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Carate Brianza, il campione Vincenzo Nibali agli studenti: “Credete nei sogni”

Il campione Vincenzo Nibali incontra a Carate Brianza gli studenti del Liceo Don Gnocchi e del Liceo Leonardo da Vinci.

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Immaginate di trovarvi nel salotto di casa di Vincenzo Nibali. Il camino è acceso e il campionissimo della bici ha in mano l’album fotografico della sua carriera. Lo sfoglia e comincia a raccontarvi la sua incredibile storia d’amore per le due ruote, gli aneddoti degli inizi, le sue vittorie, le sue delusioni.

È questa l’esperienza vissuta il 18 novembre all’Auditorium BCC da circa trecento studenti del Liceo Classico Don Gnocchi e del Liceo sportivo Leonardo da Vinci di Carate Brianza.

Invitati all’evento dalla Cooperativa sociale In-Presa, i ragazzi hanno potuto conoscere la storia di Vincenzo Nibali, raccontata dallo stesso due volte vincitore del Giro d’Italia attraverso una foto-intervista di Nando Sanvito, giornalista Mediaset. Presente all’evento anche il sindaco di Carate Brianza. Francesco Paoletti, che si è detto onorato di poter ospitare nella città un campione assoluto.

L’amore per la bicicletta di Vincenzo Nibali inizia a Messina, la sua città natale. Papà Salvatore è un super appassionato di ciclismo e un corridore amatoriale. Porta spesso Vincenzo alle corse e da subito nota nel piccolo una luce diversa negli occhi quando vede sfrecciare di fronte a sé, a 60 all’ora, le bici degli atleti.

Non ci mette molto a trasmettere la sua passione a Vincenzo e così Salvatore decide di costruirgli con le sue mani una bicicletta da corsa.

“Quella bici era fantastica. Era la prima per me. In realtà, però. non durò molto. Mio padre me la fece trovare segata in due per punizione. Da ragazzo ne facevo di cotte e di crude a scuola e sulla pagella il sette in condotta era una costante”.

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A quindici anni il grande passo. Vincenzo deve farsi notare dal ciclismo che conta e per farlo deve andare via dalla sua terra, dai suoi amici, dalla sua famiglia. Approda quindi in Toscana dove grazie al suo direttore sportivo Carlo Franceschi, un secondo padre per Vincenzo, si mette in luce e guadagna nel 2005 un contratto da professionista con la prestigiosa Fassa Bortolo.

“Lasciare la mia famiglia è stata la scelta più difficile. Ma loro mi hanno sempre sostenuto e mi hanno incoraggiato. Mi hanno detto che dovevo seguire il mio sogno e che non potevo fermarmi. Così, all’improvviso, mi sono ritrovato in una realtà più grande di me. Come è ovvio avevo paura di fallire, ma non ho mollato”.

I successi non tardano ad arrivare. Esordio e subito secondo posto al Giro di Svizzera. Ma i momenti di gioia per Nibali non durano a lungo. Dario Frigo, suo compagno di squadra alla Fassa Bortolo, viene pizzicato dall’anti-doping e immediatamente arrestato. È uno shock: la squadra muore perché nessuno sponsor vuol saperne di investire in un team di dopati e Vincenzo rimane a piedi.

Ma archiviato il capitolo Fassa Bortolo, Nibali ha subito l’occasione della vita: la Liquigas di Danilo Di Luca bussa alla sua porta e lui non può che accettare. E così, nel 2006, arriva la sua prima vittoria da professionista. È il 22 marzo e Nibali conquista la tappa di Faenza della gara in onore di Coppi e Bartali, lasciandosi alle spalle il campione del mondo Paolo Bettini.

Da qui in poi la storia di Vincenzo Nibali si mischia con la leggenda: nel 2010 conquista la Vuelta di Spagna, nel 2013 vince il Giro d’Italia, nel 2014 il successo alla Grand Boucle e nel 2016 il bis al Giro. È l’unico ciclista nella storia, insieme a Gimondi, ad aver trionfato nelle tre più importanti competizioni a tappe del mondo.

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Vincenzo Nibali è il volto pulito del ciclismo italiano e mondiale. È un ragazzo che, partito da Messina, ha realizzato il suo sogno e ora è nell’Olimpo delle due ruote. Questo perché ha sempre creduto in quello che faceva e non ha mai smesso di rialzarsi dopo le sue cadute. E allora Vincenzo rivolge un consiglio spassionato e accorato ai giovani presenti all’Auditorium: “Se avete un sogno rincorretelo e non arrendetevi alla prima sconfitta. Non bisogna concentrarsi sulla fatica. Quella è ovvio che ci sia. Dovete concentrarvi su quello che fate, non su quanto è difficile. Quando sono caduto alle Olimpiadi (a Rio 2016, ndr) mi sono girate le balle, ma non mi sono fermato lì. L’importante è rialzarsi e tornare più forti di prima”

 

 

 

 

 

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