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Da Lissone all’Etiopia. Un centro maternità in ricordo del prof. Angelo Ottolini

Un centro per la maternità è stato costruito in Etiopia in ricordo di Angelo Ottolini, storico professore del liceo Enriques di Lissone, grazie all'impegno dei suoi familiari.

Prof. Ottolini, Enriques - MB

Alcune persone continuano a far del bene anche quando non sono più in mezzo a noi. È il caso di Angelo Ottolini, professore simbolo del liceo Enriques di Lissone, purtroppo scomparso il 31 maggio 2015. I suoi studenti non l’hanno mai dimenticato, e oggi abbiamo finalmente la certezza che il nome del loro caro professore non vivrà solo nei loro ricordi, ma anche in un progetto umanitario dedicato alla sua memoria.

Il 4 febbraio è stato infatti inaugurato in Etiopia, nel piccolo villaggio di Sheberabeb, un edificio adibito alla maternità. Si tratta di un dono alla popolazione locale che è stato fortemente voluto proprio dal professor Ottolini, realizzato ora con il suo lascito testamentario grazie alle energie e all’impegno dei suoi familiari, nonché all’appoggio dell’ONLUS “Associazione Nuova Famiglia”. Il liceo Enriques, va però precisato, non ha avuto alcun ruolo in tutto questo.

Ma andiamo per ordine e spieghiamo com’è nato questo progetto: nel 2014 Ottolini sentì parlare per la prima volta di questo villaggio dalla cognata Alessandra, che aveva visto coi suoi occhi le condizioni critiche di quel posto, in cui le donne erano costrette addirittura a partorire a terra a causa della mancanza di strutture adeguate. Il professore manifestò quindi il desiderio di fare qualcosa per loro e di poter dare, per quanto possibile, una piccola mano per migliorare quella situazione. I familiari del professore si erano messi immediatamente in moto, sin dal giugno del 2015, per realizzare quel sogno.

Sogno che oggi è diventato realtà: il villaggio, che prima aveva solamente un edificio per le cure essenziali alla popolazione, adesso è affiancato da un complesso che comprende una sala parto, una stanza post-parto, un ambulatorio per seguire le donne durante la gravidanza, una stanza per l’ostetrica e, infine, un ufficio. Oltre a tutto questo è stato allestito a poca distanza anche un edificio per accogliere le donne prossime al parto provenienti dai villaggi vicini.

“È davvero bello che finalmente esista qualcosa che mantenga viva la memoria del prof. Ottolini”, ha commentato Paolo, suo ex allievo, “Speriamo che anche a Lissone ci si possa muovere in questo senso con iniziative del genere. Noi che abbiamo conosciuto Angelo saremmo felicissimi di essere coinvolti”. Proprio il coinvolgimento di chi non ha mai dimenticato “Otto”, d’altronde, sarà il vero motore che permetterà alla maternità costruita in Etiopia di continuare a sopravvivere e a fare del bene.

Infatti il progetto è solo all’inizio e i problemi sono ancora tanti: come ha dichiarato il fratello del professore, Alberto, “mancano ancora degli arredi e delle apparecchiature; è necessario recintare l’area per evitare le incursioni delle iene dalla vicina foresta; pensiamo anche di attrezzare un piccolo locale dove le donne in attesa del parto e i loro familiari possano cucinarsi i pasti. Ma anche questo non basta: il funzionamento della maternità va sostenuto e i costi per i farmaci e per il personale sono consistenti. Stiamo pensando di avviare un’iniziativa per raccogliere finanziamenti: un aiuto per sostenere la gravidanza, il parto e i primi mesi di vita del bambino, una sorta di adozione a distanza di mamma e bambino… è un’idea a cui stiamo lavorando”.

Insomma, la grande comunità di persone su cui il professor Ottolini ha lasciato l’indelebile segno del suo passaggio è in attesa di ulteriori sviluppi, anche se già da ora ci si può mettere in moto. Come? Per esempio diffondendo la voce di questa bellissima iniziativa, della quale non mancheremo di tenervi aggiornati in futuro. Nel frattempo non si può che essere felici nel constatare come Otto non se ne sia mai andato davvero.

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