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Parco Groane: un albero per Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa

Parco Groane: un albero per Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa

30 Ottobre 2016

Il 27 e il 28 ottobre sono stati due intensi giorni brianzoli per Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa che assiste i migranti che sbarcano sull’isola, e il cui nome è diventato famoso negli ultimi mesi anche grazie “Fuocoammare”, il film di Gianfranco Rosi che a febbraio ha vinto l’Orso d’oro al Festival di Berlino. Tra i diversi incontri a Seveso, Seregno e Monza, in cui Bartolo ha portato la propria testimonianza e dialogato con cittadini e associazioni del territorio, è stata particolarmente ricca di significato quello tenutosi nella mattinata di venerdì 28 al Bosco dei Giusti nel Parco delle Groane, a Solaro. Qui, infatti, è stato piantato un nuovo albero a lui dedicato: alla cerimonia erano presenti anche gli studenti delle scuole secondarie inferiori e superiori di Seveso, Villa Raverio e Monza, insieme al presidente del Parco delle Groane, Roberto Della Rovere, al presidente della Provincia di Monza e Brianza, Gigi Ponti, oltre ai rappresentanti dell’associazione Senza Confini.

Bartolo-scuole

Con i ragazzi delle scuole

Quella di Bartolo è una lezione di accoglienza e umanità, che colpisce ancora di più se confrontata con alcune delle reazioni più recenti in riferimento ai migranti, prima fra tutte quella degli abitanti di Goro e Gorino. «Sono orgoglioso di essere italiano perché l’Italia non ha mai rifiutato nessuno – ha affermato invece Bartolo -. Mai ha eretto un muro o un filo spinato come hanno fatto altri Stati appartenenti all’Unione Europea. Non sono Stati cattivi, ma sono Stati cattivamente informati. Non è vero che questa gente porta malattie, comprende terroristi, ci ruba il lavoro. Sono persone come noi, sono persone normali, buone, intelligenti, non vogliono niente. Arrivano a Lampedusa stanchi e distrutti psicologicamente e lì trovano tutta l’Italia ad accoglierli: ci sono le forze dell’ordine, i volontari, i medici, i lampedusani, tutti che si fanno in quattro per aiutarli». La sua, secondo Della Rovere, è una “banalità del bene”: «Per Pietro non esistono bianchi, gialli o neri – ha commentato -, ma solo esseri umani che soffrono e scappano da una situazione di guerra e vanno in cerca di aiuto. Il primo punto di approdo è una piccola isola dove trovano Pietro e altri uomini come lui pronti a soccorrerli».

«Il Parco delle Groane si fa strumento per vivere un’operazione culturale di assoluto livello – ha concluso Ponti -. Sono orgoglioso di farne parte: qui rappresento tutti gli amministratori di un territorio che deve diventare di accoglienza. In parte già lo è, ma in questo senso dobbiamo fare ulteriori passi in avanti e prepararci a nuove sfide».

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Giulia Santambrogio
Inseguo le storie sin da quando ero bambina: per farmele raccontare, per leggerle, e, ovviamente, per scriverle. Su MBNews, però, mi occupo di fatti.


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