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Monza, l'allarme dei sindacati: il postino suonerà solo 10 volte al mese!

Monza, l’allarme dei sindacati: il postino suonerà solo 10 volte al mese!

28 Febbraio 2017

I tempi cambiano. Lo cantava Bob Dylan in una sua famosa canzone. Ed allora, forse, non c’è da stupirsi se 36 anni fa, quando uscì nelle sale il film con Jack Nicholson e Jessica Lange, il postino suonava sempre due volte. Da ora in poi, invece, a Monza si limiterà a portare la corrispondenza a giorni alterni. Anzi, per l’esattezza, dieci volte al mese. Il lunedì, mercoledì e venerdì la prima settimana. Martedì e giovedì la seconda. Uno schema che si ripete anche nelle altre due settimane del mese. Per un totale, appunto, di dieci giorni al mese. L’allarme è lanciato dai Slc-Cgil (Sindacati dei lavoratori della comunicazione). Che in una relazione si dicono preoccupati per le possibili conseguenze. L’accusa è che “i responsabili di Poste Italiane hanno deciso che la consegna quotidiana della corrispondenza non è più una ‘ricchezza’ – si legge – questa oggi è data dai prodotti finanziari e dalle possibilità offerte dal mercato borsistico”. La novità postino-motorini-posta-poste-lettere-mbnella consegna della posta a giorni alterni dovrebbe essere appena cominciata nel capoluogo brianzolo. Ed è frutto di una riorganizzazione aziendale di Poste Italiane. Che, operativa già in provincia di Como, Cremona e Brescia, ha provocato più di una polemica. Ma quali sono i motivi della riduzione del servizio di consegna della corrispondenza? Essenzialmente la ragione principale è legata all’ormai cronica carenza di personale. Chi va in pensione non viene sempre sostituito con l’assunzione di nuovi dipendenti. Una situazione che genera ripercussioni negative anche sul numero degli operatori di sportello, capaci di coprire solo il 60 per cento del personale. Basti pensare che solo nel 2016 a Monza, dove ci sono otto uffici postali “hanno lasciato il lavoro 15 unità di sportelleria – secondo quanto denunciano i sindacati – e, per il momento, non saranno rimpiazzate”.

Cosa dicono le persone, utenti primari di Poste Italiane, di uno storico servizio che rischia seriamente di trasformarsi in un disservizio? “Già da un po’ di tempo, ormai, non passavano così di frequente – afferma la signora Loredana, che abita in via Borgazzi, a due passi dall’Ufficio postale di Monza Centro in Corso Milano – tagliano i servizi, eppure i soldi ci sono ed investono sull’immagine. E’ proprio uno schifo, se posso usare una parola forte – continua – alle nostre rimostranze i postini ci rispondono che hanno uno stipendio basso, un po’ le stesse cose che dicono gli autisti degli autobus quando gli si chiede come mai una corsa ha fatto 15 o 20 minuti di ritardo”. Una consegna non puntuale della posta è già riscontrabile in molte zone di Monza. Anche per gli acquisti on line.

D’altro canto, paradossalmente, mentre Poste decide di tagliare i tempi di consegna, “il volume della corrispondenza – secondo i sindacati – è in aumento del 30 per cento”. Nonostante la tecnologia metta a disposizione mezzi più rapidi per tenersi in contatto o inviare documenti. Sono soprattutto le raccomandate, gli atti giudiziari e quelli di Equitalia a creare un surplus di corrispondenza. Documentazione che necessita di una firma dell’interessato. “C’è sempre il timore che via e-mail ci possa essere una più facile poste-italiane-insegna-mb-650x650violazione della privacy – afferma Matteo – poi tante persone sono ancora poco alfabetizzate dal punto di vista informatico e preferiscono i metodi tradizionali per inviare la corrispondenza”. In attesa di sapere come andrà a Monza la consegna postale a giorni alterni, Poste Italiane non ha ancora diffuso comunicazioni ufficiali riguardo alla riorganizzazione del servizio. E, così, nell’attuale incertezza, c’è chi, ottimisticamente, riesce a vedere il bicchiere mezzo pieno. “Se hanno fatto bene i conti e gestiscono bene le cose, può anche non esserci alcuna negatività – spiega Roberto – se, invece, ci saranno disservizi, ci si lamenterà. D’altro canto – continua con tono laconico – non si può fare altrimenti”. Già ci si prepara, insomma, alla lamentela ‘obbligata’. Una pratica in cui, spesso, gli italiani hanno dimostrato di essere tra i numeri uno al mondo. Quasi sempre come anticamera della rassegnazione.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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