, abbiamo organizzato corsi di avvicinamento alla produzione casalinga e alla degustazione di birre di qualità. Nel 2014 abbiamo aperto il nuovo birrificio in piazza Indipendenza con annesso brew-pub. E, nello stesso anno, ho pubblicato per Edizioni White Star il libro “Birra Sommelier”, un viaggio attraverso la storia, la geografia, la produzione e la cultura della birra.

Da poco più di due anni il Birrificio Carrobiolo ha aperto un Brew-pub in piazza Indipendenza a Monza. Come mai questa decisione?

La scelta del Brew-pub incarna il nostro motto “Pensa globale, bevi locale, l’orgogliosa appartenenza al nostro territorio e il ritorno alle origini della birra artigianale. Prima della rivoluzione industriale, infatti, la birra non viaggiava molto, c’erano un’infinità di piccoli produttori locali. C’è poi una ragione ecologica ed economica. Ogni litro di birra venduto in loco, meglio se direttamente dalle spine del nostro pub, ha una bassissimo impatto ambientale rispetto a quelli venduti in contenitori usa e getta. La birra pesa e ingombra e trasportarla, oltre che un costo, aumenta di molto la sua “impronta ecologica”.  Ecco perché mi chiedo: che senso ha per un birrificio artigianale scimmiottare l’industria e continuare ad aumentare senza limite la produzione per poi essere costretti a ricercare sempre nuovi mercati, sempre più lontani?

birrificio-carrobiolo-mb (Copia)Come stanno andando gli affari a due anni dall’apertura del Brew-pub? Quale funzione ha attualmente la storica sede in piazza Carrobiolo?

L’attività sta andando abbastanza bene pur con mille difficoltà: clienti che non pagano, burocrazia infinita su tutti i fronti, la concorrenza di finti birrifici artigianali. Gli investimenti sono stati importanti rispetto alle nostra vecchia dimensione. Il nostro progetto non è nato per speculazione, quindi abbiamo tempi medio lunghi per il rientro. In piazza Carrobiolo è rimasto lo spaccio aperto il sabato e la nostra sede legale.

Quanti e quali tipi di birra producete attualmente?

Ormai abbiamo messo a punto più di 20 tipologie di birra, ma diverse sono prodotte solo in alcuni periodi dell’anno. Al pub ne offriamo 10 alla spina, le altre in bottiglia. Oltre alle birre classiche ci sono poi le birre più ludiche e ardite. Ad esempio quella con uva del prestigioso Moscato di Scanzo, la I.T.A. (italian tomato ale), prima birra al mondo con datterini siciliani e aromatizzata con basilico e origano, che ha destato prima la curiosità e poi l’ammirazione anche di molti colleghi stranieri. Infine quelle affinate in barrique, che rappresentano una vera e propria sfida tecnica. Ma le mie preferite restano quelle ad alta gradazione alcolica come la O.G. 1111, la CoffeeBrett o la Stanisalo, un barley wine di prossima uscita, tutte sopra i 10 gradi alcolici.

Quali novità hai in programma per il 2017?

Dopo due anni frenetici e convulsi per il cambio di impianto produttivo, l’avvio del pub e  la creazione e messa a punto di molte birre nuove,  per il 2017 l’obiettivo è la messa a regime e il consolidamento. Vogliamo aprire il brewpub anche il lunedì, organizzare serate a tema sulla birra e sugli abbinamenti birra-cibo, ospitare corsi di degustazione e di cultura birraia collaborando con le diverse organizzazioni di settore (Movimento Birra, Unionbirrai, Good Beer Society, Fermento Birra e Slow Food). Infine vogliamo realizzare una nuova birra, che è un po’ un sogno nel cassetto da tanto tempo e di cui non voglio anticipare nulla per non rovinare la sorpresa. Ma l’attenzione più grande sarà quella verso i nostri 10 dipendenti che con professionalità, fatica e generosità stanno rendendo possibile tutto quello di cui abbiamo parlato.

 

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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