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Violenza contro le donne, a Monza in scena lo spettacolo "Amore mio"

Violenza contro le donne, a Monza in scena lo spettacolo “Amore mio”

2 Novembre 2016

Uno spettacolo sull’attualità. Un’occasione per riflettere sul tema del femminicidio, troppo spesso alla ribalta della cronaca. Questo il senso dello spettacolo “Amore mio”, un Teatro Forum sulla violenza di genere. L’evento, presentato dal Cadom (Centro aiuto 14642006_1412631142099998_2541369573841261587_n (Copia)donne maltrattate) di Monza in collaborazione con l’associazione Maschile Plurale, andrà in scena tre volte in due giorni. La mattina del 3 e 4 novembre il pubblico sarà composto dagli studenti del Liceo artistico del capoluogo brianzolo. La sera del 3 novembre alle 21, invece, la location sarà quella del Teatro Binario 7. In scena ci sarà sempre PartecipArte, una Compagnia di teatro che promuove l’arte come strumento di partecipazione, presa di coscienza e trasformazione della realtà. Sul palco saranno interpretate diverse situazioni per capire quando una relazione sta entrando nella violenza, come aiutare un’amica che è a rischio o una persona che vuole uscirne. “Lo spettacolo è interattivo – spiega Maria Luisa Carta, presidente del Cadom – il pubblico può interrompere la rappresentazione scenica quando vuole, mostrare il suo consenso o dissenso e dire come avrebbe agito in quella determinata situazione”.

“Amore mio”, quindi, si basa su un nuovo approccio al teatro. Più partecipativo e coinvolgente. E, spesso, su tematiche di chiara impronta sociale. In questo caso i primi destinatari sono i giovani, gli uomini e le donne di domani. Le persone che diranno se la società avrà imparato a riconoscere rispetto e vera dignità alla figura femminile. Lo spettacolo, che è stato proposto più volte anche in altre città italiane, sarà anche il modo per accendere i fari sull’attività del Cadom di Monza. Non a caso tutto l’incasso della sera del 3 novembre, con l’ingresso ad offerta libera, sarà destinato proprio al Centro aiuto donne maltrattate, presente dal 1994 nel capoluogo brianzolo. “Oltre alla sede principale, ne abbiamo anche tre decentrate a Vimercate, Lissone e Brugherio – spiega la Carta, da 9 anni al vertice dell’associazione contro la violenza sulle donne – possiamo contare anche sullo sportello di Desio-Seregno, che, però, ha solo un compito informativo”.

L’attività viene svolta interamente dalle circa 40 volontarie del Cadom. I turni da garantire sono piuttosto ampi. A Monza il Cadom è aperto in via Mentana il martedì e mercoledì in due fasce orarie, una mattutina (9-12.30) ed una pomeridiana (15-18.30). Il giovedì, poi, si aggiunge anche la fascia serale (20.30-23.30). Spesso, quindi, le volontarie devono dare disponibilità doppie e si spostano da Monza alle altre sedi in Brianza. L’impegno, del resto, è costante. E i numeri, oltre ai frequenti casi di cronaca nera, parlano chiaro. “L’anno scorso 183815_100543200046085_4470776_n (Copia)abbiamo assistito 292 donne, di cui 238 a Monza e 54 nelle tre sedi decentrate – afferma la presidente del Cadom Monza – nel 2016 siamo già a 207 nel capoluogo e una ventina nel resto della Provincia. E mancano ancora due mesi alla fine dell’anno”. Il trend dei maltrattamenti e delle violenze sulle donne, insomma, sembra tristemente in crescita. “Basti pensare che quando siamo partiti nel ’94 seguivamo 54 donne – sottolinea la Carta – il dramma, comunque, ricade soprattutto sui figli. Solo l’anno scorso, per quanto riguarda i casi che abbiamo seguito, ne erano coinvolti 351, di cui 216 minorenni”.

Di fronte a questa mole di lavoro, il Cadom deve fare i conti anche con la scarsità di fondi. Un problema che, in tutta Italia, ha già costretto alla chiusura altri Centri di aiuto alle donne maltrattate. Il Piano nazionale anti-violenza, infatti, prevede che i fondi debbano attraversare una trafila tra enti pubblici prima di arrivare a destinazione. Parliamo di cifre rilevanti. Oltre 16 milioni di euro per il Piano 2013-14 e 9 milioni all’anno per il biennio 2015-16 stanziati in base alla legge sul femminicidio. Soldi che, spesso, anche quando sono in bilancio, come nel caso della Regione Lombardia, sono bloccati o erogati solo con il contagocce. “Da due anni lavoriamo grazie a due bandi da 80 e 70mila euro di fondi regionali – spiega la presidentessa del Cadom di Monza – ma vanno tutti alla gestione delle attività. A fatica siamo riusciti a pagarci le utenze, visto che non abbiamo alcuna agevolazione, le consulenze legali, psicologiche e le 563321_407864335910022_1774858724_noperatrici di rete, che hanno il compito di coordinare il lavoro che si fa intorno ad una donna maltrattata. Tra l’altro a noi viene delegata anche la formazione su questo tema per le forze dell’Ordine e i medici di base – continua – un compito che riusciamo a svolgere solo quando ci sono i fondi, mentre, in realtà, è molto importante perché ha contribuito a cambiare la mentalità e a diffondere una cultura dell’accoglienza e non della medicalizzazione”. Nella situazione critica generale, comunque, barlumi di positività ci sono. “Per fortuna non dobbiamo pagare l’affitto perché la sede di Monza ci è stata regalata – chiarisce la Carta – poi ci sono le quote dei soci e le donazioni dei privati e poi i progetti di sensibilizzazione, soprattutto legati al mondo della scuola, come quello contro il bullismo che realizzeremo al Liceo Zucchi e in scuola media di Lissone con l’Associazione Monza e Brianza”. La strada da fare sul percorso contro la violenza di genere, comunque, è ancora lunga. Come dimostra anche la parziale applicazione della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica. E in Italia non sarà facile ridurre i costi sociali dei maltrattamenti sulle donne, calcolati da recenti studi in 1,7 miliardi di euro a cui aggiungere 600 milioni di costi del lavoro per mancata produttività.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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