Ambiente

NoPedemontana, diossina e bonifica: un successo l’incontro

In tanti presenti all'incontro organizzato a Seveso dal comitato NoPedemontana per parlare di diossina e dei rischi della bonifica. Nel frattempo, l'autostrada è ancora in stallo.

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Tre ore di confronto e dibattito per la serata organizzata venerdì 20 dicembre dal comitato NoPedemontana a Seveso. Segno di un’interesse mai sopito per un tema tra i più delicati, quello della diossina, nel paese che quarant’anni fa divenne famoso proprio in associazione alla sostanza tossica fuoriuscita dalla fabbrica Icmesa di Meda. Spunto dell’incontro, i risultati ufficiali delle analisi realizzate da Pedemontana, resi noti ormai tre mesi fa.

I relatori Marco Caldiroli, esperto di sicurezza industriale, Edoardo Bai, medico epidemiologo, e Marino Ruzzenenti, storico dell’ambiente, hanno spiegato nel dettaglio le conseguenze dell’inquinamento da diossina su popolazione e territorio, provando a ipotizzare i rischi di una possibile bonifica. «Non smuovere la terra sarebbe la

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migliore precauzione per la salute – spiega Bai -. Muovere milioni di metri cubi di terreno in questa zona è pura follia». Anche perché una soluzione per distruggere la diossina ancora non c’è: spostarla significa solo portare il problema altrove, con il rischio che la sostanza tossica si disperda nell’aria. «Studiosi americani sostengono di aver messo a punto un metodo in grado di spezzare le molecole di Tcdd – aggiunge Ruzzenenti -, ma sarebbe necessario surriscaldare il terreno contaminato, chiuso in contenitori ermetici: si parla di 335° per 5 o 6 mesi». «A prescindere da Pedemontana, questa può essere per Seveso l’occasione per riscattare il territorio dalla diossina» aggiunge Caldiroli. Come stanno facendo i bresciani che, dopo lo scandalo scoppiato nel 2001 a proposito della Caffaro, la fabbrica che avvelenava il territorio con diossina e sostanze chimiche, sono scesi in piazza per dire basta ai veleni.

«Si aprono scenari per certi versi inquietanti e preoccupanti, ancora di più perché sostenuti dal supporto scientifico – ha commentato il sindaco di Bovisio Masciago, Giuliano Soldà -. Non abbiamo un quadro analitico dei territori, ed è angosciante non sapere cosa fare: la responsabilità cade sui cittadini e sui sindaci. Arpa deve chiarire le modalità di caratterizzazione dei territori, cosa fare nel caso di nuove costruzioni e come comportarsi con chi ha un orto». «La caratterizzazione dice che siamo a rischio ambientale e sanitario – ha aggiunto il geologo Gianni Del Pero -. Sappiamo che i terreni sono contaminati, ma anche che sono cambiati rispetto al 1976: lo strato superiore è meno inquinato, perché è terreno di riporto. Intanto, i dati del 2011 hanno segnalato un aumento del 700% di mortalità per il linfoma di Hodgkin».

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