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Monza, Terrabuio shock: cartelloni con i bimbi vittime della guerra

Monza, Terrabuio shock: cartelloni con i bimbi vittime della guerra

14 Dicembre 2016

#chiedimisesonofelice!. L’hashtag connota la nuova campagna artistica di Felice Terrabuio apparsa in via Azzoni Visconti a Monza. Volto noto monzese per le tante iniziative culturali organizzate in città, questa settimana fa parlare di sé con il suo “Urban Art Project” provocatorio.

I soggetti della campagna sono due scatti che parlano da soli. In enormi cartelloni di sei metri per tre, c’è Aylan, il bimbo siriano morto sulla costa turca, e Omran, tragica icona delle stragi di Aleppo. Immagini che hanno fatto il giro del mondo per approdare fino a Monza.

Terrabuio descrive la sua opera come: “Uno specchio per pensare, riflettere sul senso, rigenerare l’energia dello sguardo, fendere con le immagini l’istante di passaggio, fondere il paesaggio di passaggio con domande, mostrare dissonanza tra immagine e messaggio. Sguardi mobili, emozioni e riflessioni, pensieri forse nobili. L’arte urbana Non profana, ma trasforma”.

 

campagna felice terrabuio 1

Una provocazione in stile Oliviero Toscani? Felice Terrabuio alla redazione di MB News ha dichiarato: «Ho voluto semplicemente comunicare un fatto della vita. La gente non si deve sorprendere perché il mondo è fatto anche di questo: eventi belli e tragici. Si tratta di due immagini il cui scopo è far riflettere, far capire il senso della vita. L’esistenza non è solo costellata di avvenimenti positivi. – e ancora – Il messaggio è “non dimenticare” anche ora che siamo vicino al Natale, tipico periodo lieto. Le tragedie avvengono anche in questi momenti. Ho deciso di mettere due situazioni reali a confronto perchè se ne possa cogliere il senso profondo».

Certo è che la nuova campagna shock di Terrabuio ha sollevato e sta ancora sollevando un vero e proprio polverone “social”. Decine e decine i commenti degli utenti in Facebook sotto le due immagini: «Non sarò all’altezza di capire il messaggio che si vuole trasmettere ma ritengo che queste affissioni siano poco dignitose nei confronti dei due bambini scelti per essere oggetto di questa nuova campagna». E ancora: «Mentre portavo i miei figli a a scuola questa mattina mi è venuto un colpo. Anche perchè questa volta tutto questo dolore va a vantaggio di chi? E’ una campagna a favore di che cosa? Chi ci guadagna? Non credo che l’investimento che qualcuno ha fatto per far stampare queste gigantografie e farle affiggere non è certo benefico. Mi fa arrabbiare questa strumentalizzazione della sofferenza di esseri umani indifesi buttata in faccia ad altri esseri umani indifesi, per che cosa?».

Non tutti però la pensano così. Tra i commenti anche quelli a favore della iniziativa: «Il messaggio probabilmente é quello di non ignorare questi fatti, tanti si girano dall’altra parte, non vogliono guardare in faccia la realtà che però, purtroppo é quella. In realtà poi ci si butta sui bambini perché fanno più pena, più tristezza, perché si pensa al loro futuro ma ci sarebbe stato da mettere anche persone più adulte, perché di foto ce ne sono che documentano la disperazione di quelle povere persone.
La frase é ovviamente ironica, é ovvio che quei bambini non sono felici ma visto che chi fa questi atti non pensa alla felicità altrui si é probabilmente voluto evidenziare quello».

E l’amministrazione cittadina cosa ne pensa? «A nome del Comune di Monza specifichiamo che l’Ente non può in alcun modo censurare l’affissione di manifesti, a meno che non contengano incitazioni all’odio o alla violenza, e non è questo il caso. Abbiamo, però, obbligato il committente ad indicare in modo molto ben visibile il proprio riferimento in modo che chiunque si senta leso nella propria sensibilità possa eventualmente intraprendere un’azione legale nei confronti di chi ha richiesto l’affissione».

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Valentina Vitagliano
Brianzola d’adozione. Laureata in Lingue, e specializzata in Teorie e metodi per la comunicazione, scrivo principalmente di politica e fatti di cronaca cittadina.


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