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Fidal Milano, intervista al neo presidente, Galimberti: "Nuovi format per le gare"

Fidal Milano, intervista al neo presidente, Galimberti: “Nuovi format per le gare”

18 Gennaio 2017

Nel mondo dell’atletica, per Monza e la Brianza, non c’è due senza tre. E così, dopo l’elezione ad ottobre del limbiatese, Gianni Mauri, come presidente di Fidal Lombardia (leggi qui l’intervista) e di altre tre brianzoli, Luca Barzaghi, Mario Scirè e Fabio Mauri, alla carica di consiglieri dello stesso Comitato regionale della Federazione italiana di atletica leggera, il 14 gennaio il monzese Paolo Galimberti èFidal_Milano_-_Consiglio (Copia) diventato il nuovo presidente di Fidal Milano (leggi qui l’articolo). Per lui, che era l’unico candidato a succedere a Sabrina Fraccaroli, per tre mandati alla guida del Comitato provinciale più grande d’Italia nel mondo dell’atletica, l’onore e l’onere di guidare per 4 anni un universo composto da ben 19.927 tesserati  e 172 società. Dalla parte di Galimberti, 48 anni, impiegato in una multinazionale americana leader nel settore pompe e valvole di regolazione, l’86 per cento dei consensi e i 1927 voti ottenuti nell’Assemblea elettiva. Ma anche la possibilità di contare su una squadra di Consiglieri del tutto rinnovata e composta da sette persone, tra le quali diversi brianzoli: Fabio Burattin, Roberto Dallù, Potito Gilberti, Vincenzo Leggieri, Giulia Paccagnan, Monica Riva e Agostino Rossi. Oltre a loro avrà un peso importante Alessandro Staglianò, che è il nuovo Fiduciario Tecnico.

A tutto questo Galimberti può aggiungere la sua esperienza nell’atletica. Prima come agonista di buon livello nelle lunghe distanze con la maglia della storica Forti e Liberi. Poi come dirigente. E’ reduce, infatti, da due mandati come consigliere di Fidal Milano, è co-fondatore nel 2010 della società Atletica Monza, di cui è stato sin dall’inizio presidente ed è attualmente vicepresidente. Ha contribuito alla nascita della gara su strada 10K di Monza e, come responsabile del Cross del Parco, ha organizzato due campionati italiani di corsa campestre. Ora incomincia una nuova sfida. Forse la più difficile. Sicuramente una delle più stimolanti. I progetti sono tanti. E una delle parole d’ordine è cambiamento. Il rilancio dell’attività giovanile e le nuove strategie di promozione dell’atletica sono tra i punti cardine del mandato di Galimberti. Che annuncia: “Lanceremo nuovi format per le gare in pista, soprattutto quelle dei giovani”.

Tra i punti principali del tuo programma di mandato, c’è il supporto alle società per gli aspetti tecnici, amministrativi e di comunicazione. Cosa ha in mente? 

Dal punto di vista fiscale e assicurativo, l’obiettivo è stipulare convenzioni collettive in modo da aver maggior peso con le agenzie e poter ridurre i costi. Per quanto riguarda la comunicazione, richiederemo ad ogni società una figura da istruire per la gestione dell’immagine della società stessa. La formazione sarà continua e non con incontri sporadici. Abbiamo già contattato giornalisti importanti, come Franco Bragagna della Rai, ed esperti di marketing perché è importante che anche le piccole società imparino a comunicare meglio nell’ambito di un’atletica più moderna.

La sua presidenza dovrebbe portare importanti novità anche per tutto il settore giovanile. Quali?

Il format, soprattutto delle gare in pista, sarà profondamente riformato. La durata sarà di un’ora e mezza al massimo, non più un tempo IMG-20170114-WA0001interminabile come adesso. I genitori, che portano i figli alle gare, poi, dopo la prima volta, finivano per non portarli più. Punteremo su gare più veloci e più belle da vedere. Le iscrizioni saranno solo on line.

Lei è stato Consigliere di Fidal Milano nei due precedenti mandati, la sua presidenza si pone in continuità con quella della Fraccaroli o segnerà una discontinuità?

La mia presidenza sarà in continuità con quella della Fraccaroli. Concordo con quanto fatto da lei, ci sarà soltanto una naturale evoluzione. In questi anni Sabrina ha lavorato per rendere l’atletica più moderna, puntando soprattutto sulla comunicazione. Ora ci sono anche altri aspetti da sviluppare e migliorare.

Come interpretare il fatto che lei sia stato l’unico candidato alla presidenza? Un messaggio di unità all’interno di Fidal Milano o di mancanza di partecipazione?

L’essere l’unico candidato è il frutto di un lavoro fatto con le società nei mesi scorsi. Sono state valutate insieme le esigenze e il mio programma elettorale. D’altro canto ho svolto il ruolo di consigliere per due mandati e, quindi, le società sanno che i problemi dell’atletica li conosco. Sicuramente non è stata una questione di poca partecipazione. Basti pensare che su otto candidature per la carica di consigliere, sette erano un’assoluta novità. Persone, che poi sono state tutte elette, magari poco conosciute nella federazione provinciale, ma con grosse capacità professionali che torneranno utili per sviluppare i punti del programma.

E’ tra i fondatori e dirigenti dell’Atletica Monza. Quali le peculiarità dell’atletica brianzola rispetto a Milano e Lodi, le altre due province della Federazione di cui è diventato presidente?

L’attività in Brianza, in sostanza, non è molto differente da quella milanese e del lodigiano. Ci sono delle particolarità. Il reclutamento del settore giovanile, ad esempio, è più semplice. Ci sono società, come la stessa Atletica Monza, con un grosso bacino di utenza. Nel milanese e nel lodigiano è più difficile avere spazi ed impianti. L’obiettivo, al termine del mio mandato di 4 anni, è che Fidal Milano nel suo complesso abbia più iscritti. Tutte le società devono dare un’immagine di professionalità nel proprio Comune e nella propria area.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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